1 Dicembre, 2021
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Con Nicolino, il basket in carrozzina oltre qualsiasi barriera

Il basket in carrozzina coltiva giovani promesse e speranze anche in Sicilia

Ad appena 15 anni Nicola Arrisicato, per tutti Nicolino, è una giovane promessa siciliana del basket in carrozzina.

Non è certo il Covid, né il doppio impegno tra Serie B e Campionato giovanile che hanno impedito a Nicolino di coronare il sogno di allenarsi e giocare con i più grandi tra le fila della OSA Panormus, la squadra palermitana che quest’anno affronta un impegnativo campionato di basket in carrozzina della FIPIC (Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina). La squadra allenata da coach Maurizio Gambino sabato scorso ha ottenuto la seconda vittoria su tre gare disputate, contro un’agguerrita Dinamo Lab di Sassari, prima di cedere per 44-23 sotto i colpi dei giovani palermitani.

In campo sotto la guida di coach Gambino

L’aggregazione alla squadra maggiore dell’OSA sta permettendo così a Nicolino, insieme ai suoi compagni Mario e Andrea Gambino, Cristian Gandolfo, Gabriele Di Cristina, Rachele Giglio, Salvo Viterbo e Mattia Vernengo (tutti nati dopo il 2000) di viaggiare per l’Italia, facendo ciò che più gli piace.

  1. Chiediamo quindi a Nicolino la cosa più ovvia: come gestire un doppio impegno di questo genere con quello scolastico?

R.: Sicuramente richiede uno sforzo maggiore, che non può distrarmi dallo studio (quest’anno frequento il 1° anno di scienze umane), per cui pur di non mancare agli allenamenti quando posso anticipo i compiti della settimana e al mattino mi alzo prima per ripassare. La sera vado a letto stanco ma felice! Il solo pensiero di giocare a basket mi dà la forza per affrontare il duplice impegno.

2. Immaginiamo che anche i tuoi genitori siano molto coinvolti nell’organizzazione delle tue attività:

R.: I miei genitori fanno tanti sacrifici per supportarmi in tutti gli impegni. Sacrificano tutto il tempo a loro disposizione. Papà è quello che mi accompagna agli allenamenti e per poterlo fare ha scelto di lavorare di notte, dividendosi i compiti con la mamma, che lavora tutto il giorno. La famiglia si organizza in base alle mie esigenze. Il loro supporto è anche morale, mi danno sempre tanti consigli e soprattutto mi dicono di non mollare mai e puntare sempre in alto, di avere degli obiettivi. La mamma è quella che si preoccupa di più, ma è quella che grida forte per sostenermi durante le gare.

  1. Quali sono le principali differenze tecniche che hai potuto notare giocando con i più grandi?

R.: con i grandi le cose sono diverse, perché nella squadra di serie B c’è un certo livello di agonismo e modo di vedere la partita e sento una grande responsabilità a giocare con gli adulti; cerco di imparare per il futuro. Con la giovanile è tutto un altro clima, sicuramente un po’ più disteso: siamo tutti coetanei ma l’impegno in campo è lo stesso, è uguale la voglia di vincere e soprattutto di divertirsi.

  1. Ci sono aspetti tecnici nei quali pensi tu debba ancora migliorare?

R.: uno degli aspetti tecnici che dovrei migliorare è nel fare i blocchi agli avversari e il mio atteggiamento in campo, ovvero avere una migliore visione del gioco, cosa che richiede il mio ruolo di playmaker per dare così migliore supporto ai miei compagni

  1. Dove ti vedi tra qualche anno nel basket? Ti piacerebbe un giorno diventare allenatore?

R.: Tra qualche anno mi vedo con la mia squadra, però puntando a qualcosa di più importante e significativo, magari chissà in serie A. Spero tra qualche anno di realizzare anche il mio sogno di giocare in nazionale. In questo momento non mi vedo come allenatore, perché ho ancora un po’ di anni per far vedere quanto valgo in campo!

Una foto d’archivio dei ragazzi della OSA Panormus

Dalle parole di Nicola Arrisicato cogliamo il coronamento di un sogno frutto dell’amore per lo sport, di tutto lo sport in generale (Nicolino è un grande tifoso della Roma e Totti è il suo idolo). Un antidoto dei nostri tempi che è motivo di inclusione, autonomia, autostima, crescita, oltre che propedeutica al livello terapeutico.

Dal punto di vista dei genitori, l’assunzione di un ruolo di educatori che aiuti i propri ragazzi a superare anche barriere mentali e culturali, che purtroppo ancora oggi sono alimentate da paure, vergogna e isolamento sociale.

Per Nicolino ed i suoi compagni si è intanto realizzato il sogno della squadra di basket in carrozzina che nel 2018 sembrava quasi impossibile. Noi non possiamo che augurare loro i migliori successi nello sport e nella vita!

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