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Cicloturismo: Sicilia No Stop. Il periplo dell’isola si completa. Parte 3/3

In attesa della partenza della undicesima edizione, terza ed ultima parte dell’appassionato racconto di Totò Giordano sulla prima, storica randonnée Sicilia No Stop da 1.000 km che è di fatto il periplo dell’isola. Siamo a settembre del 2000, mese solitamente sereno da un punto di vista meteo. Ma non per i 59 randonneur che sono costretti ad affrontare centinaia di km sotto la pioggia battente e con le insidie delle strade siciliane…

Il logo della Sicilia No Stop

“Intorno alle tre del mattino ripartiamo; lungo la Strada Provinciale per Noto e Siracusa incontriamo miliardi di lumache svegliate dal loro letargo dalla pioggia incessante che cade da due giorni. Inizialmente cerchiamo di schivarle ma è impossibile. Pedaliamo, nel silenzio irreale della notte, accompagnati dallo scricchiolio delle povere chiocciole che si rompono sotto le ruote.

A Siracusa al km 733 giungiamo a giorno fatto, l’ottavo punto di controllo è in un Hotel, ma siamo in ritardo e preferiamo fare una doccia e ripartire pur con lo stesso abbigliamento bagnato.

A Catania Km 794: nono controllo. Gustiamo le prelibatezze dell’Etoil d’Or ma continua a piovere a tratti molto intensamente. Le strade si sono trasformate in ruscelli con l’acqua che ristagna da un marciapiedi all’altro, impedendoci di vedere le buche che da noi non mancano mai.

Nel nostro gruppetto un ciclista, se ricordo bene Mattia Luzzana, venuto con un prototipo di bici con ruote da 16’’, a Catania è costretto al ritiro dopo avere rotto il terzo raggio proprio per avere preso qualche buca non vista a causa delle pozzanghere.

Sempre pioggia ma giungiamo al nono punto di controllo di Messina, al Km 893 al bar il Veliero, zona del porto. Ormai è pomeriggio, siamo stanchi ma siamo nella nostra provincia ed è come sentirsi a casa. Anche la pioggia sembra più leggera e si alterna a schiarite momentanee. Ripartiamo fiduciosi.

Nei pressi di Villafranca Tirrena facciamo una piccola sosta, ci togliamo le mantelline che ora ci fanno sudare. Arriviamo ai piedi del Tindari, 4 Km di salita che a volte mi ha fatto soffrire. Stavolta volo e mi chiedo dove trovo ancore le energie. In cima rallento per aspettare amici conosciuti lungo la strada: Giovanni Zilioli e Piera Marzano, Loredano Bonandini e qualcun altro che non conosco.

A Patti Marina, presso il nostro meccanico Alfredo ci aspettano le nostre famiglie: ci abbracciamo velocemente perché dobbiamo andare al traguardo e ci vuole ancora un’oretta o forse più.

Arriviamo a La Tartaruga, Hotel campo base, in tarda serata. L’impresa è compiuta! Ci congratuliamo tra noi, con l’emozione che supera la stanchezza.

Ci si rifocilla, ci si fa una doccia e poi tutti a riposare, chi a casa chi in hotel, tranne l’organizzatore. Anche lui ha pedalato ma deve controllare le carte di viaggio, compilare i Diplomi di partecipazione, aspettare chi ancora deve arrivare.

Mi butto letteralmente su un divano e mi addormento immediatamente. Il portiere di notte mi chiama quando arrivano altri ciclisti. Appongo timbri ed orari e crollo di nuovo sul divano. Alla seconda sveglia prego il portiere di provvedere lui per me, io sono esausto.

Mi sveglio che è già giorno. Continuano ad arrivare ciclisti, ne mancano tanti. Poi il portiere ci dice che alcuni hanno telefonato perchè si sono ritirati. Sono le 9 del mattino e manca solo un’ora alla chiusura del tempo quando arrivano gli ultimi due: i fratelli Giovanni e Salvatore Ruvioli. Sono stravolti ma contenti.

Il bilancio della prima edizione: economicamente un disastro! Per fortuna però i numeri per una “prima” non sono da disprezzare: 59 partiti, 7 ritirati, 52 brevettati; rappresentate 9 Regioni Italiane e 2 Stati esteri, Belgio e Francia, 3 le donne iscritte, tutte e tre brevettate.

La lettera di congratulazioni di Monsieur Lepertel, massimo esponente ACP dell’epoca

Quanti errori organizzativi! Ma chi poteva immaginare tanti dettagli scoperti lungo il percorso e forse la necessità di aver tanti collaboratori per fare una randonnèe.

La voglia di rifarla, di prendere parte alla seconda edizione è tanta, ma devo arrendermi all’evidenza: chi organizza e cura la regia di tutto ha la manifestazione “scritta” in testa e deve essere presente nel cuore della stessa per intervenire ove occorre. Non può stare in bici. Sono ancora in attesa di qualcuno che mi sostituisca per fare la terza e conquistare il “mio brevetto di bronzo”; ma intanto il buon Salvatore Bonfiglio mi ha accontentato assegnandomi il “Brevetto di Legno” per aver fatto due edizioni in bici e otto in macchina.

Sicilia No Stop non finisce arrivati al traguardo. Parecchi problemi ci accompagneranno nel tempo; io stesso non riesco a muovere le dita dei piedi, specie il sinistro, pensavo di averne perso l’uso. Si sono svegliati dopo oltre sei mesi. Il mio vice Salvatore Giunta, arrivato a casa non riesce a togliersi i pantaloncini che si sono attaccati alla pelle; quasi tutti abbiamo avuto problemi seri al soprasella, problemi che continueranno per mesi.

Insegnamenti che giro volentieri a chi legge:

  • mai indossare scarpe nuove e/o poco comode, per fare un 1000 Km le scarpe vanno collaudate in precedenza ed in abbondanza;
  • arrivati ai punti di controllo togliersi le scarpe, e camminate a piedi scalzi facendoli respirare, facendo così si riattiva la circolazione;
  • usare in abbondanza delle creme specifiche al soprasella; il buon Prof. Giaccone, che farà ben 5 SNS consecutive con noi, ci suggerisce Flubason (cortisonico), ma anche la Fissan (così come Assos e Tunap Chamois cream aggiungiamo noi), sono da usare come prevenzione senza centellinare l’uso.

La copertina di ottobre 2000 di Cicloturismo, dedicata alla Sicilia No Stop sotto la pioggia

La rivista Cicloturismo che seguì la manifestazione con il suo Marco Bonarrigo, ci dedica la copertina con una bella foto di Salvatore Ricciardello e Giuseppe Palmeri sotto l’acqua e all’interno ben 16 pagine con bellissime fotografie che raccontano bene ciò che avvenne in quella prima edizione bagnata. Al tempo i cellulari non facevano fotografie e di fatto le uniche foto della manifestazione sono quelle presenti sulla rivista Cicloturismo.”

Ricordiamo che (dal sito Audax Italia): i Brevetti Randonneurs classici, che consentono di entrare a far parte del Club della Nazionale Italiana, partecipare alla Paris Brest Paris ed all’ IGT (Italia del Grand Tour), sono esclusivamente quelli ufficiali BRM/ACP e RM per i quali l’ARI è l’unica associazione italiana riconosciuta da ACP (Audax Club Parisienne) e LRM (Les Randonneur Mondiaux) quale soggetto titolato alla loro organizzazione e gestione. Accanto a questi ARI ha creato i brevetti BRI/ARI che, per quanto riguarda la Nazionale Italiana ed il Grand Tour d’Italia hanno lo stesso valore. La tipologia di brevetti ed eventi si è arricchita con il settore Off Road, i Brevetti Permanenti e, in ultimo, gli eventi BIKE PACKING.

La Sicilia No Stop è un evento cicloturistico, organizzato dalla ASD Ciclo Tyndaris e omologato da ARI (Associazione Randonneur Italia). Tutte le informazioni sono qui presenti

Le immagini ci sono state cortesemente concesse da Salvatore Giordano, presidente ASD Ciclo Tyndaris

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Published by
Ivan Bellanca