Il sogno azzurro di Alessandra Mistretta, l’unica siciliana in Serie A1 di volley

di Alessandro Teri

L’emozione di giocare in A1, il sogno di vestire la maglia azzura, i sacrifici fatti per laurearsi, le difficoltà che incontra chi viene dal Sud: di questo e altro abbiamo parlato con Alessandra Mistretta, pallavolista ventiduenne di origini marsalesi, libero di ruolo, reduce dalla prima stagione nella massima serie dI volley femminile, unica siciliana a giocare tra le grandi protagoniste nel campionato più difficile al mondo.

Quanto è stata significativa per te questa stagione, in cui hai debuttato in A1 con la maglia del’Itas Trentino Volley?

“È stato un anno importante, con bei momenti, anche se sfortunato per la squadra, vista la retrocessione. Io personalmente però sono soddisfatta, perchè ho trovato molto spazio soprattutto nel girone di ritorno”.

Da poco è arrivata la laurea in Scienze motorie

E in tutto ciò ti sei ritagliata anche il tempo per completare gli studi universitari.

“Sì, mi sono da poco laureata in Scienze motorie. Ho optato per una università telematica, perchè avendo allenamenti mattina e pomeriggio non riuscivo a frequentare. Tra l’altro cambiando finora ogni anno città, sarebbe stato difficile iscrivermi ad una università pubblica, dato che mancano corsi che agevolino gli studenti che fanno sport ad alto livello”.

Il riuscire a portare avanti un percorso di studi, parallelamente all’attività sportiva, è una peculiarità del volley femminile.

“In effetti nella pallavolo molto spesso si pensa ad un piano B, che vada oltra la carriera agonistica, a differenza di altri sport in cui girano più soldi”.

C’è molta differenza tra il volley maschile e quello femminile in quanto ad ingaggi?

“Secondo me la pallavolo è uno dei pochi sport in cui più o meno non ci sono grosse disparità, anche se comunque non siamo proprio alla pari”.

Ripercorrendo i tuoi inizi, in che modo ti ha influenzata l’essere cresciuta in una piazza importante per il volley siciliano come Marsala?

“La mia passione è nata andando a vedere le partite delle mie due sorelle, più grandi di me, che hanno giocato tra la B1 e la B2. E naturalmente aiuta vivere in una città in cui la pallavolo è molto seguita a praticata”.

Sei andata via presto da Marsala?

“Il primo anno fuori l’ho fatto ad Orago, in provincia di Varese, avevo 14 anni e mezzo. Poi successivamente 3 anni a Roma nel Volleyrò, dove ho fatto sia le giovanili che la B1, poi sono tornata a Marsala, in A2 con la Sigel, quindi Montecchio e l’anno scorso Futura Volley Giovani a Busto Arsizio, sempre in A2”.

Con la maglia della Sigel Marsala in A2

Quest’anno poi è arrivata la chiamata in A1.

“Ho deciso di cogliere quest’occasione. Non è andata come volevamo, sapevamo che sarebbe stato difficile, l’obiettivo era la salvezza, purtroppo non ci siamo riusciti per diversi motivi, tra tanti infortuni, diversi arrivi e partenze nel roster, e anche il cambio di allenatore. Un anno un po’ travagliato. Dal canto mio sono contenta di essere riuscita a ritagliarmi tanto spazio, e di aver avuto l’occasione di giocare contro giocatrici di altissimo livello”.

 

 

Tra l’altro hai iniziato a giocare stabilmente con l’arrivo in panchina a metà stagione di un coach importante come Davide Mazzanti, ex ct della Nazionale.

“Mi ha dato fiducia, e ho cercato di ripagare questa stima. Naturalmente è un allenatore che ha vinto tanto, e ciò mi fa ancora più contenta, è stato un bel riconoscimento”.

Sono 29 finora i set giocati con Trentino Volley in A1

Che programmi hai per la prossima stagione?

“Intanto ci mancano ancora tre partite alla fine del campionato. Nel frattempo sto valutando le varie opzioni per capire cosa è meglio per me, tra queste c’è anche Trento ovviamente. Penso che nelle prossime settimane capirò cosa fare”.

 

Pensi di poter ambire alla nazionale in futuro?

“Sarebbe un sogno, un onore incredibile. Non è facile, soprattutto perchè nel mio ruolo c’è molta concorrenza, tra giovani come me e giocatrici di maggiore esperienza. Io dal canto mio ce la metto tutta ogni giorno, e spero un domani di poter realizzare questo mio sogno”.

E se ti faccio il nome di Moki De Gennaro?

“È un punto di riferimento. Anche lei viene dal Sud (dalla Campania, ndr), e nonostante ciò è arrivata a giocare nella squadra più forte che c’è, a Conegliano, ed essere il miglior libero in circolazione. Per noi meridionali è sempre più difficile. È inutile negarlo. Se vogliamo fare qualcosa dobbiamo sempre impegnarci il doppio. Dobbiamo andare via di casa, farcela più con le nostre forze”.

Il segreto è divertirsi giocando a volley

Tu come hai fatto a superare questi ostacoli?

“Quello che ho sempre fatto è stato divertirmi. Questo mi ha dato lo stimolo per non mollare. In più mi è servita tanta caparbietà. Ci sono stati momenti difficili, non lo nascondo, in cui mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena, oppure se fosse stato meglio tornare a casa. Però il mio essere testarda e la voglia di inseguire questo sogno è stato più forte di tutto. Poi la mia famiglia mi è sempre stata vicina, mi ha sempre supportata, lasciata libera di fare le mie scelte”.

Segui il volley siciliano?

“Sì, do sempre uno sgaurdo a cosa fa la squadra della mia città, la Gesancom Marsala, che sta facendo davvero bene in B1. Anche l’Akademia Messina in A2 ha una squadra molto forte. Sono contenta che anche in Sicilia ci siano realtà come queste”.

Come vedi le prospettive del movimento pallavolistico siciliano?

“Secondo me è in crescita. Credo che il fatto che in Sicilia ci siano squadre di serie A e B forti, non dimenticando anche la presenza in questa stagione di Catania in A1 maschile, faccia sì che ci siano più ragazze e ragazzi che si avvicinino a questo sport, e ciò è importante per far crescere il settore giovanile, quello in cui si formano veramente gli atleti”.

Tu d’altronde sei cresciuta qui in Sicilia, ed hai saputo arrivare in cima fino alla A1, la sola siciliana quest’anno nella massima serie.

“È una cosa che fa onore certamente, ma il fatto che sia la sola fa capire quanto sia difficile per noi del Sud arrivare fino a certi traguardi”.