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Ciclismo estremo, l’impresa di Omar Di Felice nel deserto australiano

Nuova impresa compiuta da Omar Di Felice, ultracyclist romano, reduce dal successo alla Indian Pacific Wheel Ride, massacrante gara di 5500 chilometri di lunghezza, e con oltre 30.000 metri di dislivello, che attraversa le aree più remote dell’Australia, tra cui il deserto del Nullarbor, passando anche attraverso grandi città come Adelaide, Melbourne e Sidney, dove si è conclusa di fronte alla Opera House. E proprio lì il ciclista estremo, che ha già fatto sua la Trans America, ha portato a compimento il suo obiettivo, davanti a tutti gli altri partecipanti, dopo aver fallito il tentativo di attraversare in bici l’Atlantide, a causa della neve troppo farinosa per le temperature elevate.

Diario di bordo

Ma in Australia Di Felice si è riscattato, mettendo a segno una grande rimonta, che lo ha portato ad accumulare oltre 300 chilometri di vantaggio sul secondo arrivato, il tedesco Hans-Udo Vieten, mentre l’australiano Luke Patch si è classificato terzo. A testimoniare le fatiche compiute dal ciclista italiano è il diario di bordo tenuto sulla sua pagina Facebook, a partire dal 15 marzo scorso, con il via alla Indian Pacific, affrontando tappe perfino di circa 500 chilometri, con temperature roventi, e percorsi al limite della praticabilità. L’edizione appena conclusa tra l’altro è stata caratterizzata dalla morte di un concorrente, l’australiano Chris Barker, investito durante l’attraversamento del Nullarbor.

Una missione che inorgoglisce

“Uno degli obiettivi più grandi che ho raggiunto, e di cui vado maggiormente fiero, è stato quello di essere riuscito a far appassionare e interessare costantemente i media generali all’ultracycling e al ciclismo d’avventura”, scrive Omar Di Felice in un suo post sui social: “Grazie a tutto il lavoro svolto sono riuscito a far parlare e scrivere di ciclismo non solo ‘tradizionale’ in un Paese in cui se ‘non sei il calcio’ fatichi a trovare posto – aggiunge – È un lavoro invisibile che forse ai più sfugge ma è senz’altro quello che mi inorgoglisce maggiormente, soprattutto perché è uno dei modi che abbiamo affinché le persone, soprattutto i giovani, inizino a praticare questo meraviglioso sport e ad utilizzare la bicicletta per tante finalità e nei modi più disparati.. anche attraversare continenti interi”.

(foto Facebook)

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Redazione