Bravo Tadej Pogacar sul Monte Oropa, ma Marco Pantani fece ancora meglio

di Redazione

È proprio vero che il mito non teme confronti: che sul Monte Oropa Marco Pantani avesse scritto la storia lo sapevamo già, da quel 30 maggio 1999, quando si rese protagonista di una delle pagine più memorabili del ciclismo moderno. Un’impresa che rimane tale, anche dopo la vittoria su quelle stesse rampe da parte di Tadj Pogacar, che ieri nell’arrivo in salita della seconda tappa del Giro d’Italia ha staccato tutti centrando il successo ed indossando la prima maglia rosa della sua pur titolatissima carriera, ed essendo pure insignito con la targa della Montagna Pantani. Ma il corridore sloveno non ha fatto meglio del Pirata, il quale in termini puramente cronometrici  ai suoi tempi si mangiò la parte più dura della scalata verso il Santuario di Oropa in minor tempo proprio rispetto a Pogacar.

Paragoni inevitabili

Prendendo come punto di riferimento il bivio in cui si lascia la Sp 144, nel momento in cui mancano gli ultimi 6,7 chilometri verso la vetta, il Pirata infatti nel 1999 fece meglio di quanto invece Pogacar non è stato capace ieri. Se Marco, in piena trance agonistica dopo l’incidente meccanico che ai piedi della salita rischiò di fermarlo, ci mise un tempo di 17:04, Pogacar gli sarebbe rimasto dietro, dati i 17:31 che gli ci sono voluti per portare a termine l’ascesa, che in quel tratto tocca punte anche del 14% di pendenza. Perciò sono ben accetti tutti i paragoni, anche dovuti alla foratura che lo sloveno ha patito poco prima delle prime rampe, riportando alla mente quanto accaduto 25 anni fa, ma il mito di Marco Pantani, tutt’oggi (a venti anni dalla morte) venerato da milioni di appassionati, rimane intoccabile.