Il tamburello ha origini antichissime, si pensa addirittura esistesse già nel secondo millennio a.C. ed è considerato simbolo di convivialità e di festa in particolare nei contesti folkloristici; nella tarantella siciliana e nella pizzica salentina viene utilizzato per scandire il ritmo frizzante e travolgente. Il tamburello è utilizzato anche nello sport come ci racconta Beatrice Carenzano, atleta di “Tamburello Open”.
“La mia passione per il tamburello è nata quando avevo 11 anni, per caso, a scuola durante l’ora di educazione fisica. Avevamo provato durante l’anno scolastico diversi sport ma nessuno mi aveva colpito, mentre con il tamburello è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Così ho cercato una società sportiva che praticasse attività a livello giovanile e ho iniziato con i primi allenamenti e competizioni. Da allora non ho mai smesso di giocare. Io pratico principalmente la disciplina del tamburello Open: si gioca su campi in terra battuta dalle dimensioni di 75 metri di lunghezza per 20 di larghezza, senza rete a metà campo e all’aperto. La squadra è composta da 5 giocatori (due fondocampisti, un mezzovolo e due terzini) e la pallina utilizzata è di gomma dura semipiena. Io gioco mezzovolo, quindi al centro del campo, un ruolo per lo più aggressivo in cui si cerca di mettere in difficoltà la squadra avversaria ad ogni palla”.
“Ho sempre amato il movimento in generale, quando ero piccola non stavo mai ferma. Peró lo sport è diventato parte integrante della mia vita proprio con l’inizio dell’attività agonistica tamburellistica, ovvero quando ho capito davvero cosa volesse dire impegnarsi per raggiungere degli obiettivi, con dedizione e sacrificio”.
“Se non avessi iniziato con il tamburello penso che avrei praticato nuoto, perchè è uno sport per cui sono particolarmente portata e che mi appassiona molto. Ho sempre amato nuotare e quando posso vado in piscina per conto mio ad allenarmi, soprattutto d’inverno quando le competizioni di tamburello sono ferme (il che è anche utile come preparazione atletica in vista del campionato, che inizia solitamente a marzo). Quando ero più piccola avevo fatto anche qualche lezione di danza, pallavolo ed equitazione ma non facevano per me e dunque non avevo proseguito”.
“Credo che il tamburello in Italia abbia un grande potenziale, perché è uno sport che unisce tradizione, tecnica e spirito di squadra. Negli ultimi anni si sta facendo molto per tutte le sue discipline (Open, Indoor, Tambeach, Muro), ma penso che ci sia ancora tanto spazio per crescere, soprattutto tra i più giovani, senza i quali non ci sarebbe futuro. Per svilupparlo in maniera più attenta servirebbe innanzitutto farlo conoscere maggiormente: portarlo nelle scuole (iniziativa che in alcuni territori è già avviata), organizzare giornate di avvicinamento e dimostrazioni nei paesi, sfruttare di più i social e i media locali per raccontare le partite e i protagonisti. Sarebbe importante anche creare collaborazioni con altre realtà sportive e promuovere eventi che rendano il tamburello più visibile e accessibile a tutti. In questo modo, oltre a rafforzare la base, si darebbe nuova linfa a uno sport che merita di essere riconosciuto e valorizzato come parte del nostro patrimonio culturale e sportivo”.
“Sì, è sicuramente una grande soddisfazione. Il tamburello mi ha dato tante emozioni e opportunità: ho avuto la fortuna di vincere diversi scudetti giovanili e due titoli in Serie A, uno dei quali proprio il giorno del mio diciottesimo compleanno, che è forse la soddisfazione più grande della mia carriera fino ad oggi. Inoltre, la convocazione in nazionale giovanile è stato un riconoscimento che mi ha riempita di orgoglio. Essere conosciuta e apprezzata per ciò che faccio in campo mi rende felice, ma credo che la cosa più importante sia continuare a crescere e a dare il massimo per la mia squadra e per questo sport che amo”.
“Io studio Architettura per il Patrimonio a Torino, quindi è quella la mia principale occupazione. Abito ad Asti e dunque faccio la pendolare per seguire le lezioni in presenza. Finite le lezioni torno ad Asti e per 3 volte a settimana gioco a tamburello con la mia squadra (ASD Pieese). Dal 2021 ho iniziato anche a praticare parallelamente la disciplina del Tambeach (la variante del tamburello sulla sabbia) e mi alleno circa 1 volta a settimana. Come dicevo prima, quando posso vado a nuotare e nel tempo libero mi piace molto leggere e ascoltare musica”.
“Alle generazioni future racconterei che il tamburello non è solo uno sport, ma una parte di storia e di identità dei nostri paesi. È fatto di campi polverosi d’estate, di sfide che uniscono le comunità, di passione che si tramanda da genitori a figli. È uno sport che insegna il sacrificio, il rispetto e il valore della squadra, ma anche la bellezza di portare avanti una tradizione antica con entusiasmo nuovo. Mi piacerebbe che i giovani vedessero nel tamburello non solo un gioco, ma un’eredità culturale da custodire e allo stesso tempo un’occasione per crescere, divertirsi e sognare. Perché in fondo, quando scendi in campo con il tamburello in mano, senti di far parte di qualcosa che va oltre te stesso: una storia che continua”.
“Nel mio futuro, dal punto di vista personale, immagino prima di tutto di concludere il mio percorso universitario e raggiungere quindi la laurea magistrale, che è un obiettivo a cui tengo molto. Sul piano sportivo invece il mio desiderio è semplice ma fondamentale: continuare ad allenarmi e giocare con passione e divertimento, perché credo che siano questi i veri motori che ti spingono ad andare avanti. Se poi arriveranno altri risultati importanti, saranno una gioia in più e ne sarò felicissima. Guardando al breve termine, il mio prossimo pensiero è la Coppa Italia di settembre, la quale rappresenta già una grande motivazione”.