Campioni del Mondo, nel solco di Simonetta: l’Italia del volley trionfa nelle Filippine

di Domenico Abbriano

Dopo le ItalGirls di Velasco, anche la Nazionale maschile conquista il titolo mondiale battendo la Bulgaria in finale, bissando il successo già ottenuto nella scorsa edizione. Trionfi che arrivano nell’anno in cui il volley italiano ha salutato Simonetta Avalle, la “Signora del volley”, simbolo di passione, relazioni autentiche e cultura del lavoro, valori che hanno pervaso le nostre generazioni di pallavolisti, non per casualità o semplici talentuosità, vincenti

PALERMO – L’Italia del volley è Campione del Mondo, lo è, punto.

Si, servirà infatti stoppare ogni tentativo semplicisticamente di spiegare. Lo si è fatto quando i risultati non hanno sorriso e si cercherà di farlo nonostante la vittoria, ripetuta sì perché è la seconda di fila, schiacciante no perché si rischierebbe – come in uso e abuso siamo soliti saper far bene –  di divinizzare dei ragazzi, semplicemente dei ragazzi, nel momento di massimo splendore di una pallavolo i cui esiti senza precedenti delle due rappresentative nazionali (anche le ItalGirls di Velasco hanno conquistato il tetto del mondo solo qualche settimana indietro), ci spingerebbero ad urlare no limits.

Già, perché nell’anno in cui ci ha lasciati la “Signora del volley”, Simonetta Avalle, ricordata al PalaTiziano di Roma con un quadrangolare di pallavolo femminile organizzato da FIPAV CR Lazio e FIPAV CT Roma, cui ha preso parte anche la sicilianissima Akademia Sant’Anna Messina, bisognerebbe ripensare a quel modus vivendi, tanto caro alla bellezza ad intra e ad extra di Simonetta, e ripensarlo anche fuori dal volley.

Simonetta Avalle

Simonetta Avalle, la Signora del volley, venuta a mancare lo scorso 27 gennaio

Perché il suo esempio ha lasciato solchi profondi in queste generazioni di pallavolisti vincenti, in qualsiasi genere declinate.

Lei che sapeva sorridere nella vittoria come nella sconfitta, apprezzare pregi e difetti dell’essere umano, senza dimenticare mai di incontrare l’altro nella sua povertà come nella sua prosperità. E non era una predicatrice solitaria, perché Simonetta viveva costantemente nelle relazioni, curandole nei minimi dettagli, senza mai enfatizzare nelle vittorie o scoraggiare nelle sconfitte, anche fossero cadute verticali.

E allora, imparare da Simonetta ad apprezzare ciò che abbiamo conquistato, Noi, l’Italia intera, attraverso il sacrifico operaio delle ragazze e dei ragazzi del volley, dei loro staff, ancor prima delle loro famiglie. Non sono dei, né semidei, solo persone semplici che hanno fatto del lavoro incessante e umile, la costanza della loro quotidianità.

Avrebbe festeggiato Simonetta, ma lo avrebbe fatto ponendo l’accento sul valore dell’applicazione personale, della crescita di gruppo, della magnificenza delle buone relazioni; insomma, tutto ciò che appartiene davvero a queste ragazze e questi ragazzi che hanno vinto attraverso quel percorso valoriale che può costituire in ogni circostanza – non soltanto nello sport – la vera fonte del riscatto umano e dell’affermazione della più intima dimensione dell’uomo.

Perché al successo si arriverà insieme, anche non dovesse mai arrivare a mettersi una medaglia al collo, partendo dal calore del focolare domestico familiare, coltivato poi, nel nostro caso, all’interno delle palestre e nell’immediato, continuo incontro con educatori, ancor prima che allenatori, compagni di gioco, nel contesto di incommensurabili esperienze di cura reciproca.

Perché si vince se a vincere sono le relazioni, quelle buone, il dialogo, senza mai stancarsi di riprenderlo, riavviarlo, farlo diventare centro e motivo di ogni parola o gesto.

Tutto questo dietro i successi delle nostre nazionali, senza dover semplicisticamente spiegare oltre, perché, senza tutto questo non ci sarebbe talentuosità o ricetta segreta a tenere a galla la precaria barca della vita.

Non sarà mai una semplice coincidenza che, nell’anno in cui Simonetta ci ha lasciati per continuare a guardarci e parlarci da lassù, siano arrivati i titoli mondiali, indicatori luminosi, come i suoi sorrisi fissi nella memoria collettiva, sparsi lungo la strada da percorrere, indicandoci chiaramente nei sacrifici, nella costanza, nel lavoro e nella gioia – ingrediente sempre necessario – delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi mondiali, le uniche modalità vincenti. Simonetta lo sa. Lasciamo questo esempio alle generazioni future: la cultura del lavoro e delle buone relazioni, del dialogo, non la cultura dei fenomeni. Siamo Campioni del Mondo e proviamo a esserlo sempre in ogni circostanza. Punto.