Mentre il Tribunale Federale Nazionale si prepara a emettere la sentenza sul club granata, il presidente rompe il silenzio: «A giugno festeggerò due titoli. In FIGC non hanno voglia di calpestare i regolamenti come fatto nella pallacanestro».
È il giorno del giudizio per il Trapani Calcio. In una città sospesa tra la speranza della rimonta sportiva e l’incubo della radiazione, il presidente Valerio Antonini sceglie di giocare all’attacco. Con un intervento dai toni durissimi, il patròn ha espresso la sua totale fiducia nel ribaltamento delle sanzioni amministrative, scagliandosi contro chi, a suo dire, starebbe tifando per il collasso del progetto granata.
«Mi sa che oggi se la prenderanno in quel posto in tanti», ha esordito Antonini, riferendosi sia alla frangia di contestatori locali che ai critici nazionali. «Sono convinto sempre di più che la verità trionferà. A differenza della FIP nel basket, sento che nella FIGC non c’è la stessa voglia di calpestare i regolamenti, ma piuttosto l’intenzione di fare chiarezza su un tema delicato e complesso».
Il presidente non arretra di un millimetro e rilancia la sfida sportiva: «Sono fiducioso che alla fine riavremo tutti i punti e che a giugno avrò due titoli: la Serie A per il Basket e la Serie C per il Calcio».
Nonostante l’ottimismo di Antonini, la realtà dei fatti parla di una situazione estremamente delicata. Il club è già stato colpito da 15 punti di penalizzazione complessivi e il verdetto odierno del Tribunale Federale Nazionale rappresenta lo spartiacque definitivo. Le violazioni amministrative contestate sono pesanti e, nel peggiore dei casi, lo spettro della radiazione — già vissuto con la Trapani Shark nel basket — continua ad aleggiare sul futuro del calcio cittadino.
Le parole del presidente arrivano in un momento di frattura profonda con l’ambiente. Solo poche ore prima, Antonini aveva denunciato la “cecità della politica locale”, rea di aver bloccato il progetto da 170 milioni per la Cittadella dello Sport. «Passare dall’essere un eroe a essere definito un pezzo di m… non lo posso accettare», aveva dichiarato a SiraPodcast, paventando anche un possibile disimpegno dei grandi investitori in tutta la Sicilia, dal City Group a Palermo a Pelligra a Catania.
Ora la palla passa ai giudici romani. Trapani attende di capire se le parole di Antonini saranno il preludio a una clamorosa vittoria legale o l’ultimo atto di una sfida frontale al sistema sportivo. In ballo non ci sono solo i punti in classifica, ma la sopravvivenza stessa di un progetto che ha promesso di portare il calcio granata nel professionismo che conta.