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Virtus Trapani, il ricorso, “Rispettare il merito sportivo e i tifosi feriti”

La Automondo Virtus Trapani rompe il silenzio dopo i gravi fatti di cronaca avvenuti sabato scorso al Cus Palermo. La società granata ha ufficializzato la presentazione del ricorso alla Corte Sportiva d’Appello contro la decisione del Giudice Sportivo, che aveva disposto la ripetizione integrale del match interrotto al 33’ (sul punteggio di 58-71).

Solidarietà al Cus, ma fermezza sul diritto

Il club trapanese ha voluto innanzitutto isolare le responsabilità, ringraziando pubblicamente il Cus Palermo per la sportività dimostrata in un clima reso surreale da episodi di violenza del tutto estranei al basket giocato. Tra le due società, si legge nella nota, vige un rapporto di stima e lealtà che non viene scalfito dagli eventi.

Tuttavia, la Virtus sottolinea come la scelta di ricorrere non sia un atto polemico, ma una doverosa tutela verso i propri tesserati e sostenitori.

I punti chiave del ricorso

Sono diverse le motivazioni che spingono la Automondo Virtus a chiedere una revisione della sentenza:

Il sangue dei tifosi: La società chiede giustizia per i sostenitori che hanno riportato conseguenze fisiche tali da richiedere cure ospedaliere. Accettare una ripetizione “neutra” significherebbe ignorare il dolore subito.

Il paradosso del campo: Al momento della sospensione, Trapani era avanti di 13 punti (58-71) a soli 7 minuti dalla fine. Rigiocare da zero vanificherebbe il merito sportivo e il sacrificio degli atleti.

Il trauma psicologico: «Non si possono azzerare i momenti di terrore vissuto», scrive il club. C’è preoccupazione per l’incolumità di chi dovrebbe tornare in quell’impianto dopo quanto accaduto.

Un precedente pericoloso: Il timore è che una decisione troppo blanda possa legittimare futuri comportamenti violenti, lasciandoli sostanzialmente impuniti.

Un monito alla Federazione

La Virtus Trapani punta il dito anche contro un vuoto regolamentare che, allo stato attuale, non consente di riprendere la partita dal minuto esatto dell’interruzione. Il ricorso vuole essere uno stimolo per la Federazione a rivedere norme che non sembrano proteggere adeguatamente lo “Sport con la S maiuscola”.

La battaglia legale è appena iniziata. La società promette fermezza e rispetto delle istituzioni, convinta che la crescita del movimento cestistico passi inevitabilmente dalla condanna senza appello di ogni forma di violenza.

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Redazione