Il panorama sportivo trapanese viene colto da una notizia che potrebbe riscrivere i risultati degli ultimi campionati. La Commissione Tributaria ha ufficialmente accolto l’istanza di sospensione delle cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia delle Entrate nei confronti del Trapani Calcio. Si tratta di un provvedimento che la proprietà ha accolto con estrema soddisfazione, definendolo come l’inizio di un percorso di liberazione: “La verità ci renderà liberi e oggi questa libertà comincia a manifestarsi”. Sebbene il provvedimento non riguardi direttamente l’urgenza per il basket — data la già avvenuta esclusione dal campionato — la decisione stabilisce un principio giuridico che la difesa intende utilizzare come grimaldello per scardinare le sanzioni subite in entrambe le federazioni.
Il cuore della dichiarazione della proprietà si sposta poi sulla gestione dei punti di penalizzazione. Con la sospensione delle cartelle, la tesi difensiva sostiene che le basi per le sanzioni sportive siano venute meno. Il proprietario ha puntato il dito direttamente contro il Presidente federale Giovanni Petrucci, definendo “grave” l’operato della FIP nell’escludere la squadra dal campionato. La richiesta alla FIGC e alla Lega è ora perentoria: la restituzione degli 11 punti di penalizzazione sottratti tra lo scorso anno e quello in corso. “Noi siamo stati truffati, sono una vittima di un operato fraudolento e le penalizzazioni erano irregolari. La società di basket non poteva essere esclusa sulla base di questi presupposti”, ha ribadito con forza la proprietà, confermando che la battaglia legale è appena iniziata.
Oltre ai tribunali sportivi, la battaglia si sposta sul fronte amministrativo locale. In un passaggio durissimo della dichiarazione, la proprietà ha attaccato frontalmente il primo cittadino di Trapani, Giacomo Tranchida, in merito alla gestione della Trapani Shark e del palazzetto dello sport. “Caro Tranchida, in te dormirei sonni ancora meno sereni, perché la violenza con cui hai tolto il palazzetto alla Trapani Shark sarà ancora più grave alla luce di questa situazione”, ha dichiarato il numero uno del club, paventando richieste di risarcimento danni milionarie che potrebbero ricadere sulle casse del Comune di Trapani. La visione della proprietà è chiara: l’atto di revoca della struttura sarebbe stato un passaggio “illegittimo e illegale” all’interno di un quadro che oggi la giustizia tributaria starebbe iniziando a chiarire.
La data chiave per il futuro dello sport trapanese è ora fissata a maggio 2026. Prima della fine dei campionati, si terrà infatti l’udienza di merito che dovrà decidere in via definitiva sulla legittimità delle pretese del fisco. La proprietà si dice certa di una “vittoria finale totale“, ringraziando l’avvocato Scontrino per il lavoro svolto in un caso definito “unico nella storia dello sport italiano”, per la contemporaneità di due crisi in due federazioni diverse sotto la stessa gestione. “L’obiettivo è rimettere la chiesa al centro del villaggio”, ha concluso la proprietà, annunciando l’uscita di un comunicato ufficiale congiunto tra Trapani Calcio e Trapani Shark nelle prossime ore per dettagliare i prossimi passi della strategia legale e sportiva.