Carlo Moriconi, presidente della commissione sulla sicurezza della FCI, è un avvocato civilista con una lunga attività in ambito di diritto dell’impresa e diritto fallimentare. Vanta un passato di ciclista e ancora oggi pedala lungo le strade dell’Umbria, regione in cui è nato e lavora da sempre: “Sono stato anche un buon dilettante, poi l’attività professionale mi ha portato su altre vie, ma la passione e la pratica del ciclismo non li ho mai abbandonati”.
In occasione dell’ennesima tragedia che ha coinvolto un ciclista in allenamento, l’avv. Moriconi spiega la logica delle proposte inviate a tutti i gruppi parlamentari a gennaio e che, oggi che più che mai, assumono un elemento di urgenza.
“L’ennesimo decesso allarma le coscienze. Non sono più tollerabili, a mio avviso, ulteriori inerzie o giustificazioni. La FCI ha formulato le proprie proposte e ha inteso dare un contributo che nasce dalle professionalità presenti nelle sue strutture: direttori di corsa, giudici, addetti e da tutti coloro che la strada la vivono da sempre, come il sottoscritto. Il presidente Dagnoni ha già illustrato i contenuti delle proposte di riforme per cui è stata istituita apposita commissione da me presieduta. Le proposte sono state inoltrate ai gruppi parlamentari. Non certo la proposta di riforma si è limitata al casco, di cui tanto si è parlato. Oggi la possibilità di intervenire è nelle mani del legislatore e dei gruppi parlamentari. Vi è piena disponibilità, da parte nostra, a suggerimenti ed integrazioni, nella consapevolezza che le modifiche potrebbero non essere applicate immediatamente ma recepite gradualmente. Per quelle di possibile immediata introduzione occorre procedere da subito: la mortalità stradale è una vera emergenza nazionale”.
L’intervento della Federazione si aggiunge a una proposta di legge attualmente in discussione, ma con un raggio d’azione più vasto:
“Le proposte della FCI sono ben più ampie delle attuali proposte di legge, oggetto di lavoro della commissione parlamentale. Riguardano in sintesi argomenti quali l’introduzione di limiti di velocità nel sorpasso di ciclisti, il divieto di sorpasso anche tra le sole auto in presenza di circostanze che potenzialmente riguardano i ciclisti (es. sorpasso in presenza di ciclisti che percorrono l’opposta carreggiata). Solo in queste condizioni è possibile garantire percorrenza in bici di coppia limitando i rischi. La percorrenza in coppia è utile ma il nostro scopo non è “avere ragione” in caso di incidente, ma è evitare che questi accadano. Per questo la doppia fila deve essere accompagnata dall’introduzione di limiti di velocità e divieti di sorpasso in determinate condizioni. Dobbiamo ridurre la mortalità, non vincere le cause. Personalmente a tutt’oggi, se percorro una strada in coppia preferisco stare a destra. Inoltre servono segnaletiche stradali adeguate. Occorre introdurre campagne informative efficaci: si all’educazione nelle scuole, consapevoli che produrrà effetti quando le nuove generazioni saranno utenti della strada. Servono, poi, strisce di percorrenza dedicate. La nuova frontiera sarà l’introduzione – già presente su molti veicoli – di strumenti di rilevamento dei ciclisti e dei pedoni e assistenza alla guida. Urge immediatamente l’introduzione di sistemi di rilevamento dei camion. Ricordo che le norme sull’allenamento degli atleti su strada sono spesso svolte non in squadra ma a singoli e in coppia che non prevedono possibilità di scorte tecniche. A queste possono fare ricorso le squadre, spesso professionistiche che svolgono allenamenti collegiali e che ne possono sostenere i costi”.
Quello della Commissione è stato un lavoro durato un anno, nato dall’analisi dei dati reali:
“Abbiamo ragionato sulle reali cause legate all’incidentalità. Inutile nasconderci. Tutti i dati ci dicono che i principali motivi sono legati alla velocità delle auto, alla distrazione di chi è alla guida, al mancato rispetto delle norme attualmente in essere, ad una carenza di strutture e di presidi di sicurezza sui mezzi. Prevedere che tutte le strade di nuova costruzione e quelle in via di rifacimento prevedano spazi di percorrenza ciclabile delimitati da strisce appare rivoluzionario e ‘irrealizzabile’ solo per coloro che non voglio concretamente rendere questo paese al pari degli altri in Europa. E’ una cosa elementare e semplice che contribuirebbe alla sicurezza di tutti. Stesso discorso vale per la richiesta di prevedere una cartellonistica specifica. Si tratta di un intervento semplice e dai costi ridotti, ma fondamentale. Mi auguro che il legislatore riesca a compiere quel cambio di passo per il quale oggi esistono tutti i presupposti e mi auguro che queste proposte possano essere un riferimento per chiunque abbia a cuore, in primo luogo, la riduzione della mortalità – responsabilità di tutti – e, in secondo luogo, la stessa sopravvivenza del nostro movimento. Ogni perdita di vita umana è anche danno al movimento”.