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Telemaco Murgia all’Expedition Africa 2026, l’unico italiano al via

Sarà Telemaco Murgia, 52 anni, l’unico rappresentante dell’Italia alla prestigiosa Expedition Africa 2026. L’atleta di origini ogliastrine, ormai gallurese d’adozione, è pronto a immergersi in una delle sfide di endurance più dure al mondo, che prenderà il via il prossimo 12 marzo tra i territori selvaggi di Sudafrica e Lesotho.

Murgia farà parte di un team internazionale composto da colleghi statunitensi e brasiliani. Insieme affronteranno un percorso massacrante di 500 chilometri, alternando trekking, mountain bike, kayak e prove su corda. La vera sfida, tuttavia, risiede nel regolamento: nessuna tecnologia GPS, solo mappa e bussola per orientarsi nel nulla.

L’anima sarda oltre i confini: la preparazione di Telemaco Murgia

“La mia è voglia di conoscere ed esplorare territori fuori dai tracciati segnati”, ha dichiarato Murgia all’ANSA. La sua preparazione si è svolta interamente in Sardegna, isola che per varietà climatica e asperità del terreno offre il set ideale per allenarsi a spedizioni globali. Nel suo zaino, oltre alla bandiera dei Quattro Mori, Murgia porterà tre “super-integratori” della tradizione locale: olio d’oliva, miele e torrone, scelti per le loro straordinarie proprietà biochimiche.

Focus: La Scienza dietro l’Endurance Estrema

Affrontare l’Expedition Africa 2026 non è solo un’impresa atletica, ma una sfida estrema per l’omeostasi dell’organismo umano. Quando lo sforzo si protrae per giorni, il corpo attua un profondo adattamento metabolico.

Fisiologia e Nutrizione: L’energia di Telemaco Murgia

Superate le prime ore, il metabolismo si sposta verso l’ossidazione dei grassi. Questo processo garantisce una fonte di energia quasi inesauribile, fondamentale per coprire distanze elevate.

  • L’olio d’oliva è il pilastro di questa strategia: con circa 9 kcal per grammo, offre la massima densità energetica e proprietà antinfiammatorie.

  • Miele e Torrone bilanciano il rilascio di zuccheri: il miele fornisce energia immediata per le salite, mentre la frutta secca del torrone assicura un rilascio graduale, preservando la tolleranza gastrointestinale.

L’insidia del sonno e la sicurezza clinica

Uno dei pericoli maggiori è la privazione del sonno. Il declino della vigilanza aumenta il rischio di errori tecnici e incidenti. Secondo il consenso clinico, la mancanza di riposo riduce i riflessi a un livello paragonabile allo stato di ebbrezza, compromettendo la termoregolazione e rendendo l’atleta vulnerabile a ipotermia e disidratazione.

Murgia è consapevole dei rischi, ricordando l’incidente occorso anni fa a Roberto Zanda in Canada: “In queste gare la gestione delle crisi del team e del freddo è determinante quanto la forza nelle gambe”. Oltre ai traumi, gli atleti devono monitorare i segni di rabdomiolisi, condizione critica in cui i tessuti muscolari danneggiati possono sovraccaricare i reni.

Fonte: ANSA

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Redazione