Il Presidente del Comitato Regionale Sicilia Sandro Morgana, interviene con fermezza dopo i recenti episodi di tensione: «Il calcio è patrimonio di volontari e appassionati, non permetteremo che venga sporcato».
Non è un semplice richiamo, ma una vera e propria analisi sociologica quella di Sandro Morgana, Presidente del Comitato Regionale Sicilia della Lega Nazionale Dilettanti. Di fronte a un’escalation di tensioni che sta macchiando il calcio isolano, il massimo esponente della LND regionale ha deciso di intervenire con una nota che seziona le criticità del sistema, puntando il dito contro la regressione culturale di una parte del movimento.
Il primo punto toccato da Morgana riguarda la trasformazione dei luoghi del conflitto. Se il terreno di gioco è monitorato, la tensione si è spostata in aree meno visibili, dove il rispetto delle regole dovrebbe essere un presupposto etico prima ancora che normativo.
«Purtroppo, dobbiamo constatare che momenti di forte tensione non si verificano solo sul terreno di gioco, ma sempre più spesso anche nei sottopassaggi, negli spogliatoi e nelle tribune», spiega Morgana. «Sono luoghi che dovrebbero essere spazi di rispetto e di confronto civile, ma che oggi diventano teatro di fatti inaccettabili, lontano dagli occhi di chi è deputato al controllo».
Questa dinamica, secondo il Presidente, denota una «assenza di cultura sportiva avvilente e scoraggiante», che rischia di vanificare l’enorme lavoro svolto per far prevalere i valori della trasparenza e della legalità.
L’analisi di Morgana non si ferma alla denuncia, ma passa alla strategia operativa. Nonostante i dati statistici indichino un miglioramento generale rispetto agli anni passati, la LND Sicilia non accetta compromessi.
«Intensificheremo l’attività dei nuclei antiviolenza, che rappresentano uno strumento fondamentale di presidio e prevenzione», annuncia con fermezza. «È una priorità assoluta. Sin quando ci sarà un solo fatto di violenza, noi avremo un problema».
Il messaggio è chiaro: la competizione non è una scusante. Per Morgana, la non violenza è la «condizione naturale» per ottenere vittorie che abbiano valore: «Vincere rispettando le regole e gli avversari è il vero significato dello sport».
Un passaggio cruciale dell’intervento riguarda la tutela della classe arbitrale, bersaglio troppo spesso di frustrazioni ingiustificabili. Morgana ha espresso una ferma condanna per due episodi recenti che hanno scosso la sensibilità collettiva:
L’aggressione in Sardegna: Una direttrice di gara di soli 17 anni colpita durante un match giovanile. «A quella ragazza va la nostra piena vicinanza. Episodi del genere feriscono profondamente il calcio».
Il caso Carpinteri a Siracusa: L’arbitro è stato vittima di una «vile aggressione» durante la partita di Terza Categoria tra Rosolini e Più Forte Ragazzi.
«Non lasceremo nulla di intentato per fare piena luce su questi fatti», garantisce Morgana. «Sono certo che saranno adeguatamente valutati dalla Magistratura Sportiva, senza perdere di vista la possibilità di segnalazioni agli organi competenti (magistratura ordinaria, ndr) per le opportune valutazioni».
Il Presidente chiude il suo intervento richiamando all’ordine ogni singola cellula del sistema calcistico. Il calcio dilettantistico, patrimonio di migliaia di volontari, tecnici e dirigenti, non può essere ostaggio di pochi.
«Tutto è gestibile se c’è responsabilità da parte di dirigenti, tecnici, calciatori, tifosi e famiglie. Il mio compito è quello dell’educazione e della prevenzione, ma serve un cambio di passo ulteriore da parte di tutto il sistema».