Ai recenti campionati regionali Ragazzi il Tc3 Palermo ha conquistato più ori di tutti. In tre atleti Vincenzo Maniaci, Luca Barraja e Gregorio Mancuso si sono divisi 11 titoli regionali, i tre sono tesserati col Tc3 Palermo e si allenano sotto la guida di Valerio Gippetto e Claudio Di Pace. Il tecnico Gippetto in passato ha portato all’apice del nuoto regionale Andrea Facciolà, passato al nuoto master, e Giada Marchese, che per motivi di studio prima e lavoro adesso ha meno tempo per allenarsi, tra i più grandi recentemente Gippetto allena Giorgio Sportaro che ha ottenuto buoni risultati in gare anche più lunghe rispetto a quelle in cui eccelleva fino ad ora e in cui ha staccato pass per i Criteria Nazionali Giovanili.
Si sono conclusi i campionati regionali, come vede il movimento in Sicilia?
“Ho colleghi molto preparati con i quali, in questi anni, ho avuto la possibilità di confrontarmi formandomi ulteriormente. Attingo da loro sia umanamente che professionalmente, da tutti. Vedo molto bene l’Unime con il direttore tecnico Diego Santoro, un allenatore preparato e con una società bene organizzata dietro”.
In particolare vede degli atleti promettenti?
“Mi piacerebbe vedere più ragazzi completi. Secondo me questi ragazzi non vanno etichettati prima di diventare professionisti e devono nuotare tutte le distanze. Sento spesso atleti dire: “Io sono velocista” o “Sono fondista”, oppure “Sono in carico” o “In scarico”. Ma questi, come dico sempre, sono alibi e paure nostre di tecnici. Così rendiamo i nostri atleti deboli nel nuoto e deboli nella vita. L’atleta vero va ascoltato penso che sia una collaborazione in tutti i sensi, ma dobbiamo avere la personalità di portare avanti le nostre idee, senza che l’atleta influenzi con il suo atteggiamento la nostra linea d’allenamento. Accontentarli spesso significa cadere nel baratro insieme. Ognuno deve fare il suo lavoro. Vedo purtroppo atleti con talento che non nuotano neppure i 400 metri, mi dispiace si limitano. Dobbiamo cercare noi tecnici di trasmettergli questo cambio di crescita umana e professionale”.
Ci sono delle difficoltà per gli allenamenti che dipendono anche dalla carenza di spazi acqua e impianti?
“Prima di pensare agli impianti, alla vasca lunga o alla vasca corta, io direi di iniziare a far spingere i nostri atleti già dalla scuola nuoto con due piedi dal muro. Iniziamo a trasmettere l’importanza delle subacquee e dei tuffi, che non vanno fatti alla fine della lezione quando i ragazzi sono stanchi, ma all’inizio, quando l’attenzione è massima e il divertimento è garantito. Senza questi fondamentali fatti bene, non potranno mai essere atleti di livello. Anche se molti non diventeranno campioni, avranno ricevuto insegnamenti tecnici che saranno comunque utili per le gare. Mettiamo il cronometro in tasca. L’orgoglio nostro non deve essere il tempo fatto sul 25 o altra distanza. Ma una sub con uscita a 15 metri senza tempo o con il tempo”.
Lei negli ultimi anni ha allenato Seniores, recentemente con Maniaci i Ragazzi. Però ci parla di scuola nuoto.
“La mia carriera in verità è partita da lì. Ricordo che passavo più di due ore in acqua a giocare con i bambini e ringrazio di aver avuto questa possibilità. I bambini ti trasmettono purezza e impari da loro per la vita quotidiana. Al momento, penso che servano più allenatori che seguano i bambini nei primi anni di attività, non solo istruttori. L’allenatore sa cosa succede fuori dalla Sicilia, dove il nuoto “conta”, e non vede il ragazzino come un prodotto finito. Questo dà al giovane la possibilità di arricchire un bagaglio tecnico che in futuro sfrutterà per le competizioni. La raccolta sott’acqua di oggetti per un bimbo piccolo come gioco un domani può diventare una grande subacquea e fare la differenza. Tutto parte dalla scuola nuoto e dalle categorie inferiori. Il tecnico avanzato non può insegnare della tecnica grezza che deve essere trasmessa nelle categorie inferiori e rallenterebbe lo sviluppo dell’atleta”.
Qualche suo collega potrebbe dire che allenare gruppi numerosi non è come allenare pochi ragazzi.
“Vero, molti miei colleghi purtroppo si ritrovano a lavorare con troppi atleti in corsia perché le società devono far quadrare i conti. Capita che si perdano atleti scontenti per prestazioni deludenti e, di conseguenza, le famiglie protestano. Ma non si può piacere a tutti. I tecnici devono essere più tutelati dalle società. A mio modesto avviso, la società acquisirebbe più prestigio se a far parte della squadra agonistica ci sia un gruppo più ristretto. In questo modo aumenta l’impegno interno dei bambini che ne desiderano farne parte. Non tutti possono fare agonismo: il nuoto tre o quattro volte la settimana è per tutti. Il problema è a monte: si portano tutti all’agonismo, dando false aspettative alle famiglie, al ragazzo e sminuendo il valore dell’attività agonistica. Se non c’è equilibrio, gli atleti più dotati da piùgrandi vanno via verso contesti di nicchia e programmazione, mentre i miei colleghi finiscono per fare gli impiegati di un sistema anziché i tecnici”.
Sembra un po’ duro verso i suoi colleghi.
“Assolutamente no, anzi, in Sicilia ci sono tecnici veramente preparati con passione da vendere e che nulla hanno da invidiare a quelli del nord. Ma fanno i salti mortali per esprimersi. Mi dà fastidio sentire quando capita che sono in tribuna a vedere delle gare parlare male del tecnico di riferimento dalle famiglie. Dietro c’è un uomo che si impegna, ognuno con le sue possibilità ed il suo credo, ma molto spesso è troppo esposto dalle società, senza tutela. Sono sempre uomini che pur di fare questo mestiere stanno lontani da casa e dalla famiglia per pochi spiccioli. I genitori dovrebbero riflettere, ma sta anche alle società metterli nelle condizioni migliori per allenare”.
Però lei pensa che allenare pochi atleti sia più facile di allenarne tanti?
“Ogni tecnico ha le sue caratteristiche. Il tecnico bravo per me è colui che riesce a tirare fuori il massimo potenziale sia umano che prestativo dell’atleta con cui collabora. Per quanto mi riguarda io ho sempre collaborato con atleti che fanno prestazione sopratutto parlando dei più grandi dove la pressione e la responsabilità e più alta. Dove lo sbaglio non viene consentito più di tanto. Loro vengono da me per fare risultato. La pressione e la responsabilità mi esalta mi fa esprimere al meglio. Se i miei atleti vanno male si vede subito, non posso fare leva su altri atleti e compensare il margine di sbaglio, qui il margine non esiste. Fino ad oggi ci siamo difesi anche in Italia. Non so gli altri tecnici a, mio posto come si comporterebbero. Forse sarà meglio allenare grandi numeri dove lo sbaglio prestativo e più ampio. Lì si hanno altri obblighi, trasmettere come dicevamo prima i fondamentali del nuoto, tuffi, virate e sub. Speriamo bene se non riusciamo a trasmettere queste cose abbiamo fallito tutti”.
Con lei Facciolà, Marchese, Sportaro e Maniaci hanno fatto bene, già da grandi.
“Io ho spesso collaborato con atleti già formati provenienti da giovani da altre società e con una nicchia ristretta di livello, quelli che ha nominato lei certamente i più rappresentativi. Li ringrazio perché mi hanno dato la possibilità di crescere insieme a loro. Sono atleti incredibili e mi hanno portato in giro per l’Italia con orgoglio. Sì, ho sempre attirato una piccola nicchia di atleti. Ma questo deve far riflettere, e non certo per i miei meriti. La scienza esatta non la possiede nessuno c’è tanto rapporto umano, noi tecnici entriamo nella sofferenza e nel respiro degli atleti. Però devo smentirti su una cosa: Vincenzo Maniaci lo seguo da B2 con una piccola parentesi A1 con il mio collaboratore Claudio Di Pace, questo mi ha reso un allenatore più completo, metodologicamete ed umanamente”.
Una scelta quindi quella di allenare pochi atleti al Tc3?
“Sono molto concentrato sulla mia società Tc3 Palermo. Per scelta tecnica non abbiamo grandi numeri. Ho un collaboratore serio e preparato (Claudio Di Pace, ndr) che ringrazio pubblicamente dove siamo in stretta armonia e visione di nuoto. La linea è unica e gli ultimi riscontri con altri atleti come Mancuso, Barraja, Minneci dimostrano che la linea è produttiva e che sotto si cresce. C’è un confronto quotidiano e penso sia giusto che ci sia una gerarchia nei posti di lavoro. Le cariche non definite inizialmente prima di un progetto portano i tecnici ad avere conflitti interni e di tutto questo ne pagano i ragazzi gli atleti e le società”.
Adesso i Criteria con Maniaci e Sportaro.
“Si per Vincenzo devo dirti che siamo molto sereni e concentrati. Non deve dimostrare niente è ancora giovane. La sua forza, e gli faccio i complimenti pubblici, è non porsi limiti di distanza e specialità, nuota tutto ed anche bene. Questo ci diverte molto, si è allenato al sole ed alla pioggia e questo gli consentirà un ampio ventaglio per la sua carriera, ne sono molto felice. Non abbiamo pressioni particolari perché ha dimostrato che sa fare tutto, saranno gli altri che sentiranno la pressione. Vincerà chi ha il coltello tra i denti e non chi è più allenato perché a Riccione lo saranno tutti. Giorgio come Vincenzo è un atleta incredibile ed ha un potenziale enorme, è molto divertente allenarlo perché si presta anche lui ad essere allenato in tutto. Con lui dobbiamo scalare posizioni per essere i migliori Cadetti d’Italia. Sono molto fiducioso e credo tanto in lui, ha lavorato bene è un atleta che si esalta in contesti alti. Aspettiamo i risultati nazionali perché abbiamo in graduatoria altri atleti, allenati dal mio collaboratore che sono Mancuso, atleta molto giovane 2012 ma con una grande maturità e personalità che ha sposato il progetto Tc3, e Barraja, altro atleta in continua crescita che farà parlare di lui. Tutti loro ci riempiono di orgoglio”.