È il giorno della Milano-Sanremo con il sogno di Pogacar per non averla mai vinta e il ricordo di Dancelli 

di Valentino Sucato

Il countdown sta per terminare e poi saranno i corridori a fare parlare le loro gambe e le loro bici.

Nel ricordo di Michele Dancelli

Sarà la prima volta della Classicissima senza Michele Dancelli che già lasciato lo scorso 18 dicembre. E sicuramente a lui  andrà un piccolo pensiero al momento della partenza e forse anche dell’ arrivo. che l’ha vinta dopo tanti anni di dominio straniero nel 1970.

Imprevedibilità e suspense

I 298 chilometri della corsa più lunga del calendario, con il consueto  rebus tra imprevedibilità e adrenalina che sfideranno previsioni, pronostici e sogni. La “Classicissima” resta forse  una delle ultime gare dove regna l’imprevedibilità in un ciclismo moderno dominato da una ristretta oligarchia di ferro.

Pogačar sfida il tabù, Van der Poel cerca il tris

Al centro del ring ci sono ancora loro due. Tadej Pogačar (UAE Team Emirates-XRG) arriva a questa edizione con un conto aperto che sta per diventare per lo sloveno una vera e propria ossessione. Capace di cannibalizzare quasi ogni corsa a cui partecipa, da cui l’appellativo di nuovo Merckx, lo sloveno ha trovato nella Riviera di Ponente ligure l’unico muro ancora invalicabile. E come se il più grande cantante ogni qualvolta andasse a cantare sul palco dell’ Ariston ne fosse impossibilitato per febbre o mal di gola. Una maledizione? No ma sicuramente una mezza ossessione.

Tadej, errare è umano ma perseverare è diabolico

Nonostante l’anno scorso abbia trasformato la Cipressa in un passo dolomitico, la vittoria gli è sfuggita. Quest’anno la corsa potrebbe avere il suo normale andamento tattico: Pogacar potrebbe forzare i tempi, alzare il ritmo fin dalle prime rampe e trasformare la corsa in un calvario per i velocisti.

Van der Poel a Sanremo vuole cantare ancora

Dall’altra parte del tavolo da poker  troviamo Mathieu Van der Poel (Alpecin-PremierTech). Il campione in carica corre con la serenità di chi ha già vinto due volte la Sanremo. La sua condizione, mostrata nelle prime corse dell’anno soprattutto nella Tirreno-Adriatico, è impressionante. Il nederlandese ha un vantaggio tattico non indifferente: può seguire Pogačar in salita, ma può anche permettersi di attendere la volata in Via Roma, forte di uno spunto veloce che lo sloveno soffre maggiormente.

Le pedine tattiche e il ruolo dei “luogotenenti”

Mai come quest’anno le strategie di squadra potrebbero essere decisive. La UAE punta forte sul giovane talento Isaac Del Toro, che potrebbe fungere da “agitatore” per costringere Van der Poel a muoversi in anticipo. Di contro, l’Alpecin gioca la carta Jasper Philipsen: se il belga dovesse superare il Poggio con i primi, cosa non facile, Van der Poel potrebbe ripetere il capolavoro tattico del 2024.

Tra i due litiganti…Ganna, Pidcock e tanti altri

Dietro i due giganti, una schiera di campioni affamati attende il loro minimo errore. Filippo Ganna (Ineos Grenadiers) è l’osservato speciale del pubblico italiano. Dopo due secondi posti che sanno di beffa, il “Top Ganna” nazionale cerca l’acuto della carriera. Insieme a lui, riflettori puntati su Tom Pidcock (Pinarello Q36.5), la cui abilità potrebbe rivelarsi l’arma vincente nelle picchiate verso Sanremo, e su un Wout Van Aert (Visma | Lease a Bike) che, pur non essendo al top della forma storica, resta un uomo temibile nelle “Corse Monumento”. E poi ci sono Primož Roglič e il giovane Giulio Pellizzari che sperano in una corsa così dura da annullare lo spunto dei velocisti puri.

L’incognita sprint e il ritorno dei grandi veterani

Se la battaglia tra i big dovesse annullare le loro reciproche velleità, i velocisti sono pronti a riprendersi la scena. Il nome nuovo è quello di Paul Magnier, ma occhi puntati anche su Luke Lamperti e Tobias Lund Andresen, reduci da ottime prestazioni nelle corse di inizio stagione.

E poi ci sono le “vecchie volpi”, gli ex vincitori come Matej Mohorič, Michal Kwiatkowski, Julian Alaphilippe e Jasper Stuyven sanno perfettamente che la Sanremo si vince spesso nell’attimo in cui tutti gli altri esitano. Resta infine l’incognita Mads Pedersen: il danese rientra dopo i gravi infortuni a polso e clavicola.

Cipressa e Poggio: si sale verso la Gloria

Tra la Cipressa che toglie il fiato e il Poggio che decide i destini, la Milano-Sanremo 2026 si prepara a scrivere un’altra pagina di storia. La gloria in Via Roma è sempre immutata ovvero una questione di centimetri e di coraggio. Le due ascese finali della Milano-Sanremo, la Cipressa e il Poggio, pur non essendo montagne alpine, rappresentano il cuore pulsante e tattico della corsa.

La Cipressa

La Cipressa ovvero il “Setaccio” della Corsa. Situata a circa 22 km dall’arrivo, la Cipressa è la salita dove storicamente si inizia a fare la vera selezione . La sua lunghezza è di 5,6 km con una pendenza media del 4,1% e punte massime del 9%.

È una salita “pedalabile” ma molto veloce. Si entra nel vivo della scalata dopo aver lasciato l’Aurelia all’altezza di San Lorenzo al Mare. La strada presenta diversi tornanti e una carreggiata che si restringe rispetto alla statale costiera.

Sarà qui che le squadre dei big proveranno a “rompere il fiato” ai velocisti puri. Un ritmo forsennato sulla Cipressa serve a isolare i capitani e a far accumulare stanchezza nelle gambe dei passisti, rendendoli meno esplosivi  nell’asperità successiva. La sua discesa è tecnica e molto rapida è spesso usata per forzare ulteriormente il gruppo.

Il Poggio

È l’ultima asperità, l’icona della Classicissima, posta a soli 9 km dal traguardo di Via Roma con una lunghezza di 3,7 km e pendenza media del 3,7% con  una punta massima dell’8% proprio in vista dello scollinamento. La salita inizia con una carreggiata leggermente più stretta e prosegue con una serie di tornanti che offrono una vista mozzafiato sul mare. La pendenza non è proibitiva, il che permette di mantenere velocità altissime (spesso sopra i 30-35 km/h). Rappresenta il momento degli attacchi decisivi. Qui i fuoriclasse come Van der Poel o Pogačar scatenano tutta la loro potenza per staccare il resto della compagnia. Chi scollina per primo con anche solo 5-10 secondi di vantaggio ha buone chance di arrivare al traguardo.

La Discesa del Poggio però è fondamentale quanto la salita. È una picchiata tecnica, stretta e ricca di curve a gomito che richiede doti da discesista puro, come ha dimostrato Mohorič nel 2022.. Una volta terminata la discesa, mancano solo 2 km di pianura rettilinea per l’arrivo trionfale.

In sintesi, se la Cipressa serve a stancare e scremare il gruppo, il Poggio è il palcoscenico dove si decide chi ha ancora la forza per sferrare il colpo del ko prima della passerella finale verso Sanremo.