Il pallone racconta…quando l’Irlanda del Nord sbarrò la strada agli azzurri nel mondiale ’58

di Valentino Sucato

Domani sarà spareggio tra Italia ed Irlanda del Nord, la gara si giocherà allo stadio Azzurri d’Italia di Bergamo. Chi si qualifica per andare al mondiale dovrà superare la vincente della sfida tra Galles e Bosnia Erzegovina. Ma come direbbe il filosofo Giambattista Vico questa gara fa parte della filosofia dei “corsi e ricorsi storici”

Irlanda del Nord-Italia e la disfatta del 1958

Non è la prima volta che Irlanda del Nord-Italia è decisiva per la qualificazione degli Azzurri: il k.o. del ’58 ci costò i Mondiali in Svezia. A volte dunque ritornano. Come in un dèjà-vu che trasferisce sui giocatori antichi incubi e paure, l’Italia di Gattuso ritrova un avversaria mai banale per la nostra storia. Quanto accadde il 15 gennaio 1958 all’Italia, guidata dal Ct. Alfredo Foni, campione olimpico nel 1936 e mondiale nel 1938, è un qualcosa di difficile da dimenticare.

Italia favorita ma eliminata

Allora come oggi decisamente favorita, quella squadra perse clamorosamente 2-1 in casa dei britannici, venendo eliminata per la prima volta sul campo (nel 1930 aveva rinunciato per le difficoltà del viaggio in Sudamerica) da una fase finale di un Mondiale.

Per effetto della cosiddetta ‘la disfatta di Belfast’, l’Italia bicampione del Mondo fu costretta a seguire sui giornali e alla radio, e anche in qualche video televidovi, le imprese del Brasile dell’astro nascente Pelé conquistare la sua prima Rimet.

Il Ct. Foni, dopo un’ulteriore debacle della squadra a marzo contro l’Austria nella Coppa Internazionale, concluse con un amaro esonero il suo mandato.

Il tempo degli Oriundi

Dopo il flop dei Mondiali ’54 che hanno visto l’Italia uscire ai gironi con una sconfitta nello spareggio con la Svizzera, la Federazione aveva affidato la guida tecnica della Nazionale ad una Commissione tecnica.  Presieduta da Alfredo Foni aveva il compito di curare l’impostazione tecnico-tattica della squadra e rilanciare la squadra con risultati all’altezza del suo blasone. Il nuovo Ct. azzurro fino a quel momento aveva vinto da allenatore due scudetti con l’Inter nel 1952/53 e nel 1953/54 grazie all’ impiego del cosiddetto ‘catenaccio’, ovvero di un libero alle spalle dei tre marcatori centrali e di un tornante, denominato ‘ala tattica’, sulla corsia destra.  Qualcosa bisognava inventarsi e fu così che Foni decise di fare affidamento, appunto, su alcuni degli oriundi, che, dietro lauti contratti, giocavano in quel periodo in Italia. Nel gruppo azzurro entrarono così i due protagonisti del Maracanazo del 1950, gli uruguagi Pepe Schiaffino (32 anni), in forza al Milan, e Alcides Ghiggia (31), in forza alla Roma, e l’argentino Bruno Pesaola (32), pilastro del Napoli. E poi Eddie Firmani e il venticinquenne argentino della Fiorentina Miguel Angel Montuori, la stella della squadra, cui si aggiunse all’ultimo anche il brasiliano della Roma Dino Da Costa (26 anni).

IL GIRONE DI QUALIFICAZIONE A SVEZIA ’58

La Nazionale di Foni finì nel Gruppo 8 delle qualificazioni europee ai Mondiali di Svezia, un girone a tre squadre con Portogallo e Irlanda del Nord che dava l’accesso alla fase finale ad una sola nazionale. Due nazionali allora di medio livello con il Portogallo lontanissimo parente di quello degli anni successivi di Eusebio e poi di Ronaldo. Nonostante non attraversi un momento di gran forma, l’Italia è comunque la più accreditata fra le tre squadre per accedere ai Mondiali già vinti nel ’34 e nel ’38.

Il cammino azzurro

Il cammino verso la Svezia comincia il 25 aprile 1957 allo Stadio Olimpico di Roma contro l’Irlanda del Nord, che ha pareggiato 1-1 in Portogallo all’esordio. Gli Azzurri vincono di misura per 1-0 grazie ad una bomba su calcio di punizione del viola Cervato, che risolve una gara per il resto molto sofferta, con l’Italia che spreca alcune nitide occasioni per il possibile 2-0 e Lovati chiamato a intervenire a più riprese per salvare la porta dalle offensive britanniche. I problemi cominciano a manifestarsi in maniera evidente qualche settimana dopo, quando a Zagabria, in una gara della Coppa Internazionale contro la Jugoslavia, la Nazionale azzurra cede di schianto ai padroni di casa con un sonoro 6-1. Di Cervato, su rigore, il solo goal italiano. È una spia di allarme, che trova conferma nel successivo impegno nel cammino verso la Svezia contro il Portogallo a Lisbona, il 26 maggio ma sia il risultato che la prestazione danno una sonora bocciatura: secco 3-0 per i lusitani, con l’Italia che resta in 9 uomini (all’epoca non esistevano ancora le sostituzioni) per gli infortuni di Ghiggia e Chiappella.

I ricordi

“Dopo pochi minuti i portoghesi azzopparono la nostra ala destra – ricorderà nel 1990 Chiappella – e anch’io mi feci male alla fine del primo tempo. Non c’erano sostituzioni, in pratica giocammo in 9 e finì 3-0 per loro”. Logico che, con un andamento del genere, la tensione e la preoccupazione salgano alle stelle per quella che in un modo o nell’altro sarà la sfida decisiva: la partita in trasferta contro l’Irlanda del Nord, che nel frattempo il 1° maggio 1957 aveva travolto in casa per 3-0 il Portogallo.

LA BATTAGLIA DI BELFAST TRASFORMATA IN AMICHEVOLE

La gara di Belfast è fissata per il 4 dicembre a Windsor Park. Ma c’è un colpo di scena: le due squadre sono già pronte a scendere sul terreno di gioco quando si accorgono che manca l’arbitro designato per dirigere la partita. L’ungherese István Zsolt, assieme ai due guardalinee, è stato infatti bloccato dalla nebbia all’aeroporto di Londra e non ha potuto raggiungere in tempo la capitale dell’Irlanda del Nord. Che fare, dunque? L’Italia aveva affrontato un lungo viaggio e così la decisione è quella di giocare comunque con la direzione di Mitchell, fischietto locale, ma trasformando la partita in un’amichevole, almeno sulla carta. La partita inizia e si rivelerà tutt’altro che amichevole, diventando nota nella storia della Nazionale come ‘La battaglia di Belfast’, sia per la condotta violenta di alcuni giocatori nordirlandesi, sia per l’atteggiamento scorretto di una parte del pubblico.

Foni azzecca la formazione giusta, rinforzando la difesa con gli juventini Corradi e Rino Ferrario, noto come ‘Mobilia’, stopper di grande prestanza fisica che nelle situazioni in cui bisognava lottare è abituato a farsi rispettare. Al 24′ Ghiggia apre le marcature, ma Cush pareggia tre minuti dopo. Nella ripresa, al 50′, un magistrale allungo di Schiaffino imbecca Montuori, che insacca all’angolino. Il solito Cush firma il 2-2 al 60′ ma sono gli azzurri a sfiorare il successo con un tiro di Bean che si stampa clamorosamente sul palo.

La Rai trasmette la radiocronaca, affidata a Nicolò Carosio, che al microfono urla:”Picchiano i nostri giocatori”. Sul campo, in realtà, ‘Mobilia’ Ferrario, che deve difendersi anche da un’aggressione da parte di un gruppo di tifosi nordirlandesi che invadono il campo, e per quella gara passerà alla storia come ‘Il Leone di Belfast’, e Beppe Chiappella, rispondono pan per focaccia. “Il clima era incandescente. – ricorderà Chiappella – Io stesso sono stato espulso mentre gli irlandesi prendevano di mira il portiere Bugatti. Bean colpì un palo, avremmo potuto vincere. Ma la partita non contava per la qualificazione e fu un pareggio inutile”.

La prova, benché non abbia valore ai fini della classifica, dimostra che l’Italia è viva. Se il pareggio fosse stato ottenuto in gara ufficiale avrebbe qualificato gli Azzurri, visto che il 22 dicembre la Nazionale si ‘vendicherà’ a San Siro del Portogallo, travolto 3-0 sotto una fitta nebbia con doppietta di Gratton e rete di Pivatelli. Tuttavia alcune risse scoppiate durante l’incontro di Belfast, e il clima feroce contro l’Italia, si riveleranno deleteri in vista della partita decisiva, programmata per il 15 gennaio 1958.

Grazie al 3-0 inflitto al Portogallo prima di Natale, la Nazionale di Foni ha a disposizione due risultati su tre per passare il turno: le basta un pareggio per ritrovarsi fra le finaliste in Svezia.

Foni pesca in casa nerazzurra, in difesa rilancia Guido Vincenzi, in mediana si affida al debuttante Invernizzi. Oltre a loro, incurante di un clima che in pieno inverno si prevede freddo e rigido, fa esordire l’italo-brasiliano della Roma Dino Da Costa. La sua presenza si somma a quelle dei confermati Ghiggia, Schiaffino e Montuori, che portano a quattro il numero degli oriundi complessivi in campo.

Meteo avverso

Anche il meteo è ostile all’Italia, fa molto freddo ha piovuto molto nelle ore precedenti il fischio d’inizio e il terreno di gioco è una vera palude. Inoltre l’arbitraggio di Zsolt è marcatamente casalingo.”Era destino. – dirà Chiappella – Io e Cervato c’eravamo infortunati, e dovetti rimanere ad Abano a curarmi. Il Commissario tecnico dovette rinunciare al blocco della Fiorentina e chiamò due interisti per rispondere sul piano fisico ai nordirlandesi. Contemporaneamente schierò tre punte, Ghiggia, Pivatelli e Da Costa, e due mezze punte: Montuori e Schiaffino. Gente brava, ma poco adatta e troppo fragile per quel clima”.

Nebbia traditrice

Nonostante la nebbia impedisca l’arrivo del portiere nordirlandese Gregg, gli attaccanti azzurri non ne sanno approfittare. Pivatelli non punge, mentre il sistema difensivo non regge e l’Irlanda del Nord segna due goal nella prima mezzora,al 13′ con McIlroy e al 28′ con la bestia nera Cush. Nella ripresa gli Azzurri cercano l’assalto alla porta avversaria, e al 56′ Da Costa sfrutta una papera del portiere Uprichard e firma il 2-1, riaprendo i giochi. Il pareggio sembra alla portata, ma un fallo di reazione di Ghiggia, particolarmente preso di mira dagli avversari, porta alla sua espulsione al 68′. In 10 contro 11 si fa molto ardua per la Nazionale italiana, che non riesce a trovare il 2° goal. È anzi l’Irlanda del Nord, in contropiede, ad andare a segno una terza volta nel finale di gara, con la marcatura dei britannici annullata però per fuorigioco.

‘La disfatta di Belfast’ è completata

Il risultato finale recita Irlanda del Nord-Italia 2-1.Gli Azzurri, vincitori di 2 Coppe Rimet, sono clamorosamente fuori dai Mondiali per la prima volta nella loro storia: a partecipare è invece l’Irlanda del Nord, che raggiunge le altre britanniche Inghilterra, Scozia e Galles, tutte eccezionalmente qualificate al torneo svedese.

IL TABELLINO

Belfast stadio Windsor Park

15 gennaio 1958, ore 14.15

IRLANDA DEL NORD-ITALIA 2-1

Marcatori: 13’ McIlroy (IR), 28’ Cush (IR), 56’ Da Costa (IT).

IRLANDA DEL NORD: Uprichard, Cunningham, McMichael, Danny Banchflower, Jackie Blanchflower, Peacock, Bingham, McIlroy, Simpson, Cush, McParland. Ct. P.D. Doherty. ITALIA: Bugatti (Napoli), Vincenzi (Inter), Corradi (Juventus), Invernizzi (Inter), Ferrario (Juventus), Segato (Fiorentina), Ghiggia (Roma), Schiaffino (Milan), Pivatelli (Bologna), Montuori (Fiorentina) Da Costa (Roma). Commissione tecnica della Federazione, allenatore: A. Foni.

Arbitro: Zsolt (Ungheria)

Spettatori: 43 mila circa.

Note: espulso Ghiggia al 68′