Sognando l’America: martedì Bosnia-Italia e sarà l’innevata Zenica ad ospitare lo spareggio per il mondiale

di Valentino Sucato

A Zenica nel cuore delle montagne bosniache attorno a Sarajevo fa molto freddo. Nella cittadina a circa 60 chilometri dalla capitale bosniaca è come se fosse pieno inverno.

Zenica, un puntino sulla carta geografica dei Balcani

Zenica piccolo centro bosniaco, martedì  il cuore della Bosnia, il suo impianto il Bilino Polje Stadium che ospiterà Bosnia-Italia può contenere 15.000 spettatori.

La finale che vale i Mondiali 2026 si gioca alle 20,45 di martedì 31 marzo e non ci saranno esami di riparazione.

Meteo diviso tra il freddo delle montagne e il clima in campo

Ma a far da contraltare sarà il caldo dello stadio al momento dell’ingresso dei ventidue in campo. Gattuso lo sa. E lo sanno anche gli azzurri che sognano l’America. Ma tra il Mondiale estivo nel continente scoperto da Colombo e i ragazzi di Gattuso c’è di mezzo l’ultimo ostacolo: la bolgia bosniaca. Se si vincere sarà sogno Mundial.

L’imbuto balcanico

Il cammino verso la qualificazione al mondiale nordamericano si restringe, diventando un imbuto stretto, ghiacciato ma non troppo. E martedì farà molto caldo nelle tribune e in campo.

La Nazionale italiana si appresta ad affrontare la finale dei playoff contro la Bosnia ed Erzegovina in un clima non certo francescano. Non si tratta solo della pressione sportiva di un Paese che non partecipa alla fase finale della Coppa del Mondo dal lontano 2014 ma di una combinazione di fattori ambientali, meteorologici e psicologici che hanno costretto lo staff tecnico azzurro ad un piano di avvicinamento rivisto già a poche ore dalla partenza.

Il nido di Coverciano, scudo contro il gelo

Gennaro Gattuso, uomo che di battaglie campali se ne intende, ha scelto la via della prudenza strategica. Le notizie arrivate da Zenica nelle ultime ore hanno infatti descritto uno scenario complicato.

Gattuso è prudente

Si prevede uno scenario da battaglia sportiva senza esclusione di colpi. Una fitta coltre di neve si è abbassata sulla città bosniaca e, nonostante le previsioni indichino un leggero rialzo delle temperature, la pioggia prevista per martedì minaccia di trasformare il terreno dello Stadion Bilino Polje in un pantano pesante e insidioso nel quale il calcio tecnico sarebbe fortemente penalizzato. Per questo motivo, il commissario tecnico ha deciso di annullare la rifinitura prevista proprio a Zenica.

Gli Azzurri sfrutteranno fino all’ultimo istante la serenità e le strutture perfette di Coverciano, svolgendo una sessione mattutina in Toscana prima di imbarcarsi sul volo charter delle 16,30 da Firenze. L’obiettivo è preservare i muscoli dei calciatori e affinare gli ultimi dettagli tattici su un campo drenato, evitando di “sporcare” la preparazione atletica in un ambiente che si preannuncia ostile già dal primo contatto. Una volta atterrati a Sarajevo e raggiunta Zenica, ci sarà spazio solo per il classico sopralluogo del terreno e per le parole dei protagonisti in conferenza stampa.

In palio c’è un Mondiale

La posta in gioco è altissima. Per l’Italia di Gattuso, Zenica rappresenta l’ultimo esame di maturità per scacciare definitivamente i fantasmi del passato e tornare nel gotha del calcio mondiale. Sarà una battaglia di nervi, di muscoli e di cuore, in uno stadio dove il silenzio non è previsto.

Serve grinta e orgoglio ma attenzione alle provocazioni

Tra i volti più attesi c’è sicuramente Federico Dimarco. Il difensore dell’Inter suo malgrado è finito involontariamente al centro di una polemica mediatica. La diffusione di un video che lo ritraeva esultare durante la lotteria dei rigori tra Bosnia e Galles ha acceso la miccia nella polveriera bosniaca, finendo per essere dipinto ‘arrogante’ dai media balcanici. E a nulla è servito quanto ha detto l’azzurro spiegando la sua posizione con fermezza direttamente dal ritiro azzurro. Dimarco ha respinto ogni accusa di mancanza di rispetto, ricordando il legame personale con Edin Dzeko e sottolineando come l’Italia, reduce da due assenze mondiali consecutive, non possa permettersi il lusso di sottovalutare nessuno.

Solidità e serenità, le armi vincenti

Il gruppo di Gattuso sembra solido, capace di restare guidare la nave azzurra anche nei momenti di difficoltà, come dimostrato anche nella sfida contro l’Irlanda del Nord. La forza mentale sarà il requisito fondamentale per uscire indenni da Zenica, dove l’ambiente proverà a far perdere la bussola ai giocatori italiani.

La Bosnia dei giovani e dei veterani

Dall’altra parte della barricata, l’entusiasmo bosniaco è ai massimi storici. La selezione guidata da Sergej Barbarez ha trovato una nuova linfa, simboleggiata dalla stellina il  diciottenne del Bayer Leverkusen, Kerim Alajbegović che ha lanciato una sfida aperta agli Azzurri. Definisce la sfida “brutale” e punta tutto sul fattore campo. La Bosnia è una squadra fisica, con un’altezza media imponente e una mentalità coriacea che le permette di correre più di 140 minuti come contro il Galles. Ma è anche una squadra di carattere capace di non crollare psicologicamente. E lo si è visto a Cardiff quando tutto sembrava ormai perso e all’ 86′ la partita ha avuto un ribaltamento imprevisto.

Miralem Pjanic ex calciatore di Roma e Juventus ha descritto lo stadio di Zenica come un vero e proprio “inferno”. Pur avendo una capienza limitata a circa 11.000 spettatori, la struttura non e certo moderna. Lungo dall’essere confortevole e accogliente a fare paura è la vicinanza del pubblico al rettangolo verde. Pressione acustica e psicologica quasi insostenibile saranno un spada di Damocle per i nervi dei giocatori azzurri, ospiti…non graditi. Secondo Pjanic, lo spogliatoio spartano e l’assenza di zone “comfort” costringono le squadre avversarie a entrare subito in una dimensione di disagio.

Partita a scacchi, il “Cigno” fa paura

Tatticamente, l’Italia dovrà fare i conti con una squadra, quella bosniaca,  che sa alternare il 4-4-2 a un più prudente 3-5-2, nella quale le veloci verticalizzazioni sono l’arma migliore. Gli Azzurri possono contare sul rientro di Alessandro Bastoni ma resta l’incognita legata alle condizioni di Gianluca Scamacca che sta lavorando a regime ridotto. Ci sarà anche Guglielmo Vicario che seppur indisponibile dopo l’operazione a Londra, il portiere del Tottenham ha voluto seguire i compagni in trasferta per testimoniare l’unità di un gruppo che sente il traguardo vicino.

Il pericolo numero uno resta Edin Dzeko. Il “Cigno”, nonostante l’età, rimane il punto di riferimento assoluto, capace di trasformare palloni vaganti in oro. Sarà lui a mettere pressione agli azzurri e bisognerà vedere tra colpi bassi, simulazioni o abbracci non certo affettuosi chi avrà la meglio. Sarà lui il barometro della partita capace con maestria ad abbassare o, al contrario alzare la pressione, in campo e sugli spalti. L’Italia dovrà essere brava a gestire il possesso palla e a non farsi schiacciare dalla foga agonistica dei padroni di casa, che cercheranno di sfruttare ogni centimetro e ogni duello aereo.

90 minuti, poi eventuali supplementari e rigori

Sarà una finale secca, Bosnia-Italia se dovesse finire in pareggio dopo i canonici 90 minuti,  si andrebbero a giocare i due tempi supplementari. Se il risultato di parità dovesse persistere si andrebbe ai calci di rigori.

Gli altri spareggi

Svezia-Polonia

Kosovo-Turchia

Repubblica Ceca-Danimarca