Giulio La Manna nella Hall of Fame, 80 anni tra volley e valori
Personaggi02 Aprile 2026 - 22:50
“Sono nato qualche mese prima della Federazione, il 1 gennaio del 1946”. Giulio La Manna i suoi 80 anni li ha festeggiati quest’anno due volte. Ci scherza su, con quella leggerezza che appartiene a chi ha attraversato una vita intera nello sport senza mai perdere il senso delle cose.
“Non mi aspettavo la benemerenza così prestigiosa. Sono orgoglioso davvero di questo e dell’affetto del mondo della pallavolo”. Parole semplici, ma dense, che raccontano più di qualsiasi curriculum. Perché il riconoscimento ricevuto – l’ingresso nella Hall of Fame, dopo la prof.ssa Lilyana Pizzo – non è solo un premio alla carriera, ma il riflesso di una presenza costante, credibile, rispettata. Un percorso lungo, costruito giorno dopo giorno, dentro e fuori dal campo.
Il legame indissolubile con la famiglia
La voce si incrina quando il pensiero torna alla sua compagna di vita. “Mia moglie Ina è stata una straordinaria compagna. Purtroppo, gli angeli l’hanno chiamata in cielo tre anni fa”. È lì che il racconto cambia tono, diventa più intimo, più profondo.
Perché dietro ogni storia sportiva importante c’è sempre una dimensione personale che ne rappresenta la vera radice. “Ho due figli, Massimiliano e Leandra, e quattro nipoti. Sono papà e nonno”.

La benemerenza FIPAV e la poliedricità nel sistema sportivo
Nei giorni scorsi, ha ricevuto a Bologna la benemerenza FIPAV: “È stata una lietissima sorpresa che mi ha fatto molto piacere. Lo considero un riconoscimento all’abnegazione verso i giovani sportivi. È anche per questo che ho deciso di accettarlo: è come se lo sportivo avesse premiato lo sportivo che è in me”.
Pallavolista, arbitro, dirigente del settore arbitrale, ma anche componente della commissione disciplinare della FIGC, Giulio La Manna si è sempre distinto per la sua straordinaria poliedricità. In Italia vanta tanti anni di Serie A, che hanno scritto la storia insieme al catanese Marco Visconti, compagno arbitrale per tanti anni (scomparso nel 2017).
Momenti da brividi: lo spareggio scudetto del 1983
“Arbitrammo insieme a Marco lo spareggio scudetto a Bologna tra la Teodora Ravenna e la Nelsen di Reggio Emilia. Erano arrivate a pari punti e, credo, fu una delle poche volte in cui si disputò uno spareggio per assegnare il titolo. Un evento bellissimo. Era il 18 aprile 1983. La Nelsen vinse il primo parziale e perse i successivi tre. Da pelle d’oca”.
In campo internazionale, per 12 anni, per La Manna ogni gara ha avuto egual peso. “In realtà tutte. Ogni partita fa storia a sé. Con l’esperienza acquisisci padronanza del fischietto e migliori nella gestione dei comportamenti dei giocatori. È un processo continuo: allenamento, osservazione e aggiornamento costante”.
L’anima del regolamento: l’arbitro come educatore
Un cambiamento importante nel ruolo arbitrale non è di certo passato inosservato. “Ho sempre detto di essere ‘l’anima del regolamento’. Il punto di arrivo è sentirsi tranquilli, diventare il raziocinio nell’applicazione delle regole. Ma fondamentale è il buonsenso: spesso ti aiuta a risolvere situazioni che il regolamento da solo non riesce a coprire”.
La Manna ha sempre predicato i valori dello sport e sull’arbitro ha avuto da sempre idee chiare: “Lo sport è uno strumento educativo: serve a formare i giovani alla vita. L’arbitro, in questo, ha una funzione sociale importante”. Il passaggio dal seggiolone alla scrivania è stato naturale: “Ho sempre avuto una predisposizione organizzativa, già da giovane. È stato un percorso coerente con quello che sono sempre stato”.
Tra Calcio e Comunicazione: una visione a 360 gradi
Il suo ingresso nel calcio è avvenuto grazie a Gianfranco Provenzano, allora presidente del CSI di Palermo: “Mi chiese una mano in commissione e accettai volentieri. Così mi sono trovato a operare tra FIPAV e FIGC nello stesso periodo”.
Un ricordo tocca Giulio La Manna, quando da buon visionario cominciò a informare sul ruolo dell’arbitro attraverso la rivista “Volley Sicilia”: “Scrivevo soprattutto articoli tecnici sull’arbitraggio. La cultura sportiva e la comunicazione possono aiutare molto a diffondere e valorizzare il ruolo dell’arbitro. Oggi ci sono i social”.
Ottant’anni festeggiati due volte, dice. Ma in realtà sono ottant’anni vissuti pienamente, con coerenza e passione. E con un pensiero che torna sempre lì, a Ina. Non solo un ricordo, ma una presenza che continua ad accompagnarlo, dentro e fuori dal campo.