10-05-2026 Giro D'italia; Tappa 03 Plovdiv - Sofia; 2026, Bahrain Victorious; Caruso, Damiano; Plovdiv;
Damiano Caruso, il cuo terzo ad Andalo nell’ultimo ballo in maglia rosa
Il Giro d’Italia 2026 continua a regalare storie che vanno oltre il semplice risultato sportivo. La 17ª tappa, da Cassano d’Adda ad Andalo, lunga 202 chilometri, ha consegnato agli appassionati una di quelle immagini destinate a restare iconiche. Damiano Caruso, 38 anni, ancora davanti a tutti a lottare per una vittoria di tappa, ancora protagonista sulle strade della Corsa Rosa che più di ogni altra gara ha segnato la sua carriera.
Alla fine è arrivato un terzo posto, alle spalle di Michael Valgren e Andreas Leknessund, ma il risultato racconta solo una parte della giornata vissuta dal corridore della Bahrain Victorious. Perché ad Andalo, Caruso ha mostrato ancora una volta il carattere, la resilienza e la tenacia che lo hanno trasformato, negli anni, da gregario modello a icona del ciclismo italiano.
La frazione si annunciava esplosiva già alla vigilia. Un lungo tratto pianeggiante nella prima parte e poi le salite del Passo dei Tre Termini e della Cocca di Lodrino prima dell’arrivo verso Molveno e Andalo. Insomma, il terreno ideale per una fuga da lontano. Ed è esattamente quello che è successo.
Fin dalle prime pedalate la corsa è stata un’autentica battaglia. Tantissimi corridori hanno cercato di entrare nella fuga giusta e il gruppo ha viaggiato a velocità altissime per oltre un’ora. Caruso si è fatto trovare pronto, restando sempre nelle prime posizioni e riuscendo infine a inserirsi nell’azione decisiva.
Nel finale, quando il gruppo dei battistrada si è progressivamente selezionato, il siciliano è rimasto tra i più forti. Negli ultimi chilometri ha gestito esperienza ed energie con lucidità, resistendo ai continui scatti degli avversari. Solo l’attacco finale di Michael Valgren, partito nell’ultimo chilometro, gli ha negato una vittoria che avrebbe avuto un valore simbolico enorme.
Caruso ha chiuso terzo, a sei secondi dal danese, conquistando però anche l’ingresso nella top ten della classifica generale.
E soprattutto ha continuato a conquistare il pubblico.
Parlare di Damiano Caruso significa raccontare uno dei percorsi più autentici del ciclismo degli ultimi anni.
Il corridore siciliano debuttò al Giro d’Italia nel 2012, mettendosi subito in evidenza tanto da indossare anche la Maglia Bianca. Negli anni successivi diventò uno degli uomini squadra più affidabili del gruppo internazionale. Un gregario silenzioso, instancabile, sempre al servizio dei capitani.
Ha lavorato per campioni come Vincenzo Nibali, Ivan Basso e Mikel Landa, costruendosi una reputazione enorme all’interno del gruppo pur senza cercare i riflettori.
Poi arrivò il Giro del 2021.
Quella corsa cambiò tutto.
Dopo il ritiro di Landa, Caruso si ritrovò improvvisamente leader della Bahrain Victorious. In molti pensavano che avrebbe semplicemente difeso un buon piazzamento, ma lui trasformò quell’occasione nella favola sportiva della sua vita.
La ventesima tappa verso l’Alpe Motta resta ancora oggi una delle imprese più emozionanti degli ultimi anni della Corsa Rosa: attacco da lontano, vittoria in solitaria e secondo posto finale nella classifica generale alle spalle di Egan Bernal.
Da quel momento Damiano Caruso non è stato più soltanto un gregario. È diventato il simbolo di un ciclismo umano, fatto di sacrificio, umiltà e perseveranza. Cassani lo ha chiamato più volte in maglia azzurra
Il terzo posto ottenuto oggi assume un significato ancora più grande se si considera il contesto.
Caruso sta disputando il suo ultimo Giro d’Italia. A quasi 39 anni continua a essere competitivo contro corridori molto più giovani e aggressivi. Con il podio di Andalo è diventato il corridore più anziano dai tempi di Gino Bartali nel 1954 a salire su un podio di tappa al Giro.
Un dato che racconta la straordinaria longevità sportiva del siciliano.
Ma soprattutto racconta la sua capacità di non arrendersi mai.
Dopo il traguardo, Caruso ha parlato con emozione, lasciando dichiarazioni che raccontano perfettamente il momento che sta vivendo:
“È stata davvero dura oggi. Fin dall’inizio, tutti sapevano che poteva essere una tappa di fuga, quindi penso che quasi 170 corridori abbiano provato a unirsi all’azione. È stata una grande lotta, soprattutto nella prima parte, perché era completamente pianeggiante. Poi, sul primo GPM, ho provato a passare e alla fine mi sono unito alla fuga. Dopo di che, è stata una lunga giornata con molti corridori davanti, e nel finale è diventata davvero dura. Quando eravamo rimasti in 10 o 12, tutti hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda, e devo dire che ero al limite. Ma sono stato anche intelligente a giocare le mie carte fino alla fine. Finire sul podio significa molto per me. Ho quasi 39 anni, questo è il mio ultimo Giro d’Italia, e il mio sogno è lasciare questa corsa con un grande ricordo. Certo, ho mancato la vittoria, ma onestamente, oggi mi sento come se avessi vinto, perché ancora una volta ho dimostrato di avere carattere. Voglio dire grazie a tutti per il supporto, soprattutto grazie allo staff e alla squadra, perché hanno creduto in me, e questo significa molto. E ovviamente, grazie a tutti i tifosi che mi hanno sostenuto per tutta la giornata e in queste tre settimane. Sono felice, e questa è la cosa più importante.”
Anche il direttore sportivo Franco Pellizotti ha sottolineato il valore della prestazione del corridore siciliano:
“Siamo davvero felici e orgogliosi di Damiano oggi. Era una buona opportunità per lui di puntare alla tappa, soprattutto al suo ultimo Giro d’Italia, e ha lottato fino alla fine.
Non è stato facile in un gruppo così numeroso con tanti corridori forti, ma ha gestito bene la corsa ed è arrivato sul podio. Siamo felici e orgogliosi del suo impegno”.
Ci sono corridori che vengono ricordati per il numero di successi. Altri, invece, per ciò che hanno rappresentato.
Damiano Caruso appartiene alla seconda categoria.
La sua carriera racconta il valore del lavoro silenzioso, della dedizione assoluta e della capacità di aspettare il proprio momento senza smettere mai di credere in sé stessi. È il simbolo di tutti quei corridori che costruiscono le vittorie degli altri e che, qualche volta, riescono anche a prendersi la scena.
Il Giro d’Italia lo saluta oggi come uno dei suoi interpreti più sinceri.
E forse è proprio questo il senso più bello del suo terzo posto ad Andalo, non un semplice piazzamento, ma l’ennesima dimostrazione che il ciclismo, ogni tanto, sa ancora premiare il cuore.