Il Giro d’Italia entra nel suo ultimo, decisivo fine settimana e lo fa con la tappa più dura, spettacolare e probabilmente determinante dell’intera edizione.
La Feltre-Alleghe di 151 chilometri non concede tregua: sei Gran Premi della Montagna, quasi 5000 metri di dislivello e soprattutto il Passo Giau, Cima Coppi della corsa, pronto a diventare il giudice supremo della classifica generale.
Una frazione apparentemente breve, ma che nasconde una delle giornate più massacranti viste negli ultimi anni alla Corsa Rosa. È il classico tappone dolomitico senza respiro, costruito interamente tra salite e discese, dove ogni chilometro può scavare distacchi enormi. Per gli uomini di classifica non ci saranno momenti per recuperare energie: appena terminata una scalata, ne inizierà subito un’altra.
La sensazione è che questa possa essere la giornata della verità. Jonas Vingegaard arriva alla tappa regina con la maglia rosa saldamente sulle spalle e con la consapevolezza di essere stato, finora, il padrone assoluto delle grandi salite. Il danese ha già imposto la propria legge sugli arrivi in quota e ora punta apertamente al quinto successo parziale di questo Giro, un bottino che gli permetterebbe di avvicinare le sei vittorie di tappa conquistate da Tadej Pogacar nell’edizione 2024.
Ma oltre alla caccia alla vittoria, c’è un altro obiettivo che rende questa tappa ancora più importante: blindare definitivamente il Giro. Perché se è vero che Vingegaard sembra inattaccabile, è altrettanto vero che dietro di lui la lotta per il podio è ancora apertissima e una giornata simile può ribaltare completamente la classifica.
La tappa entrerà nel vivo quasi subito. Dopo un breve tratto iniziale, il gruppo affronterà il Passo Duran, prima vera selezione della giornata: oltre dodici chilometri con una pendenza media superiore all’8%, con tratti che toccano il 14%. Una salita già sufficiente per mettere in difficoltà molti corridori, ma che rappresenta soltanto l’inizio di un autentico inferno dolomitico.
Subito dopo arriveranno il Coi e la Forcella Staulanza, due ascese ravvicinate che spezzeranno ulteriormente il gruppo. Il Coi, in particolare, è uno di quei muri capaci di fare male alle gambe e alla testa: quasi il 10% di pendenza media e punte che arrivano addirittura al 19%.
Poi sarà il momento del Passo Giau, il gigante di questa edizione del Giro. Quasi dieci chilometri al 9,3% medio, senza un metro di respiro, immersi nello scenario spettacolare delle Dolomiti. A quota 2233 metri verrà assegnata la Cima Coppi, il punto più alto dell’intera corsa. È il terreno ideale per un attacco di Vingegaard, che potrebbe decidere di fare la differenza già sulle rampe più dure del Giau per stroncare definitivamente ogni resistenza.
Ma anche dopo la discesa non sarà finita. Il Passo Falzarego aggiungerà ulteriore fatica nelle gambe dei corridori prima dell’ultima, terribile ascesa verso i Piani di Pezzé ad Alleghe. Cinque chilometri apparentemente brevi, ma con una pendenza media vicina al 10% e punte del 15%. Una salita nervosa, stretta, ricca di tornanti e senza possibilità di recupero, con l’ultimo chilometro costantemente attorno all’11%.
In una giornata del genere conteranno non soltanto le gambe, ma anche la gestione delle energie e la capacità di leggere la corsa. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco anche il Red Bull Km, la novità introdotta nel 2025 e confermata quest’anno. A differenza dei tradizionali traguardi volanti, questo sprint intermedio assegna secondi di abbuono validi per la classifica generale: sei secondi al primo, quattro al secondo e due al terzo. Posizionato strategicamente vicino al finale, potrebbe diventare un elemento tattico importante soprattutto nella battaglia per il podio.
Dietro Vingegaard, gli uomini più attesi sono Felix Gall e Jai Hindley. L’austriaco si è dimostrato finora il più brillante in salita alle spalle della maglia rosa e sogna di consolidare un posto sul podio. Hindley, invece, sembra in crescita e potrebbe scegliere proprio la tappa regina per tentare un attacco da lontano e recuperare posizioni in classifica.
Occhi puntati anche su Michael Storer, Giulio Pellizzari, Thymen Arensman e Giulio Ciccone, corridori che possono accendere la corsa sia con azioni offensive sia nella lotta per un successo di tappa che avrebbe enorme prestigio. Più difficile, ma non impossibile, immaginare un ritorno di uomini come Egan Bernal o Enric Mas, chiamati a una prova di orgoglio sulle montagne più dure del Giro.
La partenza è fissata alle 12:45, ma la sensazione è che la corsa esploderà molto presto. Perché questa non è una tappa normale: è la tappa regina, quella che ogni scalatore sogna e teme allo stesso tempo. Una giornata in cui il Giro d’Italia può essere definitivamente conquistato o clamorosamente riaperto.
E su tutte le montagne delle Dolomiti aleggia una domanda: esiste davvero qualcuno capace di battere Jonas Vingegaard?