I violenti disordini scoppiati sugli spalti del “Renzo Barbera” durante la caldissima semifinale di ritorno dei playoff della scorsa stagione hanno ricevuto il conto della giustizia sportiva e penale. Al termine di una meticolosa attività investigativa condotta dagli agenti della Digos, il Questore ha emesso otto provvedimenti di Daspo nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili della rissa scatenatasi in tribuna autorità lo scorso 20 maggio.
Il bilancio delle misure interdittive colpisce in modo particolare la cerchia ristretta del direttore sportivo del Catanzaro, Ciro Polito. Tra i destinatari del divieto figurano infatti quattro membri riconducibili alla delegazione ufficiale del club giallorosso: la moglie del dirigente Arianna Letizia (47 anni), il figlio Vincenzo Polito (27 anni), la figlia Alessia Polito (22 anni) e il match analyst della squadra, legato da vincoli di parentela con la famiglia del ds. Il provvedimento ha colpito anche l’altro versante della tifoseria, lasciando fuori dagli stadi due supporter del Palermo e persino due steward in servizio nell’impianto di viale del Fante.
L’escalation di violenza è stata interamente filmata dai sistemi di videosorveglianza dello stadio, permettendo alla polizia di isolare le singole responsabilità. Secondo i riscontri investigativi, le frizioni sono iniziate alla fine del primo tempo a causa di alcuni comportamenti ritenuti provocatori da parte del figlio del ds calabrese. Al richiamo di un tifoso di casa, il giovane avrebbe risposto colpendolo con una manata e spingendolo contro le sedute.
In pochi secondi l’area si è trasformata in una vera e propria scazzottata che ha visto l’intervento caotico degli altri familiari del dirigente, di due sostenitori rosanero e dei due addetti alla sicurezza, i quali anziché sedare gli animi avrebbero preso parte attiva ai disordini. Oltre alle sanzioni amministrative, per tutti i soggetti coinvolti è scattata la denuncia a piede libero per rissa aggravata. Ai tre giovani sostenitori del Catanzaro viene inoltre contestato il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.
Le sanzioni presentano una durata differenziata a seconda della gravità delle condotte accertate:
Stop di due anni: inflitto al figlio del ds Polito, a uno steward di 37 anni e a un tifoso palermitano di 38 anni.
Stop di un anno: applicato a tutti gli altri cinque indagati.
L’interdizione della Questura è totale e stringente. I sanzionati non potranno accedere ad alcuna manifestazione calcistica sul territorio nazionale ed europeo, dalle amichevoli fino ai massimi campionati professionistici e dilettantistici (dalla Serie A alla Terza Categoria).
La misura restrittiva include il divieto di stazionare nei pressi di stazioni ferroviarie, fermate della metropolitana, aeroporti, caselli autostradali e autogrill utilizzati dai flussi di tifosi nelle due ore antecedenti e successive ai match. Inoltre, è fatto divieto assoluto di avvicinarsi a meno di 500 metri dai centri sportivi e dai luoghi di ritiro delle rispettive squadre o della Nazionale Italiana. La violazione di tali prescrizioni comporta sanzioni penali severissime, con il rischio concreto della reclusione da uno a tre anni e ammende finanziarie comprese tra i 10.000 e i 40.000 euro.