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Volley | Trofeo delle Regioni, la partita che cambia tutto: Linda Troiano racconta la sfida con il Lazio

LE STORIE DIETRO I NUMERI
Perché il risultato è soltanto l’ultima riga del racconto

Capitolo II: il cuore umano dell’impresa

C’è sempre una partita che cambia un torneo. Per la Sicilia è stata quella contro il Lazio. Da quel momento, la possibilità di arrivare fino in fondo smette di sembrare un sogno e diventa una convinzione. Ma il cuore di questa storia non è una vittoria. È un gruppo di ragazze che scopre di poter andare oltre i propri limiti. Dopo il I capitolo dedicato al “cambiamento culturale del volley siciliano”, il racconto di Linda Troiano sul TDR 2026, continua…

C’è sempre una partita che cambia un torneo

Le partite assegnano una qualificazione. Oppure cambiano il modo in cui una squadra guarda se stessa.

Per Linda Troiano quella partita ha un nome preciso: Lazio.

Lo dice senza esitazione.

“La partita contro il Lazio. Quella è stata la partita, non una partita. È quella che ci ha dato la svolta al nostro percorso. Lì abbiamo capito che potevamo fare veramente bene”.

Il gruppo smette di chiedersi fino a dove possa arrivare.

Comincia semplicemente a giocare una partita dopo l’altra. Senza fare calcoli. Senza guardare il nome dell’avversario.

Il carattere prima della tecnica

È curioso.

Quando ripensa a quella settimana Linda non parla di schemi o di tattica.

Parla delle ragazze.

“Mi porto dietro l’immagine di quattordici ragazze che hanno dato tutto quello che potevano dare. Anzi, penso che ci siamo spinti ben oltre quello che ognuna di loro pensasse di poter dare. Ho chiesto a loro un sacrificio in più, già dai collegiali, e loro hanno risposto”.

Dentro questa risposta c’è il significato più autentico dell’impresa.

Il carattere non nasce nel momento decisivo. Arriva molto prima.

Negli allenamenti in cui nessuno guarda. Nei dettagli ripetuti fino a diventare abitudine.

Contro il Lazio tutto questo diventa visibile.

“Siamo partite sempre in svantaggio. Anche contro il Lazio perdiamo il primo set 30-28, poi rientriamo in campo, andiamo ancora sotto di cinque o sei punti e riusciamo a recuperare. Con ragazze di quattordici e quindici anni non è affatto scontato. Questo è il segno del grande carattere che hanno avuto”.

Prima della tecnica. Prima dei centimetri. Arriva il coraggio.

L’abbraccio che vale una medaglia

Poi Linda si ferma. Sorride ancora una volta.

Le chiediamo quale immagine porterà con sé quando il Trofeo delle Regioni sarà soltanto un ricordo e lei sceglie un abbraccio.

“Quella che mi ha fatto più emozionare è stata vedere le ragazze che, ancora prima di andare ad abbracciare i propri genitori, andavano ad abbracciare i loro allenatori”.

Pochi secondi. Dentro c’è una vita intera.

Ci sono le palestre.

Le trasferte.

Le sconfitte.

Le correzioni.

Ci sono gli allenatori che accompagnano la crescita di una ragazza molto prima che qualcuno inizi a parlare di Trofeo delle Regioni.

Linda ricorda anche una frase pronunciata da Maurizio Garozzo: “Noi siamo i loro genitori pallavolistici”.

Forse è proprio così. Gli abbracci, in fondo, raccontano il tempo.

Una settimana giocata davanti alla propria gente

Catania, per una settimana, è diventata la casa della pallavolo siciliana.

“Il contributo del giocare in casa è stato enorme. Abbiamo sentito il calore di tutta la Sicilia e questo ha permesso alle ragazze, anche nei momenti più difficili, di risalire la china”.

Quel calore arriva da chi ha scelto di esserci.

Non era soltanto quello del pubblico, ma di un intero movimento che si riconosceva in quelle ragazze.

“È stato bello vedere tantissimi allenatori di varie società, anche senza atlete coinvolte direttamente. Erano lì per guardare pallavolo di alto livello. Questo ti fa capire quanto interesse ci sia nel nostro movimento”.

In quei giorni, ha giocato un’intera regione.

Quando la squadra diventa comunità

Le classifiche finiscono negli archivi, le emozioni restano nelle persone.

Linda porta via con sé gli occhi lucidi delle sue ragazze.

“Ho visto tanta felicità, tanta unione e tanta commozione. Ho visto ragazze che hanno realizzato un sogno. E questo permetterà loro di continuare a sognare, perché hanno capito che nulla è impossibile”.

Poi aggiunge una riflessione.

“Questo Trofeo mi ha insegnato che non bisogna mai smettere di sognare. Molto spesso guardiamo chi sta davanti pensando che sia irraggiungibile. Invece, ho capito che – con il lavoro, l’impegno e il gruppo – i sogni si possono realizzare”.

L’immagine che resterà è quella di quattordici ragazze che corrono verso i propri allenatori.

Il quarto posto finirà negli archivi. Quell’abbraccio, invece, continuerà a raccontare ciò che nessuna classifica riuscirà mai a misurare.

Un giorno, forse tra cento anni o forse molto prima, la storia dello sport ci spiegherà perché quel quarto posto è stato possibile.

Nel prossimo capitolo

L’ultimo viaggio nelle “Storie dietro i numeri” del Trofeo delle Regioni guarderà oltre. Linda Troiano rifletterà sul futuro del volley siciliano, sulla crescita del movimento e sulla sfida più difficile: trasformare un’impresa in un punto di partenza.

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Published by
Domenico Abbriano