L’Italia si affida alla saggezza del “Sir”, Claudio Ranieri guida la rifondazione azzurra con Roberto Mancini

di Redazione

Quando si dice riavvicinarsi a casa, a volte è una questione di pura geografia urbana, oltre che di cuore. Fino a poco tempo fa, per raggiungere il campo di allenamento di Trigoria, Claudio Ranieri doveva attraversare l’intera capitale da nord a sud, sfidando l’estenuante traffico romano. Oggi, per varcare la soglia del palazzo della Federcalcio in via Allegri, gli basterà una passeggiata di un quarto d’ora tagliando uno spicchio di ombra a Villa Borghese. Casa e bottega nel cuore del quartiere Parioli: la cornice perfetta per inaugurare l’ultima, grandiosa sfida di una carriera straordinaria.

A settantadue anni compiuti, l’uomo dei miracoli sportivi ha deciso di rimettersi nuovamente in gioco. L’annuncio ufficiale è arrivato dal presidente del CONI Giovanni Malagò: Claudio Ranieri è il nuovo Direttore Tecnico della Nazionale e ricoprirà la carica di Presidente del Club Italia. Una nomina strategica che si intreccia con il ritorno in panchina di Roberto Mancini, ricomponendo un tandem di assoluto spessore per rilanciare le sorti del calcio italiano.

Il retroscena del viaggio e l’addio alla pensione con i nipotini

La chiamata decisiva era nell’aria già da diversi giorni. Ranieri la si aspettava e, fedele alla sua parola, non ha esitato nemmeno un secondo quando la proposta si è concretizzata. Sotto lo sguardo attento e complice della moglie Rosanna, ha preparato in tutta fretta un trolley lasciando la sua tenuta di Stalettì, una gemma incastonata a picco sul mare della Calabria. Da lì, la corsa verso l’aeroporto di Lamezia Terme per salire sull’ultimo volo diretto nella Capitale.

I suoi piani iniziali erano ben diversi: dopo la cavalcata epica alla guida del Cagliari — condotto prima in Serie A con il miracolo del San Nicola di Bari e poi condotto a una memorabile salvezza —, Sir Claudio sembrava pronto per un meritato riposo. Chiusa la parentesi con la Roma, segnata da un trauma d’addio dopo le divergenze con la dirigenza e con Gian Piero Gasperini, l’allenatore romano accarezzava l’idea di “sedersi su una panchina al parco a godersi i nipotini”. Tuttavia, il richiamo della Maglia Azzurra ha stravolto ogni programma.

Non sarà il commissario tecnico di campo — ruolo al quale aveva dovuto rinunciare dopo le dimissioni di Luciano Spalletti per il mancato via libera del patron della Roma Dan Friedkin al doppio incarico — ma assumerà una veste persino più profonda: quella di regista e garante dell’intero settore tecnico federale.

«Non potrei mai dire di no alla Nazionale», confidava negli ultimi tempi alle persone più vicine, ribadendo un concetto espresso di recente: «Allenatore o direttore tecnico per me non fa alcuna differenza. Ho dovuto farmi da parte quando ero legato alla Roma, ma adesso sono libero di scegliere. Se succede, non mi tiro indietro».

Il dietro le quinte: autonomia decisionale e riforme di base

La scelta di Ranieri poggia su basi solide e risponde a un’esigenza prioritaria: ripristinare la normalità all’interno di un sistema che ha bisogno di ripensarsi dalle fondamenta. Nella sua carriera, Claudio Ranieri è sempre stato l’ “Aggiustatore”, il profilo ideale a cui affidare situazioni d’emergenza o ambienti sfilacciati. Lo ha fatto portando il Leicester alla più incredibile delle favole della Premier League, salvando il Parma in condizioni disperate e portando la Roma a un passo dallo scudetto dopo averla ereditata nei bassifondi della classifica.

In Federazione il suo lavoro non inciderà sulle scelte tattiche della domenica o sulle intuizioni di mercato, ma godrà di una totale e assoluta autonomia decisionale nella riorganizzazione dell’area tecnica.

I suoi compiti principali toccheranno aspetti cruciali del movimento:

Armonia tra le Selezioni: Lavorare a stretto contatto con Roberto Mancini per definire un’identità comune che colleghi la Nazionale maggiore a tutto il filiera delle selezioni giovanili.

Valorizzazione del talento italiano: Individuare percorsi strutturati che consentano ai giovani di trovare spazio reale nei club di appartenenza, puntando sul recupero della tecnica individuale prima ancora che sulla tattica esasperata.

Rafforzamento dell’identità federale: Mettere il buon senso e la propria reputazione internazionale al servizio della FIGC per creare un ambiente sereno e coeso.

L’incastro perfetto: la suggestione Gianfranco Zola

Nel progetto di rifondazione guidato da Ranieri potrebbe inserirsi a breve un’altra figura iconica del nostro calcio: Gianfranco Zola. L’intesa tra i due ha radici profonde, risalenti ai tempi del Chelsea, quando Sir Claudio valorizzò al massimo le qualità di “Magic Box”, da sempre considerato dal tecnico romano come uno dei calciatori più intelligenti e talentuosi che abbia mai allenato. L’eventuale inserimento di Zola nell’organigramma federale rappresenterebbe un ulteriore tassello di qualità per la supervisione dei giovani prospetti sul territorio.

Romano e romanista come Malagò, Ranieri ha la rara virtù di essere una figura trasversale, capace di unire e mettere d’accordo tutte le anime del pallone italiano, dai dirigenti ai tifosi. Un uomo maturo che non ha mai avuto paura di assumere decisioni impopolari per il bene comune, ponendo sempre il concetto del “Noi” davanti all’ “Io”.

Mentre il cammino verso i prossimi impegni internazionali prende forma, Claudio Ranieri si appresta a varcare i cancelli di via Allegri. Il parco con i nipotini può attendere ancora un po’: per concedersi qualche pausa rigenerante, gli basterà una breve sosta tra le panchine di Villa Borghese, lungo la strada che porta la Nazionale verso il Mondiale.