Nuoto, Longo “Qualificazione inaspettata, è una seconda giovinezza”

di Simone Milioti

Giuseppe Longo classe 1998 tesserato del Kiran Club inizia a nuotare presto quando ha solo tre anni e mezzo, insieme al fratello muove le prime bracciate nella piscina di Carlentini. Lì ha una squadra che però col tempo perde pezzi finché non resta solo, nelle prime fasi si tessera con la Catania Nuoto 2000 e la Sicilia Nuoto, fa sacrifici con la mamma che lo prendeva da scuola per portarlo all’allenamento. Nel 2014 l’incontro con Peppe Scammacca e gli allenamenti che iniziano a distanza con lui che resta a Carlentini mentre il tecnico allenava a Brescia.
“Sono stato tesserato – ricorda Longo – in quel periodo con la squadra lombarda Vittoria Alata e ogni tanto salivo per allenamenti e gare”. Dopo un lungo periodo di inattività il ritorno al nuoto nel 2022, sempre con Scammacca, ma a parti quasi invertite perché dopo una tappa di avvicinamento al campionato regionale tocca a Longo andare via dalla Sicilia per motivi di lavoro.
In questa stagione a marzo Scammacca torna a seguire a distanza Longo mandandogli gli allenamenti e lui, tesserato con la Kiran Club, prende parte alle gare a cui può sfruttando incastri e permessi al lavoro. Nel recente Trofeo Kiran il ritorno alle gare in Sicilia e il tempo nei 100 stile libero gli ha permesso di qualificarsi, con lo scorrimento in graduatoria, ai campionati italiani di categoria. Giuseppe Longo, classe 1998, è un esempio di volontà e determinazione.

Intervista a Giuseppe Longo

Essere un nuotatore agonista e quindi avere impegni da rispettare e soprattutto da incastrare come l’ha aiutata nella sua vita?
“Nella fase adolescenziale è stato anche faticoso perché gli amici facevano tutt’altro rispetto a quello che facevo io. Incastrare le uscite con gli amici, gli allenamenti, le gare, stare qualche giorno fuori se c’era qualche trasferta. Quello che mi ha spinto è l’amore per il nuoto”.
Che tipo di nuotatore è? Ha fatto sempre 50 e 100 stile libero?
“All’inizio, ma lo ricorda più mia mamma, ho fatto l’esordio come delfinista e anche qualche apparizione a dorso. Lo stile libero mi fruttava di più e ho cambiato, mi sono sempre concentrato sulle distanze più brevi ma secondo il mio allenatore potrei fare anche i 200. Sulla vasca direi che preferisco la lunga, le subacquee non sono il mio forte”.
Com’è allenarsi da solo perché comunque Peppe la segue ma mandandole gli allenamenti.
“Io mi allenavo giù sempre comunque da solo perché ero rimasto solo io in quella ex squadra e quindi quando io andavo in piscina ad allenarmi dopo la scuola seguivo gli allenamenti che mi dava Peppe giornalmente. Devo incastrare gli orari del lavoro con gli orari del nuoto libero non è semplice anche perché al nord al pomeriggio le piscina chiudono agli esterni per dare spazio alle società di agonisti. Non ho voluto mai tesserarmi con un’altra squadra anche per rispetto a Peppe che si impegna molto e anche per un legame affettivo. Ho comunque fatto gare a Lodi quest’anno”.
Quando si è reso conto che comunque tutto questo funzionava?
“Quest’anno a Caltagirone dopo solamente dopo due mesi di allenamento non mi aspettavo di realizzare quel tempo nei 100 stile libero, sono rimasto molto sorpreso e quindi da allora mi è venuta ancora più la voglia di allenarmi per cercare di migliorare e di fare sempre di più”.
La sua è una bella storia anche di volontà e che può essere d’esempio ai più giovani, che consiglio darebbe loro?
“Se una persona vuole fare quello che gli piace cerca tutti i modi possibili di fare, di incastrare il tutto. Ovviamente ci sono le priorità, prima la scuola, poi il lavoro, io stesso per il lavoro sono rimasto lontano e a volte è ancora così. Ad esempio a me piace nuotare e riesco a incastrare tutto, non sono grandissimo faccio 28 anni ma comunque realizzare tempi più bassi di quanto ero più ragazzino mi fa vivere una seconda giovinezza”.