Mondiali di Montréal 2026, l’Italia chiude in vetta per numero di medaglie con Spagna e Belgio

di Redazione

Cinque podi complessivi per la spedizione azzurra guidata dal presidente Dagnoni. Nella gara Élite vince Brandon McNulty, Giulio Ciccone chiude nono dopo un attacco nel finale

L’avventura della Nazionale italiana ai Campionati Mondiali di ciclismo su strada di Montréal si è conclusa con la prova Élite maschile e il nono posto ottenuto da Giulio Ciccone. Il bilancio finale per gli azzurri registra ben 5 medaglie (un oro, tre argenti e un bronzo), un bottino complessivo nettamente superiore rispetto alle ultime edizioni della rassegna iridata. Il punto più alto della spedizione è arrivato con la splendida medaglia d’oro conquistata nella Team Time Trial Mixed Relay, a dimostrazione dell’ottimo valore di squadra e della continuità del movimento azzurro in tutti i settori.

A impreziosire il medagliere si aggiungono i tre argenti firmati da Filippo Ganna nella cronometro Élite, da Nicolas Milesi nella crono Under 23 e da Matilde Rossignoli nella prova in linea Junior, oltre alla medaglia di bronzo ottenuta da Elisa Longo Borghini nella corsa in linea Élite femminile. A questi podi si affiancano numerosi piazzamenti tra i primi dieci, tra cui spicca il quarto posto della stessa Longo Borghini nella cronometro individuale. Nel medagliere ufficiale per nazioni l’Italia si attesta in quarta posizione, ma con cinque podi totali condivide la prima piazza per numero complessivo di medaglie al pari di Spagna e Belgio.

Il presidente della FCI Cordiano Dagnoni ha commentato positivamente la trasferta canadese: «È stata una bella avventura, conclusa con una splendida prova della Nazionale élite oggi, capace di lottare fino alla fine per un successo che in alcuni momenti abbiamo pensato potesse arrivare. Dal punto di vista dei risultati, siamo saliti sul podio quasi tutti i giorni e con un po’ di fortuna avremmo potuto anche trasformare qualche argento in oro. Non vale la pena recriminare, perché tutti gli atleti oggi, come anche nei giorni scorsi, hanno mostrato coraggio e difeso con onore e orgoglio la Maglia Azzurra ed è questa la cosa più bella. Complimenti a loro, ai tecnici e allo staff presente in Canada e alle società sportive. Il nostro movimento ha dato un segnale forte anche in un contesto sempre più competitivo e difficile. Adesso ci aspettano gli Europei, dove spero si riescano a ripetere le belle prove di questi giorni».

Gara Élite: trionfo per McNulty, Ciccone ci prova con Pidcock e chiude 9°

La prova regina Élite maschile ha incoronato lo statunitense Brandon McNulty, capace di aggiudicarsi il titolo mondiale al termine di una gara durissima chiusa in 6h17’04”. Alle sue spalle, distanziati di 13 secondi, l’australiano Michael Matthews e l’olandese Mathieu van der Poel hanno conquistato rispettivamente l’argento e il bronzo regolando il gruppo degli inseguitori. L’Italia è rimasta costantemente nel vivo della corsa e ha portato Giulio Ciccone a giocarsi un piazzamento di prestigio fino alle fasi conclusive. Il corridore abruzzese ha sferrato un attacco decisivo in salita insieme al britannico Tom Pidcock, prima di venire riassorbito dal gruppo dei migliori e terminare in nona posizione a 14” dal vincitore. Tra gli altri italiani arrivati al traguardo si segnalano il 18° posto di Christian Scaroni (a 3’12”), il 20° di Davide Piganzoli (a 3’20”) e il 55° del giovane Lorenzo Mark Finn (a 10’). Non hanno invece portato a termine la prova Alberto Bettiol, Giulio Pellizzari, Matteo Trentin e Mattia Cattaneo.

Nelle interviste del post-gara, Giulio Ciccone non ha nascosto un pizzico di rammarico: «Mi dispiace, meritavamo di più. Nel finale si sono rimescolate le carte e comunque ci siamo trovati con gente come Van der Poel, Pedersen e Simmons, che aveva tutto l’interesse a chiudere. Anche in salita ho provato la mia mossa con Pidcock: le forze erano quelle che erano. Per un momento ci ho creduto, perché si intravedeva McNulty davanti ed eravamo, mi sembra, a quindici-venti secondi. Dietro si era aperto un buco e con Pidcock avevamo entrambi interesse ad andare a tutta. Poi però da dietro hanno chiuso e mi dispiace vedere il risultato».

Il giovane Lorenzo Mark Finn ha condiviso le sensazioni al suo debutto: «La prima esperienza a un Mondiale Elite me la ricorderò per sempre, perché credo sia stata la giornata più dura della mia vita. Fino a un certo punto mi sono divertito, poi si sono un po’ spente le luci e non mi sono divertito più. Stavo bene, poi non stavo più bene. Però credo sia stato un mattoncino importante per il futuro. Non so bene come sia venuta la corsa, ma credo sia stata dura per tutti».

Infine, il Commissario Tecnico Roberto Amadio ha tracciato l’analisi tattica della corsa: «È stata una gara iniziata da lontanissimo, subito con i big protagonisti, da Van der Poel a Van Aert, fino ai nostri atleti, che sono stati bravissimi per come hanno corso. Hanno fatto quello che avevamo stabilito nella riunione. Bravo Ciccone, ci ha provato e ha corso per il podio fino a sette chilometri dall’arrivo, con l’attacco insieme a Pidcock. Il controllo serrato fra i big ha poi permesso il rientro di corridori come Matthews, Pedersen e dello stesso Van der Poel, compromettendo la possibilità di ottenere un risultato migliore. Il nono posto di Giulio è comunque importante, perché ottenuto confrontandosi con i migliori al mondo. Hanno fatto una bellissima corsa anche Piganzoli e Scaroni, così come Bettiol, che ha acceso la miccia del Mondiale come volevamo. Brucia un po’ il nono posto, meritavamo sicuramente qualcosa di più, però complessivamente sono contento».

foto SprintCyclingAgency