Querelle impianti, è botta e risposta tra Acr Messina e Comune

di Alessandro Calleri

Il primo posto nel campionato di Eccellenza, dopo due tristi retrocessioni, non attenua le nubi in riva allo Stretto calcisticamente parlando, almeno sulla questione impianti. Il “Franco Scoglio” e il rinnovato “Celeste”, da poco riaperto alle gare ufficiali – con il dietrofront del Messina che in un primo momento aveva scelto lo storico stadio di via Oreto, salvo decidere fin qui di rimanere a San Filippo – diventati lo spinoso oggetto del contendere. Una querelle infinita, con il presidente del Messina, Justin Davis, che invoca maggiore flessibilità e garanzie da Palazzo Zanca, lamentando essenzialmente come il “Celeste”, dove l’Acr si allena attualmente (con otto turni settimanali), venga utilizzato da troppe squadre.

La lettera aperta di Davis

L’attacco, o se preferite il grido d’allarme di Davis, che un anno fa ha rilevato il club, nei confronti dell’Amministrazione Comunale, è arrivato forte e chiaro tramite una lettera aperta: “Lo scorso anno ho salvato il titolo sportivo, sanando diverse situazioni e investendo, come nessuno negli ultimi vent’anni, risorse economiche personali che potrei benissimo destinare ad altro. Lo faccio perché ho un obiettivo e una promessa da mantenere. Per rilanciare il calcio, però, non bastano competenza e risorse economiche. Servono collaborazione, unità d’intenti e le condizioni migliori perché la squadra possa raggiungere il traguardo che tutta Messina desidera. Non possiamo pensare di vincere un campionato allenandoci in un campo dove, dopo un’ora e mezza, ci sono già due squadre in attesa, che giustamente hanno anch’esse diritto ad allenarsi. Non è possibile toglierci lo slot del sabato e relegare la rifinitura, l’allenamento più importante della settimana, a un’ora e mezza alle 9 del mattino. Non è possibile negarci l’uso di uno spogliatoio dove custodire le nostre attrezzature, in una struttura in cui si allenano sette squadre”. Il riferimento è a Messina Riviera, Atletico Messina, Atletico Contesse, Virtus Messina, Real Gescal e alle altre realtà cittadine che lavorano anch’esse al “Celeste”.

Il Messina denuncia i disagi

Il massimo dirigente, inoltre, spiega le conseguenze dei problemi logistici, a suo dire molto evidenti: “Il continuo cambio di campo tra lo stadio Celeste e il Franco Scoglio ci ha portato ad avere oggi sei calciatori infortunati. Non è questo ciò che mi era stato prospettato dopo aver presentato il piano di rilancio per lo sport cittadino. Il mio non è uno sfogo polemico. Ho fatto una promessa a questa città, e se non potrò mantenerla per la mancanza di strutture adeguate o per scelte che non tengono conto delle esigenze di chi rappresenta Messina sul campo, preferisco essere chiaro con la città che mi ha accolto: salutare e ringraziare tutti”. Tra allenamenti al “Celeste” e gare al “Franco Scoglio”: un boomerang. Su questo argomento era già stato il tecnico, Alfio Torrisi a lanciare un pesante affondo in conferenza stampa: “Stiamo lavorando in una difficoltà enorme, viviamo una situazione indegna. Per me è importantissimo che una squadra giochi dove si allena e questa è una cosa che noi in questo momento non stiamo potendo fare. Da quando siamo arrivati a luglio fino ad oggi è rimasto tutto uguale, quindi qualcosa deve pur cambiare e vorrei che si capisse l’importanza di questo progetto. Con tutto il rispetto ci sono squadre che vivono questa categoria quasi come un dopolavoro. Noi non lo facciamo e quindi abbiamo esigenze differenti”.

Le precisazioni del sindaco Basile

Non si è però fatta attendere la replica del sindaco, Federico Basile, che ha ricostruito l’iter tappa per tappa, alla luce delle varie interlocuzioni avute con il club giallorosso negli ultimi mesi, sottolineando i tanti ripensamenti: “Leggo con stupore le dichiarazioni del presidente dell’Acr Messina. La realtà raccontata alla città non corrisponde a quella che emerge dalle comunicazioni ufficiali. Con nota prot. n. 190130 del 28 maggio 2026 – ricorda il sindaco – l’Acr Messina ha chiesto la disponibilità del Celeste per le gare e per gli allenamenti della stagione 2026/2027. Con nota prot. n. 197887 dell’8 giugno, la società ha nuovamente ribadito la possibilità di disputare le gare interne e svolgere gli allenamenti al Celeste. E, sempre l’8 giugno, con nota prot. n. 197867, ha chiesto la disponibilità sia del Franco Scoglio sia del Celeste. Il Comune – prosegue Basile – ha risposto, ha dato disponibilità e ha seguito l’iter amministrativo necessario. Successivamente, però, la società ha nuovamente modificato la propria richiesta. Con nota prot. n. 213643 del 22 giugno ha chiesto la concessione in uso del Franco Scoglio. A settembre con nota prot. n. 290263 del 7 settembre, l’Acr Messina è tornata a chiedere il Celeste per le gare ufficiali e per gli allenamenti. Pochi giorni dopo, con le note prot. n. 303363 e n. 303366 del 16 settembre, ha nuovamente cambiato richiesta, chiedendo il Franco Scoglio per tutte le gare del campionato di Eccellenza e per gli allenamenti della prima squadra”.

Tra “Celeste” e “Franco Scoglio”

“È utile ricordare – spiega Basile – che, nel corso di questi mesi, le esigenze rappresentate dalla società rispetto all’utilizzo degli impianti sono cambiate più volte: inizialmente è stato richiesto il Celeste, successivamente lo Scoglio, poi nuovamente il Celeste e, infine, ancora lo Scoglio. L’Amministrazione ha cercato, di volta in volta, di accompagnare queste richieste e di individuare le soluzioni possibili. Per questo riteniamo non corretto affermare che il Comune non abbia messo la società nelle condizioni di svolgere la propria attività”. Il sindaco richiama quindi gli ulteriori passaggi amministrativi che hanno interessato il Franco Scoglio. “Il 18 settembre, con verbale n. 755, la Commissione Comunale di Vigilanza ha espresso parere favorevole all’utilizzo del Franco Scoglio sia per le gare sia per gli allenamenti dell’Eccellenza e della Coppa Italia Dilettanti. Il 22 settembre, con nota prot. n. 309993, il Comune ha semplicemente ricordato alla società una cosa ovvia: le richieste relative agli impianti comunali non possono essere modificate unilateralmente e ogni utilizzo deve essere preventivamente autorizzato dall’Amministrazione. Alla società è stato quindi chiesto di indicare giornate e fasce orarie degli allenamenti. E la risposta della società – aggiunge Basile – è arrivata con nota prot. n. 314748 del 25 settembre, con la quale l’Acr Messina ha trasmesso la programmazione degli allenamenti, ringraziando per la comunicazione e per la collaborazione assicurata fino a quel momento”.

No agli ultimatum

“Questa – afferma il sindaco Basile – è la realtà documentale. Una realtà che racconta di un’Amministrazione che sta rimettendo in funzione impianti trovati in condizioni difficili e che oggi sta restituendo questi spazi alla città. C’è una società che, legittimamente, può chiedere ciò che ritiene più utile per la propria attività, ma che non può pretendere che ogni propria esigenza diventi automaticamente un obbligo per il Comune. Non ci sembra corretto, inoltre che la città venga posta di fronte a una sorta di ultimatum: “o ci date quello che chiediamo oppure ce ne andiamo”. Il Messina non può diventare terreno di contrapposizione. È patrimonio della città, dei suoi tifosi e della sua storia. Ed è proprio per questo che non riteniamo corretto attribuire all’Amministrazione la responsabilità di una situazione e di eventuali scelte che non dipendono esclusivamente dal Comune e che rischiano di danneggiare, prima di tutto, i calciatori, i tifosi e la stessa società. Il Comune mette a disposizione gli impianti che ha e continuerà a farlo nel rispetto delle regole e delle esigenze di tutte le società sportive della città. Non può però garantire a una sola squadra condizioni di utilizzo esclusive, sottraendo gli impianti alle altre realtà sportive”.

La controreplica di Davis

Non finisce qui. Il presidente Justin Davis, nella mattinata di mercoledì, ha deciso di rispondere ulteriormente al primo cittadino, affermando di essere pronto a sedersi ad un tavolo, carte alla mano: “La ricostruzione che ha fornito alla città non è corretta. Le richieste che ha presentato come continui cambi di idea erano richieste di nulla osta rimaste senza risposta, adempimenti imposti dalla Lega Nazionale Dilettanti, la formalizzazione di accordi presi nel suo ufficio e programmazioni che ci sono state negate. Nessuna di queste note chiedeva l’esclusiva: la nostra proposta di convenzione per il Celeste prevedeva espressamente l’apertura dell’impianto a tutte le altre società cittadine. Giocare al Franco Scoglio non è mai stata una rinuncia al Celeste. È stata una scelta obbligata, perché il Celeste non era ancora disponibile e non ci consentiva di programmare la stagione con le necessarie garanzie. La nostra volontà di tornarci era nota all’Amministrazione sin da fine maggio. Del resto, il Celeste non è un impianto qualunque. È la casa storica del Messina, un pezzo della storia calcistica di questa città e della memoria di generazioni di tifosi giallorossi. Riportarci la squadra e la sua gente non è un capriccio: è restituire al Celeste la sua funzione sportiva, sociale e identitaria. Non voglio alimentare una contrapposizione che non serve a nessuno. Resto aperto a risolvere i problemi, subito. Di parole, in questi mesi, ne sono state dette tante: ora servono soluzioni concrete e risposte scritte. Il futuro del calcio a Messina passa dall’A.C.R. Messina. Se il Messina tornerà nella categoria che la sua storia e la sua gente meritano, tutte le altre società della città potranno solo beneficiarne: in visibilità, in attenzione, in opportunità per i ragazzi. Ma perché questo accada, tutte le componenti devono funzionare: la società, le istituzioni, gli impianti”.