Paolo Aglialoro, talento e metodo, la costruzione di un atleta completo

di Redazione

Nel ciclismo giovanile emergere una volta non basta

Una vittoria può essere un segnale, ma è la continuità a definire il valore di un atleta. È la capacità di adattarsi, di evolversi, di cambiare pelle stagione dopo stagione che costruisce davvero un percorso.

La storia sportiva di Paolo Aglialoro racconta proprio questo: non un’esplosione improvvisa, ma una crescita progressiva, costruita nel tempo attraverso lavoro, metodo e consapevolezza.

Le radici di Paolo Aglialoro nel fuoristrada

Il primo terreno su cui Paolo si forma è il fuoristrada. È lì che costruisce le basi del suo essere atleta: tecnica, capacità di gestione del mezzo, lettura del terreno, ma soprattutto carattere. Già nelle categorie giovanili, fino al G6, emerge per determinazione e competitività. Negli anni da Esordiente resta stabilmente tra i migliori, dimostrando di poter stare al passo con il livello nazionale. Ma è anche una fase complessa, di crescita fisiologica, in cui il rendimento non è ancora continuo.

Non sempre brillare significa vincere. A volte significa resistere, adattarsi, continuare a lavorare quando i risultati non arrivano con costanza. È in questi momenti che si costruiscono le basi più solide.

Il 2024 segna un passaggio fondamentale

Paolo entra nel Team Ciclotour e si affida a un nuovo percorso tecnico, iniziando a lavorare con un metodo più strutturato sotto la guida di Alessandro Mansueto. E’ il primo vero anno in cui la preparazione assume una direzione chiara. La strada diventa il riferimento principale, pur mantenendo il legame con il fuoristrada. Non è ancora il momento dei grandi risultati, ma è l’anno dell’apprendimento.

Accanto a lui compagni più esperti, come Giuseppe Bruno, Paolo osserva, ascolta, assimila, è rispettoso ma non ha paura. Si mette a disposizione della squadra, accetta il lavoro quotidiano, costruisce le basi senza fretta. È un passaggio silenzioso, ma decisivo.

Nel 2025 qualcosa cambia

Il ragazzo leggero, ancora in fase di crescita, lascia spazio a un atleta più strutturato, più consapevole, capace di esprimere il proprio potenziale.  I risultati arrivano, ma non sono casuali. Sono la conseguenza di un processo.

Paolo conquista: il Campionato Regionale su strada, quello a Cronometro e quello Cross Country. Tre titoli regionali, in tre discipline diverse, nello stesso anno. Un risultato raro, che racconta non solo talento, ma completezza.

La stagione prosegue con una continuità che lo porta stabilmente tra i protagonisti anche fuori regione. Alla Settimana Tricolore su pista di Firenze sfiora il podio nella velocità a squadre, chiudendo al quarto posto. Pochi giorni dopo, in Toscana, conquista la Coppa Giusfredi. E poi, gara dopo gara, il suo nome inizia a tornare con regolarità nelle classifiche: 2° Memorial Maionchi,  3°  al Trofeo dell’Uva, 6° Strade Bianche e alla Piccola Roubaix, 7° alla Eroica. Non sono risultati isolati. Sono segnali di presenza costante nelle gare più selettive.

Con il 2026 arriva un ulteriore passo in avanti per Paolo Aglialoro

Paolo entra nel Team CPS del patron Clemente Cavaliere, inserendosi in una struttura tecnica di alto livello.

Alessandro Mansueto direttore sportivo al Team Casano insieme a Giuseppe Di fresco ed al preparatore Pino Toni, si spostano in blocco e si uniscono allo staff CPS dove trovano Roberto Moretti e Francesco Casagrande.

Un ambiente che alza l’asticella, che richiede ancora più precisione, più attenzione, più responsabilità. I primi mesi dell’anno sono già intensi: ritiri, lavoro di squadra, confronto continuo con compagni di livello, tra cui i Siciliani Antonino Lucia e Salvatore Caruso. L’ultimo stage, a Montoro, è stato un momento importante per consolidare il gruppo e affinare la condizione.

Domenica arriverà il primo vero test: il Trofeo Baronti, gara nazionale che rappresenta l’inizio di una nuova stagione e di una nuova fase del suo percorso.

Una crescita continua

Al di là dei numeri, ciò che colpisce di Paolo Aglialoro è la maturità acquisita in tempi rapidi. Ha imparato a gestire il lavoro quotidiano, a rispettare i tempi della crescita, a interpretare la gara con intelligenza. Ha sviluppato la capacità di adattarsi a contesti diversi: dal fuoristrada alla strada, dalla cronometro alla pista, fino al confronto con il livello nazionale. Non è stata una crescita improvvisa. È stata una costruzione della personalità atletica che lo porta ad essere attento e meticoloso nel mestiere del ciclista. Ogni passaggio ha aggiunto un tassello, ogni stagione ha portato un’evoluzione. Senza scorciatoie, senza accelerazioni forzate.