Avimecc Modica, la forza del gruppo e la visione di Benassi
News08 Marzo 2026 - 20:54
Avimecc Modica, la forza del gruppo e la visione di Benassi: “Questa squadra sta arrivando nel modo giusto al finale di stagione”

A NetTalk ospite questa settimana è stato Manuel Benassi, viceallenatore dell’Avimecc Volley Modica e figura di grande esperienza del volley siciliano. Benassi ha raccontato una squadra in salute, mentalmente solida e sempre più consapevole delle proprie possibilità, specie dopo l’ultimo successo conquistato a Terni, contro la Volley Academy.
Quarta vittoria consecutiva, ancora una volta al tie-break, ancora una volta al termine di una battaglia vera. L’Avimecc Volley Modica continua a crescere e lo fa confermandosi squadra di carattere, capace di soffrire, leggere le situazioni e imporsi anche lontano dal PalaRizza.
“Abbiamo vinto una partita con tante situazioni a favore nostro e a favore loro”: ha spiegato Benassi sottolineando il valore di un successo arrivato in un campo difficile, in una cornice importante, davanti a quasi tremila spettatori e contro un’avversaria fortemente motivata a muovere la classifica.
Una vittoria che racconta maturità
La gara di Terni è stata fatta di strappi e controstrappi, di equilibrio e tensione agonistica. Modica ha saputo restare dentro la partita, senza perdere lucidità nei momenti più delicati. Ed è proprio lì che, secondo Benassi, si è vista la differenza.
“Analizzando la partita, il primo set era quasi vinto, ma a questi livelli quel ‘quasi’ vuol dire tutto o niente, perché bastano due punti o due situazioni per cambiare tutto”, ha osservato. Poi la sua lettura si è spostata sul piano tecnico: “La differenza, tutto sommato, è stata a livello tecnico. La nostra squadra, anche per il valore complessivo dei ragazzi, ha fatto sì che alla fine la partita pendesse dalla nostra parte. Comparando un po’ ruolo con ruolo, la differenza c’è stata”.
Un passaggio che conferma la crescita di una squadra oggi quinta in classifica e ancora pienamente in corsa per migliorare ulteriormente il proprio piazzamento. “I ragazzi hanno interpretato per l’ennesima volta una performance di alto livello”, ha aggiunto Benassi, fotografando così un gruppo che ormai ha imparato a reggere il peso delle partite vere.
Dal campo alla panchina

Argentino, classe 1970, ex palleggiatore di Serie A2, Manuel Benassi è uno di quei profili che portano in panchina un bagaglio tecnico e umano profondo, costruito nel ruolo forse più delicato della pallavolo. Da regista in campo a guida tecnica accanto a coach Enzo Distefano, il passo non è stato solo professionale, ma anche identitario.
“Io sono venuto in Italia per giocare a pallavolo da palleggiatore, quindi nasco direttamente in questo ruolo”, ha raccontato. “È un ruolo affascinante, perché il palleggiatore è quello che detta i tempi, che deve interpretare e saper leggere tante situazioni, oltre a conoscere il potenziale dei suoi attaccanti”.
Benassi riconosce che proprio quell’esperienza oggi influenza ancora profondamente il suo sguardo da allenatore. “Mi porto dietro sicuramente l’esperienza da palleggiatore, da regista, e questo mi permette di leggere alcune situazioni che a volte possono essere determinanti. Per ovvi motivi l’occhio cade sempre sui nostri palleggiatori o su quello avversario”.
Ma la panchina, ammette, ha un impatto emotivo diverso dal campo. “Da allenatore si soffre tantissimo, è meglio giocare sotto questo aspetto. Però chi ha giocato può interpretare certe situazioni in modo diverso, perché le ha vissute”.
Il volley moderno e il ruolo del palleggiatore
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda l’evoluzione del ruolo del palleggiatore nel volley moderno rispetto agli anni Novanta, quando Benassi era protagonista in campo.
“È cambiata la pallavolo in sé, come concetto, un po’ come tutti gli sport”, ha spiegato. “Adesso l’aspetto fisico conta molto di più. Negli anni ’90 si puntava molto di più alla tecnica, alla qualità del palleggio, alla precisione”. Benassi ha anche richiamato i cambiamenti regolamentari (come il fallo per “Doppia”) osservando con una nota di ironia come oggi venga tollerato un certo tipo di palleggio che un tempo sarebbe stato subito sanzionato.
Eppure, al di là delle trasformazioni del gioco, una certezza rimane. “Il concetto del palleggiatore resta uguale: deve dettare i tempi e decidere, perché è il regista della squadra. Ha sempre la partita nella partita: deve scegliere, ponderare bene cosa fare, con chi e in quale momento”.
Il lavoro quotidiano sui palleggiatori

Nel suo ruolo all’interno dello staff, Benassi segue da vicino il lavoro dei palleggiatori, a partire dalla preparazione tecnica settimanale. “Concretamente, dal primo allenamento tecnico all’ultimo, c’è un lavoro analitico prima di ogni seduta. Quei venti minuti o mezz’ora prima sono dedicati a un lavoro specifico, con spostamenti precisi e con obiettivi chiari. Il famoso canestro è il nostro pane quotidiano”.
Benassi ha poi parlato dei due palleggiatori dell’Avimecc, sottolineandone caratteristiche e atteggiamento. “Abbiamo Putini, che parte titolare, un ragazzo brasiliano pieno di esperienza e con un bagaglio tecnico importante. Poi c’è Cipolloni, secondo palleggiatore, molto volenteroso, che dedica tantissimo alla precisione, alla qualità del suo palleggio, ad arrivare quanto meglio possibile alla partita”.
Su Cipolloni, in particolare, il vice allenatore biancoazzurro ha confermato il valore di un percorso già avviato nella scorsa stagione. “Mi fa piacere sapere che lui apprezza questo lavoro, perché l’ha sposato in pieno già dall’anno scorso. A volte dobbiamo essere noi a dirgli stop, perché vorrebbe continuare anche a fine allenamento, e tutto ciò ha portato a dei miglioramenti evidenti che ci danno grande soddisfazione”.
Ma a colpire è anche la qualità generale del lavoro di squadra. “Quest’anno gli allenamenti sono di ottima qualità, perché il sei contro sei è di alto livello. La squadra che deve giocare la domenica trova una contropartita vera, e questo di conseguenza ci allena veramente bene”.
Il valore del roster
Un altro concetto forte emerso dall’intervista riguarda il ruolo della panchina e dei giovani all’interno dell’Avimecc. Non solo risorse da tenere pronte per la partita, ma elementi fondamentali nella costruzione quotidiana del livello tecnico del gruppo e che rispecchia l’ottimo valore dell’intero roster.
“Quando si perde si dice spesso che è colpa del palleggiatore, ma non è così”, ha sorriso Benassi, tornando poi serio nel sottolineare quanto il lavoro collettivo pesi nel rendimento della domenica. L’Avimecc, in questo senso, sembra aver trovato un equilibrio importante: una squadra che si costruisce ben oltre il sestetto titolare, grazie a una panchina capace di dare qualità, pressione e intensità durante tutta la settimana.
Il rapporto con Distefano: “Ci basta uno sguardo”

Uno dei passaggi più belli dell’intervista è stato quello dedicato al rapporto con Enzo Distefano, primo allenatore dell’Avimecc, che ha da sempre fortemente voluto al proprio fianco proprio Benassi. Un legame che nasce da lontano, da un passato condiviso da compagni di squadra e da un’amicizia consolidata.
“Con Enzo c’è una stima reciproca”, ha detto Benassi. “È un ottimo, un grande professionista, e lo dimostrano le stagioni che ha fatto, non soltanto in prima squadra ma anche prima, con una gavetta importante”. Poi la definizione forse più forte: “Enzo è un leader nato”.
Benassi ha raccontato di un’intesa costruita negli anni, che oggi si riflette nel lavoro quotidiano. “Molte cose vengono dette con uno sguardo o interpretate con un gesto. Questo per me è motivo di orgoglio, perché il nostro passato ha fatto sì che ci conoscessimo davvero come compagni, e questo ce lo portiamo dietro anche oggi”.
Non manca il confronto, anche acceso quando serve. “Certamente ci sono interpretazioni diverse, io magari vedo certe cose da palleggiatore, lui da schiacciatore o da libero. Ma le cose si risolvono con il confronto e con il giusto dialogo. Noi mastichiamo pallavolo dalla mattina alla sera. Se c’è qualcosa da risolvere, non andiamo a casa se prima non si chiarisce”.
La sintonia, però, è qualcosa che va oltre. “Mi gratifica moltissimo lavorare in un ambiente dove si respira fiducia. Partiamo dalla lealtà, dall’essere onesti, dal proporre anche idee che possono essere bocciate senza problemi. Filtri pochi, prevale la sincerità”.
Modica, il vivaio e una realtà che resiste
Arrivato a Modica nel 2021 come responsabile del settore giovanile, Benassi ha insistito molto sull’importanza della continuità tra vivaio e prima squadra. “Credo che sia importante, anche fondamentale. Avere una prima squadra in A3 che fa da traino è una fortuna enorme. Va letto come inclusione, perché i ragazzi hanno la possibilità di vedere partite, allenamenti, di confrontarsi con atleti di esperienza. È un motore fortissimo”.
Per Benassi, quello dell’Avimecc è un modello prezioso anche per il territorio. “Siamo gli unici che militano in A3 e rappresentiamo la Sicilia. Per i giovani è un’opportunità rarissima”. E nel parlare di Modica come ambiente sportivo, il tecnico argentino ha sottolineato quanto la città viva con naturalezza il legame tra sport, pallavolo e cultura del lavoro.
Ma c’è anche un altro elemento che rende speciale questa realtà: la capacità di resistere. “Non è scontato. Ci sono tante società che fanno qualche stagione e poi spariscono. La nostra è una realtà perché resiste. Mantenere questo livello significa affrontare grandi sacrifici del presidente, dello sponsor, dei dirigenti”. Benassi ha ricordato anche le difficoltà logistiche di una squadra siciliana in un campionato nazionale, tra viaggi lunghi, trasferte complesse e costi organizzativi maggiori rispetto a tante rivali. “Sotto questo aspetto la società dimostra anno dopo anno una maturità importante e mantiene uno standard che garantisce qualità nell’organizzazione”.
I giovani e il lato umano dello spogliatoio

Accanto alla dimensione tecnica, emerge anche quella umana. Benassi non ha nascosto di avere un feeling particolare con i giovani. “Spesso parlano con me di cose di cui magari con Enzo non parlano, per capire anche che aria tira, o semplicemente per trovare conforto nel confronto”, ha raccontato con sincerità.
E tra i passaggi più leggeri dell’intervista c’è stato quello dedicato a Biagio Pappalardo. “Con Biagio abbiamo sempre quello sfottò, in qualsiasi circostanza”, ha detto sorridendo. “Ma senza mai oltrepassare la linea. Quando si scherza, si scherza, ma quando bisogna allenarsi ci si allena”. Un equilibrio prezioso, che aiuta a rendere più leggera la quotidianità senza intaccare il rispetto e il lavoro.
Una pausa utile ma non ottimale
Infine, uno sguardo alla pausa del campionato per la Final Four di Coppa Italia. Benassi, su questo punto, è stato molto diretto. “La mia lettura di questa pausa? Non mi piace”, ha ammesso. “Veniamo da quattro partite vinte, siamo in palla, siamo in pieno ritmo. Interrompere questa cosa particolarmente non mi piace”.
Allo stesso tempo, però, il viceallenatore dell’Avimecc riconosce che la sosta può servire a recuperare energie. “Ci sono acciacchi, c’è gente che gioca stringendo i denti, con antidolorifici. Quindi è il caso di utilizzarla al meglio per riprendere tutte le energie, soprattutto fisiche”.
La fotografia finale è quella di una squadra che sta bene, che si sente forte e che avrebbe voluto continuare subito a giocare. “La squadra sta vivendo un ottimo momento. Interrompere questo andamento non era il massimo, ma useremo questa pausa nella miglior maniera possibile”.
Ed è proprio questa la sensazione che lascia l’intervento di Manuel Benassi: quella di un’Avimecc Modica costruita su competenza, fiducia, lavoro quotidiano e qualità delle relazioni. Una squadra che non sta solo vincendo, ma che sta crescendo nel modo giusto nel momento più importante della stagione