Spettacolo Seixas, s’invola sul Civiglio e vince il Lombardia

di Valentino Sucato

Impresa storica di Paul Seixas, il francese trionfa a Como a soli 20 anni. Mas secondo, Ciccone sul podio.

Il giovane talento della Decathlon CMA CGM conquista la 120ª edizione della Classica delle “Foglie Morte” con una straordinaria azione solitaria sul Civiglio, diventando il più giovane vincitore nella storia della corsa. Enric Mas chiude secondo, Giulio Ciccone è terzo dopo una generosa prova. Delude il grande favorito Remco Evenepoel, soltanto quarto nonostante il prezioso lavoro di Giulio Pellizzari.

Il Lombardia parla francese

Il Giro di Lombardia incorona un nuovo fenomeno del ciclismo mondiale. È il francese Paul Seixas, appena ventenne, a conquistare la 120ª edizione della Classica delle Foglie Morte, firmando un’impresa destinata a entrare nella storia del ciclismo. Il corridore della Decathlon CMA CGM Team ha dominato il finale della corsa, facendo il vuoto sulle durissime rampe del Civiglio e presentandosi in perfetta solitudine sul traguardo di Como, dopo 239 chilometri percorsi in 5 ore, 49 minuti e 28 secondi.

Una vittoria straordinaria, costruita con una progressione irresistibile che ha lasciato senza risposta tutti i principali favoriti della vigilia. Seixas ha imposto un ritmo insostenibile per gli avversari, staccandoli uno dopo l’altro senza neppure alzarsi sui pedali, prima di affrontare da solo gli ultimi chilometri verso il traguardo.

Alle sue spalle lo spagnolo Enric Mas, secondo a 48 secondi, mentre Giulio Ciccone ha conquistato il terzo gradino del podio a 1’05”, al termine di una prestazione generosa e combattiva. Quarto il belga Remco Evenepoel, grande favorito della vigilia, giunto a 1’20” dopo aver ceduto proprio nel momento decisivo.

Il successo assume anche un valore storico. A 20 anni e 6 giorni, Seixas diventa il più giovane vincitore di sempre del Giro di Lombardia, cancellando un primato che resisteva addirittura dal 1905, anno della prima edizione, quando Giovanni Gerbi si impose a 20 anni, 5 mesi e 8 giorni.

Il francese, già vincitore della Freccia Vallone, aggiunge così al proprio palmarès una delle cinque Classiche Monumento e si candida a diventare uno dei grandi protagonisti del ciclismo internazionale dei prossimi anni.

 La corsa: protesta alla partenza, poi una lunga fuga di quattordici corridori

La giornata si era aperta a Bergamo in condizioni meteorologiche poco favorevoli, con temperature piuttosto basse, nebbia e una leggera pioggia. Prima del via, previsto intorno alle 11, il gruppo aveva dato vita a una protesta per chiedere maggiori garanzie sulla sicurezza delle competizioni, anche alla luce di quanto accaduto pochi giorni prima alla Tre Valli Varesine, quando una motocicletta della polizia aveva coinvolto due corridori in un incidente.

Dopo il momento di protesta e il trasferimento iniziale, la corsa ha preso ufficialmente il via alle 11:16, inaugurando una giornata particolarmente impegnativa, caratterizzata da oltre 4.000 metri di dislivello e numerose difficoltà altimetriche.

I primi chilometri sono stati animati da continui tentativi di evasione. Martin Marcellusi e Alessandro Covi sono stati tra i primi a muoversi, ma il gruppo, guidato soprattutto dalla UAE Team Emirates-XRG, ha impedito che gli attacchi prendessero immediatamente consistenza.

La situazione si è stabilizzata dopo la salita del Selvino, quando si è formato un drappello di quattordici corridori comprendente, tra gli altri, gli italiani Antonio Tiberi e Fausto Masnada, il britannico Ben O’Connor, il belga Louis Vervaeke, il francese Julien Bernard e l’olandese Gijs Leemreize.

La fuga ha progressivamente guadagnato terreno, arrivando a superare i tre minuti di vantaggio sul gruppo principale. Alle sue spalle le formazioni dei favoriti, in particolare UAE, Red Bull-BORA-hansgrohe e Decathlon, si sono alternate nel controllo della corsa, senza tuttavia imprimere immediatamente un ritmo particolarmente elevato.

Le prime difficoltà altimetriche, dal Colle di Berbenno alla Valpiana, hanno cominciato a lasciare il segno nelle gambe dei corridori. La salita di Giovenzana, con pendenze fino al 16%, ha ulteriormente contribuito a rendere selettiva la gara, mentre il gruppo dei migliori ha progressivamente ridotto il ritardo dai battistrada.

Sul Ghisallo si accende la battaglia

Il primo vero momento di selezione è arrivato sulla Madonna del Ghisallo, una delle salite simbolo del Giro di Lombardia, lunga 8,6 chilometri, con una pendenza media del 6,2% e punte del 14%. Tra i fuggitivi Ben O’Connor ha provato a forzare l’andatura, provocando una prima selezione e mettendo in difficoltà diversi compagni di avventura, tra cui Antonio Tiberi.Nel gruppo principale, invece, è emerso il grande lavoro di Giulio Pellizzari, impegnato a proteggere e sostenere il proprio capitano Remco Evenepoel. Il giovane marchigiano ha imposto un ritmo sostenuto per lunghi tratti, neutralizzando i tentativi di attacco e mantenendo il gruppo dei favoriti a distanza controllata dalla fuga.

Particolarmente significativo il tentativo della Visma-Lease a Bike, che ha lanciato Matteo Jorgenson all’attacco. All’americano si sono accodati Brandon McNulty, Quinn Simmons e Christian Scaroni, dando vita a un contrattacco potenzialmente pericoloso. La Red Bull, però, non ha lasciato spazio all’iniziativa. Pellizzari, aiutato anche da Primož Roglič, ha contribuito a ricucire il distacco, consentendo a Evenepoel di conservare una posizione favorevole in vista delle salite decisive.

Giulio Ciccone, costretto in precedenza a cambiare bicicletta per una foratura, è riuscito a rientrare regolarmente nelle posizioni di testa, mostrando grande attenzione tattica. Anche Davide Piganzoli, reduce dal successo al Giro dell’Emilia, si è mantenuto a lungo nel gruppo dei migliori.

A San Fermo la corsa entra nel vivo

A circa trenta chilometri dal traguardo, il primo passaggio sul San Fermo della Battaglia ha segnato l’inizio della fase decisiva. La fuga, che aveva nuovamente guadagnato oltre un minuto di vantaggio, ha cominciato a perdere terreno sotto l’azione delle squadre dei favoriti. Davanti sono rimasti sei corridori: Moniquet, Leonard, Bernard, Bennett, Vervaeke e O’Connor. Alle loro spalle Pellizzari ha continuato a dettare il passo, riducendo progressivamente il gruppo principale a una ventina di unità. Juan Ayuso ha iniziato a perdere contatto, mentre Ciccone, Evenepoel, Seixas, Del Toro e Pidcock si sono portati nelle posizioni migliori. Il margine dei battistrada è sceso fino a 45 secondi, prima che la corsa affrontasse la breve discesa verso il Civiglio, la salita destinata a decidere l’edizione 2026.

Sul Civiglio nasce l’impresa: Seixas attacca e vola verso la gloria

È stato proprio il Civiglio, con i suoi 4,2 chilometri al 9,7% di pendenza media e punte del 14%, a trasformarsi nel teatro della straordinaria impresa di Paul Seixas.All’inizio della salita la UAE Team Emirates-XRG ha assunto il comando delle operazioni con Adam Yates, Brandon McNulty e Isaac Del Toro. Poco dietro si trovavano Seixas, Evenepoel e Ciccone.

Pellizzari, dopo aver speso moltissime energie al servizio del capitano, ha progressivamente perso contatto, concludendo una prestazione di grande generosità. Poi, a circa venti chilometri dall’arrivo, è arrivata l’accelerazione che ha cambiato definitivamente la corsa. Seixas ha aumentato progressivamente l’andatura, senza scattare violentemente e senza nemmeno alzarsi sui pedali. Una dimostrazione di forza impressionante, alla quale inizialmente hanno cercato di rispondere McNulty, Del Toro, Pidcock e Ciccone. Il primo grande nome a cedere è stato Remco Evenepoel, incapace di sostenere il ritmo del francese. Poco dopo sono stati raggiunti e superati anche gli ultimi componenti della fuga della prima ora.Davanti sono rimasti soltanto Seixas, Pidcock e Ciccone, con Enric Mas impegnato nel tentativo di riportarsi sui battistrada. Ma il francese aveva evidentemente ancora energie da spendere.

La sua progressione è proseguita senza alcuna flessione. Pidcock è stato costretto a cedere, mentre Ciccone ha provato disperatamente a resistere, mostrando sul volto i segni della fatica. Alla fine anche l’abruzzese ha dovuto arrendersi.Seixas si è ritrovato solo al comando, con nove secondi di vantaggio a circa 1.300 metri dalla vetta, un margine destinato a crescere rapidamente. Al termine del Civiglio il francese aveva già accumulato circa 24 secondi su Ciccone e Mas, mentre Pidcock e Filippo Zana inseguivano più indietro.Evenepoel, Del Toro e gli altri favoriti erano ormai fuori dalla lotta per la vittoria.La discesa del Civiglio non ha modificato sostanzialmente la situazione.Ciccone ha cercato di recuperare terreno affrontando con grande aggressività i tratti più tecnici, ma Seixas ha dimostrato eccellenti qualità anche nella conduzione della bicicletta, conservando e successivamente incrementando il proprio vantaggio.All’imbocco dell’ultimo San Fermo della Battaglia, il francese poteva contare su oltre trenta secondi di margine nei confronti di Ciccone e Mas, mentre il gruppo degli altri favoriti si trovava ormai a più di un minuto.

Anche sull’ultima asperità Seixas ha continuato a pedalare con straordinaria regolarità, senza mostrare alcun segno di cedimento.Alle sue spalle, intanto, si è accesa la battaglia per il secondo posto. A circa 1.300 metri dalla conclusione della salita, Enric Mas ha sferrato un’accelerazione che ha costretto Giulio Ciccone a perdere contatto. L’italiano, già provato dalle fatiche delle ultime settimane e dalla durissima selezione sul Civiglio, ha dovuto rinunciare alla seconda posizione, concentrandosi sulla difesa del podio.

Il suo margine sugli inseguitori si è progressivamente ridotto. Ben Healy ha tentato un contrattacco, mentre Tom Pidcock ha rilanciato l’andatura del gruppo alle sue spalle. Ciccone, tuttavia, ha stretto i denti e ha resistito fino all’ultimo, riuscendo a conservare il terzo posto.Davanti, invece, Seixas ha affrontato gli ultimi cinque chilometri con un vantaggio ormai rassicurante, percorrendo la discesa finale e il tratto conclusivo verso Como senza incontrare ulteriori difficoltà.

Sul traguardo è arrivato da solo, suggellando una vittoria netta e meritata, ottenuta con un’azione che per modalità e superiorità ha ricordato le grandi imprese solitarie di Tadej Pogačar.

Evenepoel, una giornata da dimenticare

Tra i grandi sconfitti della giornata figura certamente Remco Evenepoel. Il belga, fresco campione europeo e indicato come principale favorito della vigilia, non è mai riuscito a rispondere all’accelerazione decisiva di Seixas, perdendo contatto sulle prime rampe del Civiglio. Una delusione resa ancora più evidente dall’importante lavoro svolto dalla sua squadra e, in particolare, da Giulio Pellizzari.Il giovane italiano ha trascorso lunghi tratti della corsa in testa al gruppo, neutralizzando attacchi, controllando i distacchi e preparando il terreno per il proprio capitano. Un contributo prezioso, che tuttavia non ha trovato il risultato sperato.

Evenepoel si è dovuto accontentare della quarta posizione, conquistata vincendo la volata del gruppo degli inseguitori a 1’20” dal vincitore. Alle sue spalle hanno concluso Brandon McNulty, Tom Pidcock, Pello Bilbao, Christian Scaroni e Filippo Zana. Per il belga resta il successo agli Europei, ma il Lombardia rappresenta un’occasione mancata in una stagione nella quale non è riuscito a imporsi negli altri grandi appuntamenti iridati e monumento.

Ciccone ancora sul podio, tre italiani nei primi dieci

Il ciclismo italiano esce dal Giro di Lombardia con un bilancio complessivamente positivo, pur dovendo ancora rimandare l’appuntamento con la vittoria nella Classica delle Foglie Morte. L’ultimo successo azzurro rimane quello di Vincenzo Nibali nel 2017. Da allora non sono mancati i piazzamenti prestigiosi, ma il gradino più alto del podio continua a sfuggire. Giulio Ciccone ha disputato una corsa di grande carattere, confermando di essere uno degli interpreti più competitivi nelle classiche impegnative. Dopo aver resistito più a lungo di molti altri favoriti all’azione di Seixas, l’abruzzese ha difeso con determinazione il terzo posto, conquistando un altro risultato di rilievo in una Classica Monumento.

Un piazzamento che assume anche un significato particolare, trattandosi della sua ultima corsa con la maglia della Lidl-Trek.Da sottolineare anche l’ottava posizione di Christian Scaroni, protagonista già sul Ghisallo di un tentativo di contrattacco, e il nono posto di Filippo Zana, capace di inserirsi tra i migliori nel durissimo finale.Meno brillante, invece, la prestazione di Davide Piganzoli, che non è riuscito a confermare fino al traguardo le ottime sensazioni mostrate nelle gare precedenti. Resta comunque la soddisfazione di aver portato tre corridori nei primi dieci classificati, oltre alla prova di grande valore offerta da Pellizzari nel ruolo di gregario.

 Seixas, è lui il futuro del ciclismo in Francia

Il Giro di Lombardia 2026 potrebbe rappresentare una data importante nella storia recente del ciclismo internazionale. Paul Seixas non ha semplicemente vinto una delle corse più prestigiose del calendario: lo ha fatto imponendo una superiorità impressionante, con un’azione solitaria iniziata sulla salita più dura del finale e proseguita senza esitazioni fino al traguardo.

Il successo arriva dopo quello ottenuto alla Freccia Vallone e conferma la straordinaria precocità del talento francese, capace di conquistare una Classica Monumento ad appena vent’anni. L’assenza di Tadej Pogačar, dominatore delle cinque edizioni precedenti, ha certamente reso più aperta la corsa. Ma Seixas ha saputo imporsi con modalità che ricordano proprio quelle del campione sloveno: un’accelerazione irresistibile, una lunga cavalcata solitaria e la capacità di trasformare una gara combattuta in una dimostrazione di superiorità. La Francia torna così a vincere il Giro di Lombardia otto anni dopo il successo di Thibaut Pinot nel 2018, ritrovando un protagonista in grado di alimentare grandi aspettative.

Sarà proprio Seixas, nei prossimi anni, a mettere in discussione l’egemonia di Pogačar nelle grandi classiche e nelle corse a tappe? È ancora presto per rispondere, ma la prestazione di Como rappresenta un segnale significativo. Il ciclismo mondiale ha trovato un nuovo grande protagonista. E il suo nome è Paul Seixas.

Giro di Lombardia 2026 – Ordine d’arrivo

1 Paul Seixas (Francia – Decathlon CMA CGM Team) – 5h 49’28”

2 Enric Mas (Spagna – Movistar Team) – a 48″

3 Giulio Ciccone (Italia – Lidl-Trek) – a 1’05”

4 Remco Evenepoel (Belgio – Red Bull-BORA-hansgrohe) – a 1’20”

5 Brandon McNulty (Stati Uniti – UAE Team Emirates-XRG) – stesso tempo

6 Tom Pidcock (Gran Bretagna – Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) – stesso tempo

7 Pello Bilbao (Spagna – Bahrain Victorious) – stesso tempo

8 Christian Scaroni (Italia – XDS Astana Team) – stesso tempo

9 Filippo Zana (Italia – Soudal Quick-Step) – stesso tempo

10 Mathys Rondel (Francia – Tudor Pro Cycling Team) – stesso tempo

Il Giro di Lombardia 2026 si chiude dunque con un’impresa destinata a essere ricordata: dopo cinque anni di dominio di Pogačar, la Classica delle Foglie Morte incorona il più giovane vincitore della sua storia. A Como nasce una nuova pagina del grande ciclismo, firmata Paul Seixas.