Anamaria Balas, la campionessa di Karate Ashihara che sogna l’UFC

di Cristiano Runza

Oggi si vola in Romania dove incontriamo una vera guerriera. Grazie al suo fascino misterioso, un pizzico di stravaganza ed alla bellezza mozzafiato ci sembra di parlare con l’attrice protagonista di una spy story. Invece Anamaria Balas è una delle atlete di Karate Ashihara più forti al mondo, ed ha anche intrapreso il percorso delle MMA dove sogna di entrare nel famosissimo circuito dell’UFC e noi le auguriamo di realizzare presto il suo sogno.

Ciao Anamaria, grazie per averci dato il piacere di incontrarci. Da dove nasce la tua passione per lo sport e, in particolare, per le arti marziali?

“La mia storia è iniziata 20 anni fa. Un’amica mi invitò ad andare a karate con lei e ancora oggi le sono grata per quell’invito. È stato amore a prima vista, dal momento in cui sono entrata al mio primo allenamento. Ero una bambina esile, magrolina, con gli occhiali, ma con uno spirito molto forte. Da allora, le arti marziali sono diventate il mio primo amore. Quell’amore che non solo ti apre una strada, ma ti apre anche il cuore. Mi hanno formata come atleta, ma soprattutto come persona”.

Quando hai capito che lo sport avrebbe avuto un ruolo così importante nella tua vita?

“Pratico questo sport da così tanto tempo che è diventato quasi un automatismo, qualcosa che faccio con disciplina, come parte della mia routine quotidiana. Ma, sinceramente, credo di aver capito davvero solo negli ultimi anni che lo sport non fa semplicemente parte della mia vita: lo sport è la mia vita. Negli ultimi anni sono diventata più consapevole di chi sono, di ciò che sono e di ciò che mi rende autentica. Attraverso lo sport trovo piacere, mi sento realizzata e, soprattutto, mantengo viva la mia essenza. Per me lo sport è stato e rimane la mia forma più profonda di meditazione. È la mia connessione con me stessa, con il mondo e il modo attraverso cui riesco a portare fuori il meglio di me e a offrirlo alle persone che mi circondano”.

L’Ashihara Karate e la filosofia del combattimento

Ashihara Karate, è uno stile di karate a contatto pieno, tu sei una delle più forti al mondo, raccontaci un pò questa disciplina.

“Ashihara Karate è il mio primo amore, mentre l’MMA è il mio grande amore. È così che mi piace sempre descriverli. L’Ashihara Karate è uno stile giapponese, fondato dal maestro Hideyuki Ashihara nel 1980 e introdotto in Romania nel 1986. È uno stile di karate full-contact, costruito intorno al concetto di sabaki, che dà grande importanza agli spostamenti, agli angoli e al posizionamento. Ho mosso i miei primi passi in questo mondo insieme a Tiberiu Tănase, una persona che ha avuto un ruolo importante nei miei inizi e che non dimenticherò mai. Mi piace molto questo sport perché è uno stile intelligente. Non si tratta soltanto di forza o di chi colpisce più forte, ma di riuscire a trovare gli angoli e le posizioni che ti danno un vantaggio nel combattimento. E questo fa sì che, attraverso la tecnica e l’intelligenza, tu possa compensare anche quando sei più piccola, più leggera o, perché no, quando sei una donna e ti trovi di fronte a un avversario più forte. È uno stile duro, senza dubbio, ma allo stesso tempo ti lascia una certa dose di libertà nel combattimento. Ti permette di pensare, di adattarti e di costruire il combattimento in base all’avversario. Credo che sia proprio questa combinazione di durezza, intelligenza, libertà e strategia ad avermi fatto amare così tanto l’Ashihara Karate”.

Anamaria Balas Karate Ashihara MMA

 

Se non avessi praticato Karate, quale altro sport avresti scelto?

“Credo che, se non avessi scelto le arti marziali, avrei comunque scelto una forma d’arte. Sono sempre stata attratta dal disegno, dalla danza, dalla bellezza, da tutto ciò che permette di esprimersi. Per me l’arte è un modo per mostrare al mondo chi sei senza doverlo necessariamente spiegare a parole. E io ho trovato la mia forma d’arte nelle arti marziali. Per me non significano soltanto combattimento: sono espressione, disciplina, emozione, movimento e, in definitiva, un modo per esprimere me stessa”.

Profondità, valori ed equilibrio interiore

Bellissima la tua massima: “Dimostrare senza spiegare!” Ovvero un principio cardine delle arti marziali, come sai sono un marzialista anch’io, e mi rispecchio pienamente nella tua affermazione! Ci stiamo accorgendo che oltre ad essere una karateka di altissimo livello Sei anche una persona profonda ed interessante! Dicci qualcosa in più…

“Per me, le cose grandi, quelle veramente importanti e capaci di lasciare un impatto, si fanno sempre in silenzio. Le cose che fai per ciò che è sacro — per la fede, per lo spirito e per la tua anima — non dovrebbero essere fatte per gli applausi o per l’esterno. Sono le piccole cose interiori che fai quando nessuno ti vede e nessuno ti applaude. Oltre al desiderio di avere successo nella mia carriera nell’MMA, voglio valorizzare al massimo tutti gli strumenti che ho acquisito attraverso lo sport e le mie esperienze e portarli anche nel mondo che mi circonda”.

Anamaria Balas Karate Ashihara MMA

Si dice che lo sportivo sia una persona vanitosa. Ti riconosci in questa idea?

“Anch’io mi sono chiesta molte volte se abbia superato il confine tra ambizione e vanità. Noi combattenti siamo allenati e portati a voler vincere. Ma per me conta molto anche il modo in cui lo faccio. Voglio vincere non solo sul campo, ma vincere con rispetto, gratitudine e senza compromettere me stessa. Per me la vera vittoria non significa soltanto essere migliore dell’avversaria, ma rimanere fedele ai propri valori mentre si lotta per ciò che si desidera. E continuo a lavorare su me stessa. Sto imparando a tenere sotto controllo il mio ego e a non permettergli di guidare il mio combattimento. Voglio che sia l’ambizione a spingermi avanti, non la vanità”.

Allora, Adesso però una cosa voglio dirla, anche perchè vorrei sfatare dicerie e voci di corridoio, ovvero che le atlete di arti maziali sono rozze e per nulla raffinate. Se prima di una gara incontriamo te Cristina Lopez e Sara Ponce da me intervistate, splendide ragazze e amiche mie, o penso anche alla karateka Nadia Botargues, si pensa di trovarsi sul set televisivo e non che a breve ci sarà una competizione dove queste neravigliose ragazze sono pronte a darsele di santa ragione! Vorrei che tu lanciassi questo messaggio, ovvero che le arti marziali sono adatte alle donne è non è affatto detto che nella pratica di questi sport obbligatoriamente ci si faccia male.

“Le arti marziali non sono adatte alle donne: sono fatte per le donne! Noi donne abbiamo forse un senso più attento della protezione, della cura e dell’amore, e cosa c’è di più bello che avere il carattere, le capacità e il coraggio di proteggere queste cose? Per me, qui si ritrova molto bene il principio dello Yin e dello Yang. Non credo che dobbiamo scegliere tra sensibilità e forza. Ognuno di noi porta dentro di sé entrambe le energie: lo Yin, con la sua parte di sensibilità, intuizione e ricettività, e lo Yang, con la forza, l’azione, il coraggio e la capacità di lottare per ciò che è importante per noi. Quando riusciamo a coltivarle entrambe e a mantenerle in equilibrio, diventiamo completi. Se una delle due domina completamente l’altra, nasce uno squilibrio. Per questo sostengo che tutte le ragazze debbano continuare a coltivare la propria sensibilità e la propria bellezza, ma allo stesso tempo debbano scoprire e allenare la propria forza interiore, per poter inseguire tutti i loro sogni. Così come sostengo che i nostri uomini debbano abbracciare i propri sentimenti, la sensibilità e la Bellezza”.

Anamaria Balas Karate Ashihara MMA

L’impatto, l’infortunio e le sfide sul ring

Sei conosciuta e apprezzata. Che cosa significa per te questo riconoscimento?

“Mi piace il fatto di essere riuscita a costruire una voce nella mia carriera. Per me il riconoscimento non significa soltanto essere vista, ma mi dà la possibilità di trasmettere ciò che so, ciò che ho imparato e ciò che continuerò a imparare. Essendo anche allenatrice, sento molto forte il desiderio di aiutare e sostenere i giovani e gli atleti che verranno dopo di me. Ho un istinto materno molto sviluppato e credo che questo si rifletta anche nel modo in cui lavoro con le persone. Vorrei trasmettere loro non solo tecnica, ma anche fiducia, disciplina e il coraggio di credere in se stessi. Se la mia esperienza può aiutare un’altra persona a trovare la propria strada, per me questa è una delle forme più belle di successo”.

Una grande visibilità l’hai ottunata anche dopo la partecipazione al Lowkikchampionship dove hai affrontato e battuto la la campionessa uscente la mia amica Sara Ponce. Raccontaci un pò come è nata l’dea di partecipare a questa competizione

“Voglio essere sincera con voi. Il mio sogno è l’MMA, ma ho avuto un infortunio che mi ha portata in sala operatoria. Si trattava della mia mano, che per alcuni mesi non ho più potuto utilizzare, quindi gli allenamenti e i match dovevano essere messi in pausa. Io non ho accettato la situazione! Non volevo uscire dal circuito e mi sono detta: «Ehi, aspetta un attimo… ho ancora le gambe!» Ero sul letto d’ospedale quando ho fatto domanda per il Lowkick Championship e il manager mi ha contattata proprio il giorno dopo. È stata una sorpresa persino per me. La cosa ancora più interessante è che non sono stata molto sostenuta in questo progetto, perché tutti pensavano: «E se adesso si infortuna anche alla gamba? Perché rischiare?» Io ho ascoltato il mio istinto e mi sono chiesta: cosa è meglio? Non fare nulla in questo periodo e accettare di essere infortunata? Oppure assumermi il rischio di una possibile sconfitta, ma continuare a crescere, superare i miei limiti e vivere una nuova e bella esperienza? Naturalmente mi sono buttata. Nonostante tutti, ho iniziato ad allenarmi con la mano ingessata, appena operata. Mi sono tolta il gesso pochi giorni prima della competizione. Per me questa è stata un’altra lezione: ascoltare il mio istinto, avere fiducia in me stessa e non limitarmi ai limiti che gli altri vedono per me”.

Allora la regina di questo circuito, una volta battuta Sara Ponce, è Cristina Lopez, Bellissima e fortissima. Saresti disponibile ad affrontarla in un match di Low Kick o di altro genere?

“L’unica risposta possibile per me è: sì!”

Allora lanciamo la sfida a Cristina?

“Mi piacerebbe condividere la nostra esperienza in un match di Low Kick o anche di Karate. Tornerei in Spagna, mi è piaciuta tantissimo. Comunque dico a Cristina Lopez che io sono pronta!”

Ti confronteresti con atlete che praticano altri sport?

“Certamente! Io accetto le sfide, anzi, a volte sono proprio io a cercarle. Non mi tiro indietro davanti a qualcosa di nuovo o difficile, purché quella sfida sia in linea con i miei valori. Per me una sfida non significa soltanto dimostrare qualcosa, ma anche vivere un’esperienza. Mi piace l’idea del nuovo, dell’ignoto, di incontrare persone diverse e di scoprire cose che forse altrimenti non avrei mai incontrato. Credo che ogni esperienza, indipendentemente dal risultato, possa lasciarti qualcosa”.

Vita privata e lo sguardo verso il futuro

Ora parliamo di te, delle tue giornate e dei tuoi hobby. Come si svolge una tua giornata tipo e cosa ti piace fare nel tempo libero?

“Sono una persona molto legata alla famiglia, socievole ed estremamente attiva. Sento sempre il bisogno di fare qualcosa, di avere un sogno da realizzare, un obiettivo verso cui andare e, a volte, persino qualche problema da risolvere. Mi piace sentire che la vita accade. Amo molto gli animali e gioco con loro quasi ogni giorno. Mia madre ha oche, galline e caprette, e passare del tempo con loro mi rilassa moltissimo. Forse ho anche passioni più particolari, ma allo stesso tempo amo profondamente queste cose semplici e tradizionali. Credo di essere, in fondo, un’amante dell’armonia e dell’equilibrio. Se nella mia vita ci sono molta azione, adrenalina e competizione, sento il bisogno di compensare con l’altra parte: sonno, recupero, meditazione, tempo per me, natura e preghiera. Ho bisogno di entrambi i mondi per sentirmi davvero me stessa”.

Come immagini il tuo futuro? Cosa vedi per te nei prossimi anni?

“Il mio sogno è combattere in UFC. Mi immagino il momento in cui Dana White mi chiama e mi dice: «Ana, fai le valigie e vieni in America a combattere!» E sì, voglio essere pronta per quel momento. Ma cerco anche di non essere legata a un unico risultato. Credo in me stessa, credo in Dio e ho fiducia che Lui metterà sul mio cammino la strada più adatta a me, anche se non sarà sempre quella che avevo immaginato. Il mio compito è fare tutto ciò che dipende da me: lavorare, prepararmi, evolvermi e perfezionare i doni con cui Dio mi ha benedetta. Il mio obiettivo è portare qualcosa di buono al mondo attraverso ciò che faccio e, con gratitudine, godermi le persone e i momenti che accompagnano il mio cammino”.