Una domenica pomeriggio che ha rischiato di trasformarsi in tragedia a Catania nel rione della Plaia. Una giovane mamma ventenne ha tentato di soffocare la figlia di soli cinque mesi, venendo fermata soltanto dal tempestivo intervento dei Carabinieri, allertati dalla sorella minore della donna.
La dinamica dei fatti, ricostruita dai militari del Nucleo Radiomobile del Comando provinciale, ha inizio con un messaggio. La donna, appartenente a una famiglia originaria dell’Asia meridionale residente da anni in città, avrebbe inviato un messaggio alla sorella quindicenne manifestando l’intenzione di uccidere la bambina. Subito dopo, si è barricata nella camera da letto, chiudendo la porta a chiave.
La ragazzina, compresa immediatamente la gravità della situazione, ha chiamato il 112. All’arrivo della pattuglia, i carabinieri hanno trovato la via d’accesso sbarrata e hanno dovuto forzare la porta per entrare. Una volta all’interno, hanno sorpreso la mamma ventenne mentre premeva un cuscino sul volto della neonata. I militari l’hanno immediatamente bloccata, mettendo in sicurezza la piccola.
La bambina è stata trasportata all’ospedale San Marco, e le sue condizioni generali sono state definite buone sebbene ricoverata nel reparto pediatrico. La madre, in evidente stato di forte agitazione, sarebbe stata invece ricoverata in regime di Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) presso il reparto di psichiatria.
Mentre la Procura distrettuale e quella per i minorenni procedono con i rilievi legali e le misure di tutela, rimane un interrogativo che pesa sull’intera vicenda. Il fatto che la donna abbia scelto di comunicare le proprie intenzioni via SMS alla sorella poco prima di agire, lasciando così una traccia e il tempo necessario per i soccorsi, apre una voragine interpretativa sul suo reale intento.
Non sapremo mai con certezza se la donna avrebbe davvero portato a compimento il suo terribile progetto o se, in realtà, quel gesto non fosse altro che una disperata, ultima richiesta di aiuto rimasta inascoltata fino a quel momento.