LA VARDERA SCRIVE “PER FINTA”, I COMUNI NO

di Umberto Riccobello

Palazzo dei Normanni ha visto passare di tutto: imperatori, viceré e grandi statisti. Ma ha sempre riservato un posto anche a chi, con lo sberleffo e la provocazione, provava a scuotere le polveri del potere. Il problema è che, nell’antica gerarchia di Palazzo Reale, persino il buffone di corte doveva conoscere le regole del gioco per poterle infrangere con efficacia.

L’ultima performance dell’onorevole Ismaele La Vardera, invece, ci restituisce un’immagine ben diversa: quella di un provocatore che finisce vittima della sua stessa messinscena, riuscendo nell’impresa di scontentare persino i suoi stessi alleati.

La vicenda è quasi surreale. L’onorevole ha presentato un emendamento dichiaratamente “fake”, un atto che nelle sue intenzioni doveva essere un guscio vuoto, utile solo a dimostrare la presunta distrazione dei colleghi. Una sorta di scherzo parlamentare per alimentare l’ennesimo contenuto social.

Ma qui l’ironia si fa amara: l’emendamento, scritto per non ottenere nulla, sarebbe invece utilizzabile, tanto che l’Unione dei Comuni Etna – Val Simeto ha già presentato il conto richiedendo i fondi. Avevamo espresso giorni fa questa possibilità, e adesso si è concretizzata. In pratica, La Vardera ha provato a fare una linguaccia al sistema e si è ritrovato, per pura incapacità tecnica, a fare un favore a un territorio a caso. Sarebbe davvero imbarazzante se non fosse riuscito nemmeno a scrivere un emendamento finto.

A rendere la “figura di niente” ancora più pesante è la reazione che è arrivata dai banchi vicini. La stessa area di centrosinistra, quella famiglia politica che La Vardera ambirebbe a rappresentare nientemeno come candidato Governatore, ha accolto il gesto con un fastidio malcelato.

Non è un mistero che l’onorevole punti alla poltrona più alta della Regione, ma muoversi come un elettrone impazzito tra le istituzioni sta producendo l’effetto opposto. La sua coalizione, stanca di dover giustificare colpi di teatro fini a sé stessi, sembra averne avuto abbastanza.

È difficile accreditarsi come guida autorevole se si dimostra una tale mancanza di rispetto per le regole di una delle più antiche assemblee legislative al mondo, trattata alla stregua di un palco da Commedia dell’arte. Una deriva che ha prodotto uno strappo ormai evidente, tanto che il fondatore di Controcorrente è stato costretto a comunicare, «al momento», il suo allontanamento dall’area progressista, preannunciando la presentazione di un programma di governo per il prossimo 14 febbraio.

Scoprire che un atto legislativo “finto” diventa reale per imperizia del proponente è il segnale definitivo di una politica che ha perso la bussola. Mentre La Vardera si arrampica sugli specchi per rivendicare l’ennesima provocazione, i suoi alleati osservano con imbarazzo e i Comuni chiedono soldi veri.

A Palazzo dei Normanni le mura hanno visto molte rappresentazioni, ma mai si era visto un aspirante sovrano così maldestro da inciampare nel proprio mantello.