PALERMO, IL PREFETTO MARIANI PROROGA LE ZONE ROSSE

di Redazione

Il Prefetto di Palermo, Massimo Mariani, al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi lo scorso 15 gennaio, ha disposto la proroga delle “aree a vigilanza rafforzata” fino al prossimo 18 aprile 2026.

Il provvedimento conferma la validità di una strategia nata per inibire la presenza di soggetti pericolosi o già denunciati nei luoghi cardine della movida.

L’istituzione delle zone rosse — che interessano i quadrilateri del Teatro Massimo, della Vucciria, dell’asse Maqueda-Stazione e l’area tra via La Lumia e piazza Nascè — non è solo una misura di contrasto alla microcriminalità, ma un atto di tutela verso la parte sana della città.

I numeri legittimano la scelta: oltre 27.000 persone controllate e decine di ordini di allontanamento eseguiti in pochi mesi. Si tratta di uno strumento che ha finalmente permesso alle Forze dell’Ordine di agire preventivamente, restituendo decoro a piazze che rischiavano di scivolare in un’anarchia sociale insostenibile. La proroga è, dunque, una notizia accolta con favore da chi vede nel rispetto delle regole l’unica via per la convivenza civile.

Tuttavia, il successo di questa “blindatura” non deve trarre in inganno. Proprio a gennaio sono entrati in servizio 141 nuovi agenti della Polizia di Stato, un rinforzo che si somma alle recenti procedure per l’immissione di 100 nuove unità nella Polizia Municipale, mirate a colmare i vuoti d’organico del Comune. Ma chi conosce le dinamiche di Palermo sa che queste cifre, seppur positive, rappresentano solo un primo passo.

Palermo non è una città paragonabile ad altri capoluoghi italiani per oneri e criticità. Alla vastità di un centro storico monumentale unico al mondo e alla gestione di periferie complesse, si aggiunge il carico delle numerose residenze istituzionali e di obiettivi sensibili che richiedono una vigilanza h24, sottraendo inevitabilmente uomini al controllo dinamico del territorio.

Se a questo si somma la pressione di un flusso turistico ormai massiccio e costante, unita alla necessità di controllare e contrastare la presenza e le attività delle organizzazioni mafiose profondamente insite nel tessuto cittadino, appare evidente che la dotazione attuale sia ancora sottodimensionata.

Le ordinanze del Prefetto Mariani sono efficaci, ma per trasformare un’emergenza in un modello di sicurezza strutturale serve di più. La complessità di Palermo esige una forza in campo notevolmente maggiore di quella attuale, un contingente che tenga conto non solo della popolazione residente, ma del ruolo di “capitale” che la città esercita, con tutti gli oneri di ordine pubblico che ne conseguono.

Il 18 aprile è vicino e la Pasqua sarà il vero banco di prova. Ma la vera partita si gioca a Roma: Palermo ha dimostrato di saper usare i muscoli della legalità, ora attende che quegli stessi muscoli vengano adeguatamente nutriti con risorse di uomini e mezzi all’altezza della sua sfida quotidiana.

Perché se le zone rosse servono a fermare il degrado, solo una presenza massiccia e capillare può garantire che Palermo non debba più vivere sotto ordinanza.