ARS, RIEQUILIBRIO DI GENERE: LA MEDIAZIONE DI ASSENZA

di Umberto Riccobello

In un palazzo dove i corridoi sussurrano più di quanto non dicano i microfoni, l’ARS si prepara a una delle votazioni più tese dell’inizio 2026. Al centro della contesa non ci sono solo poltrone, ma il volto futuro delle amministrazioni locali dell’Isola: un disegno di legge che tocca nodi cruciali per gli enti locali, dal terzo mandato per i sindaci nei comuni sotto i 15.000 abitanti all’introduzione del consigliere “supplente” per chi assume l’incarico di assessore.

Tuttavia, è sulla norma riguardante il 40% di genere nelle giunte comunali che si gioca la partita politica più simbolica. Il testo prevede l’adeguamento degli esecutivi entro 90 giorni dall’approvazione per tutti i comuni sopra i 15.000 abitanti. La Sicilia resta l’unica Regione d’Italia a non avere ancora un obbligo percentuale di rappresentanza femminile, un’anomalia che rischia di proiettare un’immagine di insostenibile arretratezza culturale.

Il pericolo che la norma naufraghi è reale. Sebbene approvato in commissione con voto palese, il provvedimento approda in aula sotto lo spettro del voto segreto, già invocato da uno schieramento trasversale. In questo scenario, molti osservatori scommettono su una bocciatura definitiva.

L’elemento di novità che spariglia le carte è la nascita di una coalizione trasversale tra le quindici deputate di maggioranza e opposizione: un patto per blindare il 40% di presenza femminile negli esecutivi, che deve però fare i conti con le resistenze di chi teme scossoni immediati agli assetti di potere locale.

In questo clima di incertezza, una via d’uscita potrebbe arrivare dalla mediazione del capogruppo di Fratelli d’Italia, l’onorevole Giorgio Assenza. Il parlamentare ha presentato un emendamento che propone che l’obbligo scatti solo al prossimo rinnovo elettorale di ogni consiglio comunale. Una sorta di applicazione differita alle date elettorali diverse da comune a comune.

La mossa appare come una soluzione di buon senso per disinnescare le tensioni, permettendo di approvare la riforma senza alterare gli equilibri delle giunte attualmente in carica e, soprattutto, sventando con buona probabilità il pericolo dei franchi tiratori.

Il primato della Sicilia come ultima regione inadempiente trasforma il dibattito all’ARS in qualcosa di molto più profondo di una semplice disputa aritmetica. Lo scontro resta acceso perché mette in discussione le fondamenta stesse del potere locale, sfidando un sistema che, storicamente, ha relegato le donne a ruoli marginali.

Il voto dei prossimi giorni dirà se la Sicilia è pronta a siglare questo compromesso o se il Palazzo preferirà restare ancorato a vecchi schemi, protetto dall’oscurità del voto segreto.