RIFIUTI A PALERMO: SI SPENGONO LE TELECAMERE

di Antonino Piscitello

Un paradosso ha colpito il piano di contrasto all’abbandono dei rifiuti a Palermo: l’elevatissimo numero di infrazioni rilevate ha esaurito il budget destinato alla gestione dei verbali in soli quattro mesi, portando allo spegnimento temporaneo del sistema.

Nonostante lo stop forzato, i dati – resi noti da un recente approfondimento del Giornale di Sicilia – confermano l’efficacia tecnologica del provvedimento, che ora attende nuove risorse per tornare a fungere da deterrente contro l’inciviltà urbana.

I numeri parlano chiaro e restituiscono la fotografia di una seria battaglia contro il degrado urbano e l’abbandono dei rifiuti. Secondo i dati ufficiosi filtrati dalla Rap e dal comando della polizia municipale, l’investimento iniziale di 100 mila euro per il noleggio di trenta telecamere di video-sorveglianza avrebbe dovuto coprire un semestre di attività.

Il pacchetto includeva non solo il monitoraggio, ma anche l’estrapolazione delle immagini e la notifica dei verbali a un costo forfettario di dieci euro a pratica.

Tuttavia, la realtà ha superato ogni previsione: in meno di quattro mesi sono state rilevate diecimila multe, portando nelle casse comunali circa un milione e mezzo di euro.

Il risultato di questo attivismo sul territorio è stato, ironicamente, il collasso finanziario del progetto pilota: il fondo stanziato per la gestione burocratica delle contravvenzioni si è prosciugato con due mesi di anticipo, costringendo il sistema a una pausa tecnica proprio nel momento di massima operatività.

Per quanto questa vicenda possa apparire paradossale – se non quasi buffa, con un sistema “vittima” della propria efficienza – il segnale politico e sociale che ne deriva è estremamente positivo.

La tecnologia ha dimostrato che è possibile individuare e sanzionare in massa tutti quei soggetti che alimentano le discariche abusive.

La mole impressionante di sanzioni è la prova che il controllo funziona e, a lungo andare, l’inevitabilità della multa diventerà il miglior deterrente possibile per scoraggiare i cosiddetti “furbetti del sacchetto”.

Resta però un nodo fondamentale da sciogliere: la tempistica. È essenziale che l’amministrazione trovi immediatamente le risorse necessarie per riattivare gli impianti. Interrompere il flusso delle sanzioni per troppo tempo rischierebbe di vanificare gli sforzi compiuti finora, ridando spazio a chi spera nell’impunità.

Ci auguriamo che il servizio venga ripristinato nel minor tempo possibile, consolidando un modello di sorveglianza che, sebbene sottostimato inizialmente, rappresenta l’unica vera via d’uscita per garantire l’igiene ambientale in città.