SICILIA IMBOTTIGLIATA NEL TRAFFICO

di Antonino Piscitello

Il TomTom Traffic Index 2025 certifica un primato drammatico per l’Isola: Palermo è la città più congestionata d’Italia, seguita da Catania al terzo posto. traffico

Nonostante una popolazione inferiore rispetto a Roma e Milano, le due metropoli siciliane soffrono di una paralisi strutturale che costa agli automobilisti oltre quattro giorni di vita all’anno bloccati in coda, tra inefficienze del trasporto pubblico, cantieri infiniti e la cronica mancanza di alternative.

Il quadro emerso dall’annuale Traffic Index di TomTom è impietoso per la Sicilia. Nel 2025, Palermo ha conquistato il primo posto nazionale con un indice di congestione del 51%, superando Milano (49%) e scalzando persino Roma, mentre Catania si piazza saldamente al terzo posto con un indice del 47%.

Se a Palermo la velocità media è di soli 27,1 km/h, nel capoluogo etneo la situazione è altrettanto critica: i conducenti viaggiano mediamente a 24,5 km/h, impiegando circa 25 minuti per percorrere appena dieci chilometri. 

In termini di tempo perso, i catanesi trascorrono 103 ore l’anno nel traffico (addirittura 5 in più delle 98 di Palermo a causa della differente distribuzione dei flussi), evidenziando un collasso viario che non risparmia nessuno dei due poli dell’isola.

Ciò che inquieta maggiormente è il confronto con le grandi metropoli del Nord. Città come Milano e Roma gestiscono volumi di pendolari e attività economiche decisamente superiori, eppure Palermo e Catania riescono a superarle per tempi d’attesa. 

Come evidenziato da network esperti come Mobilita Palermo, le cause sono sistemiche: parcheggio selvaggio, doppie file, assenza totale di controlli e un trasporto pubblico ancora troppo debole che alimenta un circolo vizioso: il cittadino non usa i mezzi perché inefficienti, e l’amministrazione non investe abbastanza per renderli competitivi proprio perché molti cittadini non li utilizzano. Proprio per questo i mezzi pubblici sono visti spesso come ultima risorsa piuttosto che come scelta primaria.

Questo lassismo istituzionale nella programmazione dei flussi e nell’offerta di alternative credibili, come lo sharing o le piste ciclabili, spinge la popolazione verso un isolamento forzato dentro l’abitacolo.

Assi viari come la circonvallazione di Catania o Viale Regione a Palermo diventano quindi trappole quotidiane. 

Le prospettive per il futuro prossimo restano però incerte. A Palermo si attende il completamento dell’Anello Ferroviario e l’avvio delle nuove linee del tram, mentre a Catania i lavori per l’estensione della Metropolitana procedono tra speranze e ritardi. 

Il traffico in Sicilia non è una fatalità, ma il risultato tangibile di decenni di inerzia e politiche passive. 

La paralisi di Palermo e Catania dimostra che non basta più inseguire le emergenze: serve un’inversione di rotta che metta al centro la dignità del cittadino-utente. 

Finché il trasporto pubblico resterà un’appendice trascurata, la programmazione un susseguirsi di ritardi e la viabilità un labirinto, la Sicilia continuerà a scontare il prezzo di una gestione lassista e priva di coraggio.

Uscire dall’abitacolo significa, prima di tutto, poter contare su uno Stato che offra servizi puntuali, rapidi e dignitosi. 

Puntare il dito verso gli automobilisti non serve a nulla. Solo trasformando la mobilità da problema individuale a priorità collettiva si potrà sperare di restituire alle due metropoli siciliane il respiro che meritano, rompendo finalmente le catene dell’inefficienza che oggi le tengono imbottigliate.