OMICIDIO DI PAOLO TAORMINA: NUOVE PISTE E NUOVI INDAGATI

di Antonino Piscitello

L’indagine sul delitto di Paolo Taormina, il ventenne freddato la notte del 12 ottobre davanti al pub di famiglia O’Scruscio, prosegue con nuovi colpi di scena. 

Secondo quanto riportato in un recente approfondimento del Giornale di Sicilia, l’attività investigativa non si è fermata alla confessione di Gaetano Maranzano, il ventottenne dello Zen che si è consegnato alle autorità. 

Al contrario, la Procura sta scavando per smontare una versione dei fatti che appare sempre meno convincente.

Il raggio dell’inchiesta si è allargato sensibilmente. Come si legge nelle colonne del Giornale di Sicilia, gli inquirenti hanno messo sotto la lente d’ingrandimento due nuovi smartphone. Uno di questi appartiene a un giovane già individuato tra i sette presenti nei filmati di sorveglianza acquisiti dopo lo sparo; l’altro, invece, aprirebbe una nuova pista, essendo riconducibile a un soggetto finora rimasto nell’ombra.

I Carabinieri hanno esteso il sequestro di dispositivi elettronici all’intera cerchia di contatti del reo confesso, cercando conferme a un sospetto preciso: Maranzano potrebbe non aver agito da solo o, quantomeno, potrebbe aver goduto di una rete di protezione.

Il nodo centrale dell’indagine resta però il movente. La Procura nutre forti dubbi sulla tesi del “gesto d’impeto” scaturito da una lite banale. La dinamica del delitto, ricostruita minuziosamente dai magistrati e riportata dal Giornale di Sicilia, racconta un’altra storia: Maranzano avrebbe accostato l’arma alla nuca della vittima, sparando a bruciapelo.

Un’azione che, per freddezza e precisione, ricorda molto più una punizione esemplare o un’esecuzione in stile mafioso che la reazione scomposta a una rissa da bar. Proprio per questo, l’analisi di chat e tabulati telefonici diventa fondamentale per capire cosa sia successo nelle ore precedenti all’agguato all’Olivella.

Il racconto fornito dall’assassino secondo gli inquirenti “non regge”. Si scava dunque tra i messaggi scambiati prima e dopo quella tragica notte. L’obiettivo è cristallizzare la posizione di chi era presente e capire se esistesse un piano preordinato. 

Secondo le indiscrezioni trapelate dal Giornale di Sicilia, la strategia degli investigatori è chiara: non lasciare zone d’ombra in quello che sembra un mosaico molto più complesso di quanto la confessione iniziale facesse supporre.

Mentre i riflettori della cronaca si spostano sui dettagli tecnici dei tabulati, tra i vicoli dell’Olivella resta il peso di una morte che non trova pace in una “verità di comodo”. La sensazione è che l’intera città stia aspettando di capire le vere motivazioni dietro quel terribile omicidio.

Paolo non è più tra i tavoli del suo pub e trovare il movente o dare un nome a ogni complice non lo riporterà indietro, ma è l’unico modo per impedire che l’ennesima storia di sangue si chiuda con una giustizia a metà, lasciando che l’impunità spalanchi la strada alla prossima mano pronta a sparare.

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