Dietro la facciata di una normale convivenza si nascondeva un atroce sistema di tortura fisica e psicologica. violenza sessuale
A Enna, l’intervento della Polizia ha messo fine a un calvario durato quasi quattro anni, portando in carcere un uomo di 34 anni, originario di Catania, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti continuati.
La vittima, una ragazzina che oggi ha 14 anni, sarebbe stata predata dall’ex compagno della madre sin da quando ne aveva solo undici.
Il Sistema del Terrore e le Minacce di Morte
L’uomo non si limitava all’abuso fisico. Aveva costruito un vero e proprio regime di controllo totale sul nucleo familiare, composto dalla sua ex compagna e da altre figlie minorenni di lei. La strategia del predatore era cinica: utilizzava la paura della separazione come arma di sottomissione. Se qualcuno avesse parlato, il “rischio” ventilato era quello dell’intervento dei servizi sociali, che avrebbero strappato le bambine alla madre per dividerle in diverse strutture.
Dalle trascrizioni degli investigatori emerge il tono intimidatorio usato per garantire il silenzio della quattordicenne: «Ricordati che ti chianti muta sempre perché quel fatto mio e di… perché non condanni solo me, condanni tutte sorelle. Quindi chiantati muta, per il resto non me ne frega niente». Parole che pesano come macigni e che venivano accompagnate da minacce di morte esplicite nel caso in cui la giovane avesse trovato il coraggio di denunciare.
Le indagini della Questura di Enna hanno rivelato come l’intero nucleo familiare vivesse in un perenne stato d’ansia. Le “regole” dell’uomo erano ferree e chiunque osasse violarle andava incontro a percosse. Persino la madre della vittima, in più occasioni, sarebbe stata colpita violentemente ogni volta che tentava di frapporsi tra il compagno e la figlia per proteggerla.
Il cosiddetto “segreto di famiglia” non era altro che un paravento per nascondere violenze quotidiane. Grazie però alla capacità degli inquirenti di raccogliere testimonianze e analizzare rilevanti conversazioni, il quadro probatorio si è chiuso rapidamente attorno al trentaquattrenne. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Enna su richiesta della Procura, sottolinea la gravità degli indizi e la pericolosità sociale di un soggetto che aveva trasformato la casa in una prigione del corpo e dell’anima.
Il Ruolo dello Stato e la Protezione delle Vittime
Con l’arresto avvenuto il 27 gennaio, le minori e la donna sono state messe in sicurezza. Il caso riaccende i riflettori sulla fragilità delle periferie sociali e sulla necessità di una vigilanza costante nei contesti di famiglie allargate dove possono annidarsi figure manipolatorie.
Resta l’orrore per un’infanzia rubata e per un uomo che, stando alle accuse, «per circa tre anni non solo avrebbe abusato sessualmente della figliastra ma avrebbe anche imposto delle regole severe a tutti i componenti della famiglia». Ora la parola passa alla magistratura, mentre la comunità di Enna tenta di metabolizzare una notizia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica per la durata e la sistematicità delle sevizie documentate.
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