Il polo industriale di Priolo Gargallo volta pagina. Quello che per decenni è stato il cuore pulsante della chimica di base italiana si prepara a diventare uno dei centri nevralgici della transizione energetica europea. La conferma definitiva è arrivata con il via libera dei vertici di Eni e della Kuwait Petroleum Corporation (Q8): un’alleanza strategica che mette sul piatto un investimento di circa un miliardo di euro per trasformare il sito Versalis in una bioraffineria di ultima generazione.
La decisione segna il tramonto definitivo della produzione di etilene, un settore che da tempo soffriva di perdite strutturali, a favore di un modello industriale orientato alla sostenibilità. L’obiettivo è ambizioso: rendere operativo entro il 2028 un impianto capace di immettere sul mercato 500 mila tonnellate annue di biocarburanti. L’infrastruttura non sarà solo imponente, ma anche estremamente flessibile, potendo modulare la produzione tra due vettori energetici fondamentali per la decarbonizzazione.
Il primo è l’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), ovvero l’olio vegetale idrogenato, un diesel rinnovabile che può essere utilizzato nei motori attuali senza alcuna modifica, ideale per abbattere le emissioni dei Tir e dei trasporti marittimi. Il secondo è il SAF (Sustainable Aviation Fuel), il carburante sostenibile per l’aviazione, che rappresenta oggi l’unica vera alternativa per ridurre l’impatto ambientale dei voli a lungo raggio. Entrambi i prodotti, derivati da scarti e materie prime non in competizione con la filiera alimentare, consentono di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 65% rispetto ai prodotti fossili tradizionali.
Per Giuseppe Ricci, responsabile della Trasformazione Industriale di Eni, l’ingresso di Q8 non è un evento casuale, ma il coronamento di una collaborazione consolidata, già collaudata con successo a Milazzo. Ricci ha evidenziato come l’interesse del colosso kuwaitiano confermi la solidità del progetto siciliano, capace di attrarre capitali esteri per produrre in Italia ciò che altrimenti verrebbe importato. Dello stesso avviso il CEO di Kuwait Petroleum International, Shafi Taleb Al Ajmi, che interpreta questo megaprogetto come un tassello fondamentale della strategia del gruppo verso la neutralità carbonica entro il 2050, ribadendo la centralità del mercato italiano.
Il governo ha accolto con entusiasmo l’intesa attraverso le parole del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale ha descritto l’operazione come un pilastro per la competitività della Sicilia e una risorsa per il futuro energetico nazionale. Tuttavia, il clima sul territorio resta teso e il fronte sindacale manifesta posizioni divergenti che affondano le radici nel recente passato.
Mentre Andrea Bottaro della Uiltec Sicilia riconosce nell’accordo un segnale di rilancio pur chiedendo un monitoraggio costante degli impegni assunti, pesa ancora la spaccatura avvenuta a marzo 2025. In quell’occasione, infatti, la CGIL fu l’unica sigla a non firmare l’accordo sul piano di riconversione di Priolo, manifestando un dissenso che continua a riflettersi nelle parole di Antonio Recano. Il segretario della Fiom-Cgil lamenta infatti una persistente mancanza di chiarezza sulle tutele occupazionali a lungo termine, citando il pesante bilancio di posti di lavoro persi nel comparto chimico europeo come un monito che non può essere ignorato.
I motori del cambiamento sono già accesi: mentre l’iter autorizzativo prosegue, la pianificazione ha già completato le fasi progettuali e sono state avviate le procedure per l’assegnazione dei contratti di costruzione. Il cronoprogramma prevede che a breve possano partire le prime attività di demolizione necessarie a fare spazio alle nuove infrastrutture.
Se la tabella di marcia verrà rispettata, entro la fine del 2028 Priolo non sarà più il simbolo di un’industria pesante in affanno, ma il laboratorio a cielo aperto di una mobilità che non può più prescindere dall’innovazione biochimica.