RAGUSA, PERCOSSE E MINACCE ALLA MADRE PER LA DROGA

di Antonino Piscitello

Un incubo durato anni, fatto di urla, porte prese a calci e continue richieste di soldi per l’eroina. ragusa botte e minacce alla madre

Si è conclusa così, con l’arrivo dei Carabinieri e un’ordinanza di custodia cautelare, la vicenda di un 34enne ragusano, M.C., che aveva trasformato la vita della madre convivente in un inferno senza fine.

L’uomo è ora gravemente indiziato dei reati di lesioni personali aggravate, minacce, furti ed estorsione.

Non era una novità per le forze dell’ordine. I Carabinieri della Stazione di Ragusa Principale erano già intervenuti diverse volte in quell’abitazione. Ogni volta lo stesso scenario: il giovane in preda alle crisi da astinenza, la madre terrorizzata e i mobili distrutti.

Inizialmente i militari erano riusciti ad allontanarlo, cercando di proteggere la donna, vittima di un figlio che vedeva in lei solo un bancomat da svuotare per comprarsi la droga.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con l’ultima esplosione d’ira, particolarmente violenta. La donna è stata colpita con tale forza da dover correre al Pronto Soccorso di Ragusa, dove è stata medicata e dimessa con una prognosi di sette giorni.

È stato in quel momento che la vittima, esausta dopo anni di violenze e soprusi, ha deciso che bastava così. Ha trovato la forza di raccontare tutto, dai ripetuti furti di denaro e gioielli alle minacce di morte se non avesse consegnato i contanti.

Grazie alla denuncia dettagliata, gli investigatori hanno ricostruito il puzzle di una convivenza impossibile. Il quadro emerso è quello di una donna che viveva in un clima di costante terrore. Su richiesta della Procura della Repubblica, il GIP ha disposto la misura cautelare: per il 34enne sono scattati gli arresti domiciliari.

Questa storia non è solo un fatto di cronaca, è lo specchio di una società che troppo spesso preferisce girarsi dall’altra parte.

È inaccettabile che una madre debba arrivare a farsi picchiare a sangue prima di trovare la protezione che merita. Anche in una terra come la nostra, dove la famiglia dovrebbe essere il pilastro della società, vediamo invece come la droga e il nichilismo stiano divorando intere generazioni, lasciando i genitori soli a gestire quelle che spesso diventano delle vere e proprie “bombe a orologeria umane”.

È una sconfitta per tutti noi. Non serve a nulla indignarsi sui social o chiedere interventi da parte delle istituzioni se poi non esiste una rete sociale in grado di intercettare le persone affette da gravi dipendenze prima che facciano del male a chi prova disperatamente a proteggerli da loro stessi.

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