Domani torna in aula senza alcuna intesa il disegno di legge sugli enti locali con le tre norme più importanti: il terzo mandato per i sindaci dei comuni sotto i 15.000 abitanti, il minimo di 40% di donne in giunta e il consigliere supplente, ossia il primo dei non eletti che sostituisce il consigliere che va a fare l’assessore
Due settimane fa, con il voto segreto è stato impallinato l’articolo uno del testo e quindi l’esame è stato subito rinviato. Il rischio è che anche questa volta vengano bocciate alcune norme, sempre e rigorosamente a voto segreto.
L’articolo che corre più rischi sembra essere quello sul terzo mandato che incontra molte ostilità trasversali. E molti sindaci aspettano per sapere se possono ricandidarsi o no dopo il secondo mandato.
L’altra norma a rischio è quella del limite minimo del 40% per le donne nelle giunte dei Comuni, Su questo vi è la richiesta delle 15 deputate regionali ai 55 deputati maschi affinché non venga chiesto il voto segreto e l’attenzione mediatica potrebbe premiare questa richiesta. In particolare si potrebbe giungere alla mediazione di approvare il testo ma di farlo valere solo dopo il rinnovo dei consigli comunali.
Infine il consigliere supplente. Su questa norma sembra che si registri un maggiore consenso e quindi potrebbe essere risparmiata dalla tagliola del voto segreto.
L’altra strategia per chi volesse fare saltare le norme è quella del perdere tempo in quanto queste potranno avere validità sul prossimo turno delle comunali solo a condizione che.vengano approvate entro l’11 febbraio.
In ogni caso, come si può vedere, l’Assemblea Regionale continua ad essere taglieggiata dai franchi tiratori e il governo ad esserne condizionato.
Sarebbe meglio se il problema venisse affrontato una volta per tutte.