SMOG, ARIA MALATA: PALERMO È LA PEGGIORE D’ITALIA

di Redazione

Il panorama della qualità dell’aria in Italia restituisce un’immagine paradossale: mentre a livello nazionale i picchi di inquinamento sembrano allentare leggermente la presa, la Sicilia si scopre vulnerabile e impreparata. Il recente rapporto Mal’Aria di città 2026 redatto da Legambiente descrive un’Isola a due velocità, dove la bellezza del territorio si scontra con l’invisibile ma letale minaccia delle polveri sottili e dei gas di scarico.

La centralina di via Belgio, nel capoluogo siciliano, è diventata il simbolo di questa emergenza nazionale. In un solo anno ha rilevato sforamenti dei limiti di PM10 per ben ottantanove giorni, quasi una volta ogni quattro giorni, polverizzando il tetto massimo di trentacinque giornate consentito. Questo dato colloca Palermo come la città con più smog d’Italia, superando persino le storiche metropoli industriali del Nord.

Ma la sorpresa più amara arriva dal sud-est dell’Isola: Ragusa si piazza infatti al quarto posto assoluto nella classifica delle peggiori città italiane per superamenti giornalieri, con sessantuno sforamenti registrati presso la centralina del campo di atletica. Per la città iblea si tratta di un dato storico e inquietante, che la proietta tra le realtà più critiche del Paese insieme a giganti come Milano e Napoli.

Oltre alle polveri sottili, a preoccupare è l’impatto dei gas prodotti dal traffico veicolare, con diverse realtà siciliane sotto osservazione speciale che mostrano livelli di biossido di azoto che richiedono interventi drastici e immediati. Per rientrare nei nuovi e più severi standard che l’Europa imporrà dal 2030, Catania dovrà tagliare le proprie emissioni di questo inquinante del 33%, Ragusa del 29%, mentre Messina dovrà affrontare una riduzione del 26%. Si tratta di obiettivi ambiziosi che mettono a nudo la lentezza delle attuali politiche di mobilità e l’eccessiva dipendenza dal mezzo privato che caratterizza i centri siciliani.

Guardando al futuro prossimo, la sfida si fa sistemica. Se i parametri del 2030 fossero applicati oggi, la maggioranza delle città italiane risulterebbe fuorilegge. In Sicilia, il compito è reso più arduo da un parco auto obsoleto e da una rete di trasporti pubblici che non riesce ancora a offrire un’alternativa competitiva all’automobile. La situazione siciliana è talmente critica che la Regione ha già sollecitato un aggiornamento urgente dei Piani di tutela dell’aria, chiedendo misure straordinarie per proteggere la salute pubblica.

La ricetta per restituire aria respirabile ai cittadini passa inevitabilmente per una trasformazione profonda dello spazio urbano. Non bastano più piccoli accorgimenti: serve una decisa accelerazione verso il potenziamento dei mezzi elettrici, l’estensione delle zone a traffico limitato e la creazione di infrastrutture che rendano sicuri gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Senza un cambio di rotta strutturale, il rischio è che il primato negativo della Sicilia nello scacchiere ambientale italiano diventi una condizione cronica e irreversibile.