INCENDIO NEL TRAPANESE, ARRESTATO UN FORESTALE

di Redazione

L’incendio e l’ombra del dolo si allunga ancora una volta sul patrimonio naturale della Sicilia, ma questa volta il presunto colpevole appartiene proprio a chi quel territorio dovrebbe custodirlo. Le indagini condotte dai Carabinieri di Trapani hanno portato alla luce una realtà inquietante legata al vasto rogo che, nell’agosto del 2025, ha divorato oltre ottanta ettari di macchia mediterranea e aree coltivate a ridosso del prezioso Bosco Scorace, nel territorio di Buseto Palizzolo.

Al centro dell’inchiesta si trova un operaio stagionale della Regione Siciliana, ora confinato agli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico. A incastrare l’uomo sono state le prove visive raccolte dagli investigatori, che hanno documentato come l’indagato, approfittando di un giorno di riposo, si sia mosso con precisione chirurgica per alimentare il disastro.

Le sequenze filmate mostrano un uomo intento ad appiccare piccoli focolai in zone strategiche, lontano dagli sforzi immediati delle squadre di soccorso. Una strategia volta ad ampliare il fronte del fuoco, rendendo vani i tentativi di contenimento e massimizzando il danno ambientale.

Particolarmente emblematici sono i passaggi delle indagini che descrivono l’indagato mentre cerca riparo tra la vegetazione fitta per non farsi scorgere dai mezzi aerei della protezione civile in volo radente. Una volta compiuta l’operazione, si sarebbe dileguato grazie all’aiuto di un complice che lo attendeva in auto. Tuttavia, la prova più schiacciante è giunta dall’analisi forense del suo smartphone: l’uomo avrebbe filmato con orgoglio le proprie gesta criminali, arrivando persino a inviare i video ai propri colleghi.

La reazione delle istituzioni non si è fatta attendere. L’assessore regionale all’Ambiente, Giusi Savarino, ha lodato l’efficacia dei sistemi di sorveglianza, ricordando che contro queste condotte pesano ora le sanzioni ancora più rigide volute dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha inasprito i minimi edittali e introdotto aggravanti specifiche per chi ha compiti di vigilanza.

L’assessore ha inoltre sottolineato l’intenzione di procedere con la massima severità non solo contro il diretto responsabile, ma anche nei confronti di chi, pur avendo ricevuto i filmati, ha scelto la strada dell’omertà invece di denunciare.

Mentre le armi legalmente detenute dall’indagato sono state sequestrate (diversi fucili e una pistola), il governo regionale promette una linea dura per sradicare quella che appare come una ferita interna all’amministrazione stessa, impegnata a proteggere un patrimonio boschivo troppo spesso ostaggio del fuoco.