FOIBE: L’ORRORE E IL DOVERE DI NON DIMENTICARE

di Rino Piscitello

Due sono state le ideologie disumane del ventesimo secolo: il comunismo e il nazifascismo. E hanno prodotto orrori senza fine. Oggi si celebra la Giornata del Ricordo delle migliaia di italiani gettati, molti ancora in vita, nelle foibe dai comunisti iugoslavi agli ordini di Tito.

Orrore indicibile fu l’eccidio ai danni della popolazione italiana dell’Istria e della Venezia Giulia, alla fine della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente seguenti.

L’obiettivo fu soprattutto di pulizia etnica.

Tra quelle migliaia di italiani, molti erano i siciliani (secondo alcuni studi oltre 400), militari, servitori dello Stato o anche persone semplici.

Furono eliminati da un odio senza fine che non può certo essere giustificato da precedente odio o da altra violenza.

Ogni atto d’orrore contro l’umanità è un atto a sé stante e nulla di quello che succede prima o dopo quell’atto potrà mai giustificarlo.

E chi si permette di contrapporre il 27 gennaio giornata della memoria dell’olocausto alla giornata del ricordo degli italiani gettati nelle foibe compie un gesto esecrabile e imperdonabile.

Sono due momenti da celebrare entrambi affinché nulla di tutto quello riaccada e comunismo e nazifascismo vengano ricacciati dalla storia.

Al massacro delle foibe seguì l’esodo della popolazione italiana dall’Istria, dalla Dalmazia e dai territori della Iugoslavia. Molti di quegli esuli si sono poi stabiliti in Sicilia e sono stati accolti dalla nostra terra.

Per tanti anni delle foibe non si parlò nel nostro Paese.

Un’ipocrita memoria ideologica, selettiva e strabica, trasformava quelle vittime in episodi da dimenticare.

Il nostro dovere è invece ricordare perché quegli orrori non si ripetano e perché non succeda mai più quello che successe con quelle migliaia di italiani massacrati; ossia il tentativo cinico e ipocrita di troppi di tacere e nascondere quegli orrori per superiori ragioni di Stato o di partito.