UNA SCELTA DI CIVILTÀ: PIÙ DONNE NELLE GIUNTE

di Umberto Riccobello

La Sicilia colma finalmente un divario storico e si allinea al resto del Paese sul fronte della rappresentanza di genere. Dopo una maratona parlamentare carica di tensione, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la norma che impone la presenza di almeno il 40% di donne nelle giunte dei comuni con una popolazione superiore ai tremila abitanti. Si tratta di un traguardo raggiunto non senza ostacoli, che segna una svolta profonda nella gestione del potere locale nell’isola.

Il cuore della vicenda non risiede solo nel dato numerico, ma nel modo in cui questo risultato è stato ottenuto. All’interno di Palazzo dei Normanni è andata in scena una moderna riedizione della Lisistrata di Aristofane. Proprio come l’eroina greca riuscì a unire donne di fazioni avverse per un fine superiore, le quindici deputate dell’Ars hanno saputo mettere da parte le bandiere di partito e le logiche di schieramento. Formando un fronte unico e compatto, hanno agito con una determinazione tale da scoraggiare qualsiasi tentativo di ricorso al voto segreto, che in passato era stato il sepolcro di riforme simili.

Il percorso legislativo è stato caratterizzato da un confronto serrato che ha visto anche momenti di protesta simbolica e una presenza costante di associazioni e cittadine tra i corridoi del Parlamento. Nonostante le iniziali resistenze interne alle varie forze politiche e i dubbi espressi dai vertici dell’Assemblea sulla reale condivisione del testo, la pressione del gruppo bipartisan femminile ha trasformato una seduta incerta in un voto unanime.

Per evitare scossoni immediati agli attuali equilibri politici, la riforma non avrà un effetto istantaneo. L’applicazione scatterà infatti al momento del rinnovo degli organi comunali. Questo compromesso ha permesso di evitare rimpasti forzati nella quasi totalità dei comuni dell’isola, garantendo una transizione ordinata che vedrà i primi effetti concreti già nelle prossime elezioni amministrative di primavera.

Questa nuova cornice non fa che potenziare un percorso già tracciato, permettendo a un numero sempre maggiore di amministratrici di affiancare le colleghe già attive nelle istituzioni. La partecipazione femminile si evolve così da eccezione legata al singolo merito a pilastro strutturale dei governi cittadini, trasformando quello che era un inseguimento ai parametri nazionali in una realtà finalmente radicata nel tessuto democratico dell’isola.