COMUNI RICICLONI 2025, LA SICILIA INDIETREGGIA

di Antonino Piscitello

Il recente dossier “Comuni Ricicloni Sicilia 2025” scatta un’istantanea impietosa di una regione a due velocità.

Dopo una crescita costante che ha portato la differenziata al 55,20%, il trend subisce una frenata brusca (+0,67%), schiacciato dalle performance disastrose di Palermo e Catania.

Mentre i piccoli borghi, come San Giuseppe Jato, sfiorano l’eccellenza, il capoluogo resta l’ultima città d’Italia, costringendo l’intera isola a costi di smaltimento esorbitanti e a una gestione emergenziale che non può più essere tollerata.

I numeri non mentono e, purtroppo, non lasciano spazio all’ottimismo. Negli ultimi sei anni, la Sicilia ha compiuto un miracolo silenzioso, passando da un misero 29% a oltre la metà del volume dei rifiuti differenziati. Tuttavia, il traguardo europeo del 65% resta un miraggio, a causa di un sistema che ora sembra essersi nuovamente inceppato. Il dato più allarmante riguarda la produzione di indifferenziato, che torna a salire toccando le 953 mila tonnellate.

Questa situazione è riconducibile a responsabilità territoriali ben definite. Palermo, ferma a un desolante 17,31%, non è solo la pecora nera della regione, ma dell’intera nazione. Insieme a Catania, attestata al 33,55%, le due metropoli siciliane agiscono come un’ancora che trascina sul fondo la media regionale, vanificando gli sforzi di milioni di cittadini virtuosi.

Al contrario, il panorama delle eccellenze è florido: spiccano i casi di San Giuseppe Jato, leader tra i centri medi con il 94%, e Ustica, che domina la classifica dei “Comuni Rifiuti Free” costieri con il 92,2%. Anche Messina merita una nota di merito, attestandosi al 58,57%, prima tra le grandi città siciliane e sesta in Italia nella sua categoria.

Analizzando i dati territoriali, si delinea chiaramente una distribuzione del riciclaggio profondamente frammentata.

La provincia di Trapani si conferma tra le più virtuose, con la SRR Trapani Sud che traina il territorio, seguita a ruota da Agrigento, dove la SRR Agrigento Ovest raggiunge un eccellente 76,9%. Qui spiccano centri come Lucca Sicula e Villafranca Sicula, con percentuali che sfiorano il 90%.

Bene anche Enna e Ragusa, che si distinguono come i capoluoghi più efficienti con il 68,6% e il 68,9%, dimostrando che anche nei centri di medie dimensioni la gestione corretta è possibile.

Spostandoci verso est, la provincia di Messina mostra segnali di crescita costante, con molti piccoli comuni nebroidei tra i “Rifiuti Free” e il capoluogo in ascesa.

Al contrario, le province di Palermo e Catania, come già detto, restano parecchio indietro, nonostante vantino comuni d’eccellenza nell’hinterland (come Marineo all’85%).

Le province di Caltanissetta e Siracusa mantengono performance altalenanti, faticando ancora a raggiungere stabilmente la soglia del 65% in modo omogeneo su tutto il territorio provinciale.

Appare evidente che l’attuale inefficienza di alcuni grandi centri non possa più determinare il destino economico dell’intera regione. Gestire i rifiuti in Sicilia costa fino a 380 euro a tonnellata in discarica, con picchi di 450 per l’export: costi insostenibili se confrontati con realtà che utilizzano impianti di recupero energetico di ultima generazione.

È tempo di programmi seri che si muovano su due fronti. Da un lato, i comuni che sistematicamente ignorano gli obiettivi di legge devono essere messi di fronte a sanzioni drastiche, che colpiscano le amministrazioni inadempienti e prevedano poteri sostitutivi immediati. Non è più tollerabile che l’inerzia politica di pochi pesi sulle tasche di tutti i siciliani. Allo stesso tempo, le sanzioni devono colpire chi, sul territorio, si ostina a non differenziare, rendendo i controlli capillari e non più simbolici.

Dall’altro lato, serve una programmazione impiantistica strutturale che superi la logica della discarica. Questo significa includere tutte le tecnologie necessarie, come i termovalorizzatori e i sistemi di recupero energetico di ultima generazione, per trattare la quota residua non riciclabile.

La Sicilia si trova oggi di fronte a un’ultima chiamata. Continuare a ignorare il problema economico e ambientale causato dall’immobilismo delle grandi città significa condannare l’isola. La responsabilità è il solo motore del cambiamento: o si sceglie la strada della modernizzazione e del rigore, o si accetta con rassegnazione che il progresso di pochi venga sistematicamente bruciato dall’inefficienza di molti.

Non c’è più spazio per le mezze misure: il futuro dell’isola non può più essere ostaggio di chi non sa, o non vuole, cambiare rotta.

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