La Sicilia si lascia alle spalle la vecchia immagine di meta esclusivamente estiva per abbracciare un modello di accoglienza che non conosce calendario. I dati presentati alla Bit di Milano dall’assessore regionale Elvira Amata delineano il profilo di un’isola che ha finalmente imparato a spalmare la propria attrattività lungo tutti i dodici mesi, trasformando la destagionalizzazione da miraggio burocratico a solida realtà economica.
Il 2025 ha segnato una svolta numerica importante attraverso un aumento degli arrivi del 2,8%, accompagnato da una crescita delle presenze dello 0,24%. Il dato più interessante riguarda la distribuzione di questi flussi: non sono più solo le estati roventi a trascinare il settore, poiché i mesi autunnali e invernali confermano ormai la piena vitalità del comparto. Le province di Catania, Palermo, Enna e Caltanissetta guidano questa rivoluzione, dimostrando che l’entroterra e le città d’arte possono reggere il confronto con le coste anche fuori stagione.
Anche il comparto aereo segue questa scia positiva con un incremento complessivo dello 0,6% dei passeggeri. La crescita è trainata in particolare dallo scalo di Palermo, che segna un significativo +3,4%, seguito da Lampedusa con un +2,5% e Catania con uno 0,2%. È evidente il cambio di passo sul fronte internazionale, dove i viaggiatori provenienti dai mercati europei ed extra-UE pesano oggi per il 36% del totale. Si tratta di un salto netto rispetto al 32% registrato nel 2023, che conferma come la Sicilia sia percepita sempre meno come una meta di prossimità e sempre più come una destinazione globale di alto profilo.
La reputazione dell’isola è ai massimi storici. Questo successo è alimentato dal cosiddetto turismo esperienziale, un segmento in cui gli “explorers” — viaggiatori che cercano il contatto autentico con il territorio — rappresentano ormai oltre il 60% del mercato leisure (ovvero i viaggi fatti per piacere e svago). Si tratta di un target prezioso, capace di spendere in media il 18% in più rispetto al turista tradizionale.
L’assessore Amata ha spiegato come la Regione stia puntando sulla propria capacità di trasformare la natura e la cultura in esperienze vissute, costruendo una proposta sostenibile che non compromette la vivibilità dei residenti. Questo approccio permette di mantenere un rapporto tra presenze e popolazione locale molto più equilibrato rispetto ad altre destinazioni simili, preservando l’identità dei luoghi pur accogliendo nuovi flussi.
Le nuove direttrici dello sviluppo siciliano puntano dritte verso l’interno e verso passioni specifiche come il cicloturismo. In questo contesto spiccano itinerari iconici come la Sicily Divide, un percorso di 450 km che taglia l’entroterra da Trapani a Catania o Siracusa, toccando borghi autentici spesso solo sfiorati dal turismo, e la Ciclovia dei Parchi, lunga oltre 500 km, che attraversa le Madonie, i Nebrodi, l’Etna e l’Alcantara offrendo un’immersione totale nella biodiversità. A questo si aggiunge la forza del cineturismo, che sfrutta la bellezza dei set naturali per attirare visitatori curiosi di vedere dal vivo i luoghi ammirati sul grande schermo.
Per sostenere questa crescita qualitativa, la Regione ha messo in campo un piano di investimenti da 135 milioni di euro derivanti dai fondi Fsc 2021-2027, destinati alle imprese alberghiere ed extralberghiere. L’obiettivo strategico rimane quello di riqualificare le strutture, puntare sulla digitalizzazione e rendere l’ospitalità siciliana sempre più verde e competitiva nel lungo periodo.