ETNALAND, SEQUESTRATO IL GIGANTE DEI DIVERTIMENTI

di Umberto Riccobello

Il distretto turistico etneo è scosso da un’inchiesta che colpisce al cuore una delle realtà imprenditoriali più imponenti dell’isola. Il parco divertimenti Etnaland di Belpasso è finito sotto sequestro preventivo a seguito di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Catania, che ha portato alla luce un sistema di gestione dei rifiuti e delle acque reflue decisamente lontano dagli standard di sostenibilità attesi da una struttura di tali dimensioni.

Quello che emerge dal lavoro degli inquirenti, avviato già nel 2022 grazie ai monitoraggi aerei della Guardia Costiera, non sarebbe un episodio isolato, ma un meccanismo consolidato nel tempo che ha trasformato i terreni agricoli circostanti in una discarica abusiva.

Secondo le ricostruzioni dei magistrati, la gestione quotidiana della spazzatura prodotta dalle migliaia di visitatori seguiva un iter illecito: una parte degli scarti veniva accumulata e, approfittando delle ore notturne e dei periodi di chiusura, bruciata e successivamente interrata.

Le indagini hanno svelato che l’interramento degli scarti ha generato, in alcuni punti del terreno agricolo adiacente alla struttura, accumuli di detriti spessi fino a nove metri che hanno interessato aree destinate alla semina. Tuttavia, l’inchiesta non si ferma ai soli rifiuti solidi: sotto la lente degli inquirenti è finito anche il ciclo delle acque. Le ingenti quantità utilizzate per le numerose piscine, cariche di additivi necessari alla balneazione, non sarebbero state convogliate in impianti di depurazione a norma, bensì riversate in un bacino artificiale senza alcun trattamento preventivo.”

Il quadro autorizzativo della società Etnaland srl, guidata dall’imprenditore Francesco Andrea Russello, presenterebbe inoltre serie lacune amministrative. Gli accertamenti hanno evidenziato come l’unico titolo abilitativo allo scarico fosse scaduto da anni e mai rinnovato, nonostante la struttura avesse continuato a espandersi e ad accrescere il volume di visitatori.

Il procuratore Francesco Curcio ha spiegato come l’azione giudiziaria sia stata necessaria per tutelare la salute pubblica e l’ecosistema, sottolineando che un’attività economica di tale importanza non può operare a discapito delle normative ambientali, specialmente in un territorio che fa del turismo una delle sue risorse principali.

Il futuro della struttura rimane ora appeso alla capacità della proprietà di rispondere alle rigide prescrizioni imposte dal giudice. Non si tratterà soltanto di ottenere i permessi mancanti, ma di avviare una profonda opera di bonifica del territorio. La riapertura dei cancelli è subordinata alla messa a norma totale degli impianti di smaltimento, un percorso tecnico che richiederà tempi certi e interventi radicali.

Al di là della necessaria e severa azione della giustizia che deve fare il suo corso, resta viva la preoccupazione per l’impatto sociale di questa vicenda. Etnaland rappresenta un motore occupazionale fondamentale per l’intera provincia catanese e per le centinaia di famiglie che traggono sostentamento dal suo funzionamento stagionale.

La speranza è che la proprietà sappia agire con rapidità e trasparenza per colmare le gravi mancanze contestate, permettendo così a questa importante realtà produttiva di tornare operativa nel pieno rispetto delle regole, garantendo continuità lavorativa a chi, con il proprio impegno quotidiano, contribuisce al successo del turismo isolano.