MAZZETTE E TANGENTI NEGLI OBITORI DI PALERMO

di Antonino Piscitello

Nuova bufera giudiziaria sulla gestione delle salme negli obitori di Palermo. Gli agenti della sezione anticorruzione della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di tre dipendenti della camera mortuaria dell’ospedale Cervello.

L’indagine, scattata nei primi mesi del 2024, ha portato alla luce un sistema collaudato che ricorda da vicino i fatti emersi lo scorso dicembre nell’inchiesta sul Policlinico, confermando come la gestione dei decessi negli ospedali palermitani sia diventata terreno fertile per sistemi di corruzione.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre indagati avrebbero sistematicamente favorito alcune agenzie di pompe funebri in cambio di denaro. Il meccanismo era semplice ma efficace: chi pagava otteneva corsie preferenziali per il disbrigo delle pratiche burocratiche e per la vestizione delle salme, servizi che dovrebbero invece essere gratuiti per le famiglie.

Questo “mercato del dolore” presenta moltissime analogie con quanto scoperto al Policlinico appena qalche mese fa. Anche in quell’occasione, la Procura aveva documentato una fitta rete di complicità tra operatori ospedalieri e imprese funebri private. Se al Policlinico era emerso un vero e proprio “prezzario” (con cifre variabili tra i 50 e i 200 euro), al Cervello l’obiettivo era identico: monetizzare ogni fase del rilascio dei corpi, trasformando il momento più drammatico per le famiglie in una fonte di guadagno illecito.

Per Vincenzo Romano, Onofrio Leonardo e Giuseppe Suriano adesso scattano gli arresti domiciliari con accuse pesanti: associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso in atto pubblico.

A incastrarli sono state le intercettazioni e le riprese delle telecamere nascoste. I video hanno documentato gli scambi di contanti e gli accordi presi sottobanco. Per coprire i passaggi illeciti, gli indagati avrebbero anche manipolato i registri interni, da qui l’accusa di falso in atto pubblico.

In un caso documentato, sarebbero stati chiesti addirittura 1.500 euro per la gestione della salma di un cittadino irlandese deceduto a Palermo.

Il sistema prevedeva inoltre pressioni indirette sui familiari dei defunti per orientarli verso le ditte “amiche”, rendendo invece complicata la vita a chi non faceva parte del giro. Si tratta dello stesso isolamento sistematico delle imprese oneste già riscontrato nell’inchiesta del Policlinico lo scorso dicembre, dove chi non pagava veniva rallentato da ostacoli burocratici pretestuosi.

Dopo l’esecuzione delle misure cautelari, l’ospedale Cervello ha annunciato l’avvio di verifiche interne per accertare eventuali altre responsabilità.

Gli interrogatori di garanzia davanti al GIP serviranno a chiarire la posizione dei tre arrestati, mentre la magistratura continua a indagare per verificare se la rete di complicità possa estendersi ulteriormente.

La scia di corruzione sembra ormai aver accomunato le principali camere mortuarie della città, svelando un unico grande sistema di sciacallaggio ai danni dei cittadini. Il fatto che pratiche identiche siano emerse in due dei più importanti poli sanitari della città, il Policlinico e il Cervello, suggerisce infatti che questi sistemi di corruzione probabilmente siano presenti anche in altre strutture ospedaliere.

Per restituire dignità ad un momento così delicato e garantire trasparenza, sarà necessario un cambio radicale nella gestione burocratica dei decessi, riducendo la discrezionalità dei singoli operatori e proteggendo i familiari da qualsiasi forma di pressione.

La sorveglianza costante rappresenta l’unica via possibile per impedire che il dolore per i defunti dei palermitani continui ad essere considerato come merce di scambio.