La Sicilia prova a riscrivere le regole del mercato occupazionale puntando con decisione sulla flessibilità e sulla digitalizzazione. In un momento storico in cui il lavoro a distanza non rappresenta più soltanto una risposta emergenziale ma una vera scelta strutturale, la Giunta regionale ha dato il via libera a una strategia ambiziosa che mira a trasformare l’isola in un polo attrattivo per imprese e professionisti.
Il cuore del provvedimento risiede in uno stanziamento economico che accompagnerà il tessuto produttivo per i prossimi tre anni, cercando di invertire quella tendenza all’emigrazione che per decenni ha svuotato il territorio.
L’iniziativa, nata su impulso della Presidenza della Regione e dell’Assessorato all’Economia gestito da Alessandro Dagnino, definisce un quadro di sostegni finanziari senza precedenti per promuovere il modello del South working. L’idea di fondo è semplice: permettere ai lavoratori di restare nel proprio luogo d’origine, o di farvi ritorno, garantendo loro un contratto stabile e assicurando alle aziende un supporto economico che renda sostenibile l’investimento. Non si tratta solamente di una misura assistenziale, ma di una visione di politica economica che guarda alla sostenibilità sociale e alla modernizzazione dei processi aziendali.
Il meccanismo burocratico e finanziario è già stato delineato nei minimi dettagli all’interno dello schema di decreto attuativo. Ogni anno, nel triennio compreso tra il 2026 e il 2028, verrà messo a disposizione un plafond di diciotto milioni di euro. Queste risorse serviranno a finanziare contributi a fondo perduto destinati a tutte quelle realtà imprenditoriali che sceglieranno di scommettere sul capitale umano residente nell’isola. L’obiettivo è chiaro: creare occupazione di qualità che sia allo stesso tempo a tempo indeterminato e svolta esclusivamente in modalità agile per un periodo significativo, fissato in almeno cinque anni.
Entrando nel merito della misura, l’agevolazione si traduce in un bonus consistente per ogni nuova assunzione o per la trasformazione di rapporti precari in contratti stabili. Le imprese che decideranno di aderire a questo programma riceveranno una somma complessiva di trentamila euro per ogni dipendente, una cifra che verrà erogata nell’arco del quinquennio con rate annuali da seimila euro ciascuna.
L’operazione sarà gestita tecnicamente dall’Irfis, l’istituto finanziario della Regione, che si occuperà di veicolare i fondi verso le aziende richiedenti. Un aspetto rilevante del decreto riguarda la platea dei beneficiari: non sussistono confini geografici stringenti per la sede legale delle società, che possono essere attive sia all’interno dell’Unione Europea sia in stati extraeuropei. Il requisito fondamentale rimane la residenza del lavoratore in Sicilia e l’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa sul territorio regionale attraverso l’ausilio delle tecnologie digitali.
Il Presidente della Regione Renato Schifani, che detiene ad interim la delega al Lavoro e alle Politiche sociali, ha evidenziato come questo intervento rappresenti un tassello fondamentale per valorizzare le competenze locali. Nelle intenzioni del governo, il sostegno alle imprese è lo strumento per permettere ai giovani di non dover necessariamente allontanarsi per trovare un impiego dignitoso, e consentire a chi è già andato via di considerare il rientro come un’opzione concreta. Il concetto di conciliazione tra vita privata e doveri professionali emerge come un ulteriore vantaggio di questa riforma.
Il percorso legislativo del decreto, che attua quanto previsto dalla legge di Stabilità regionale, è stato particolarmente rapido. Adottato a soli trenta giorni dall’entrata in vigore della norma primaria, l’atto passerà adesso al vaglio della commissione Bilancio dell’ARS per l’ultimo parere necessario. La velocità dell’iter dimostra la volontà politica di rendere operative le agevolazioni nel più breve tempo possibile, fornendo certezze a un mercato del lavoro che attende segnali di profondo rinnovamento.